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L’impossibile negazionismo

Europa e cristianesimo: no agli “assassinii della memoria”

L’Europa e il mondo cristiano non potranno mai trattare la Shoah come un evento qualunque della loro storia, perché la Shoah, pensata, preparata e realizzata in un Paese, in un continente dalle radici cristiane, che si pensava cristiano, sta al cuore della loro storia. L’Europa e il mondo cristiano non potranno mai dimenticare perché, come disse Giovanni Paolo II per il 60° della liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau, nessuno può essere indifferente a questa tragedia, perché questo tentativo di distruzione del popolo ebraico è “un crimine che segna per sempre la storia dell’umanità”. Insisteva sull’impossibilità per la Chiesa di non interrogarsi simultaneamente sulla natura della Shoah e sul dato che fu un fatto europeo: la Chiesa non può sfuggire a un doloroso e necessario esame di coscienza sulla relazione tra il genocidio realizzato dai nazisti e l’atteggiamento, durante secoli, di cristiani nei confronti degli ebrei. Il Papa chiese perdono a Dio e agli ebrei a Gerusalemme nel 2000, e fece del pentimento un elemento centrale dell’anno giubilare per permettere alla Chiesa di varcare la soglia del nuovo millennio, pulita dei suoi errori e peccati.Tra questi l’antisemitismo era da sradicare assolutamente. Il pentimento ha contribuito a collocare la Shoah al cuore della storia contemporanea, a dare agli ebrei la sensazione di essere rispettati nella loro fede, nella loro cultura, nel loro attaccamento a Israele, a essere rassicurati dalla volontà cattolica affermata dal Pontefice e da tanti vescovi, di combattere ogni forma di antisemitismo, antiebraismo o di negazionismo. Dopo Giovanni Paolo II, Benedetto XVI non ha smesso di dire la sua solidarietà con gli ebrei nel ricordo della grande catastrofe. Vede nella memoria della Shoah l’occasione di una riflessione sulla “potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo”.Per ricevere il messaggio pontificio, la Chiesa aveva percorso un cammino lungo e difficile che cominciò all’indomani della guerra con alcuni intellettuali cattolici (Jacques Maritain, Paul Claudel, François Mauriac) e ebrei (Jules Isaac) che interrogarono la Chiesa sulle terribili responsabilità dell’insegnamento del disprezzo nel genocidio. La Dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II aprì la strada alle iniziative radicali di Giovanni Paolo II, ma anche di diversi episcopati europei. Dopo tante iniziative, l’antisemitismo cristiano sembrava appartenere al passato, sembrava impossibile un ritorno. Eppure gli eventi recenti hanno rivelato, con le dichiarazioni di un vescovo integrista, l’esistenza della permanenza all’interno del cattolicesimo, anche se si tratta di una corrente estremista, di un antisemitismo militante che riprende le menzogne del negazionismo, con un disprezzo assoluto per tutte le testimonianze e per le ricerche storiche che permettono oggi di conoscere molto bene il processo della Shoah. Lo ‘choc’ è durissimo, perché si poteva pensare che gli “assassini della memoria” secondo l’espressione di uno storico francese, si reclutassero tra ceti marginali, legati agli estremi (di destra e di sinistra). Lo ‘choc’ è durissimo perché dobbiamo prendere coscienza che l’antisemitismo, è presente, anche in alcune realtà del cristianesimo, si diffonde, e come un’erba cattiva sembra non morire mai. Ogni debolezza nei confronti della menzogna è incompatibile con la natura stessa della Chiesa, con la memoria della Shoah e con l’eredità del Concilio e del pontificato di Giovanni Paolo II.