FAMIGLIA
Il Card. Antonelli al convegno promosso dal CdE a Praga
“Il fatto che la politica tratti questo tema significa che essa riconosce il ruolo sociale e pubblico della famiglia e che avverte l’importanza di una organizzazione del lavoro a misura di famiglia”: lo ha detto venerdì 6 febbraio a Praga, in apertura del suo intervento su “Sostegno alla famiglia in un tempo di crisi demografica ed emergenza educativa”, il card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia. L’occasione di questo intervento è stata il convegno promosso dal Consiglio d’Europa (CdE) nella capitale della Repubblica Ceca sul tema “Cura dei figli e politiche dell’impiego: conflitto o complementarietà?”, al quale sono intervenuti esponenti politici dei Paesi Ue, studiosi, docenti universitari, demografi, sociologi, nonché esponenti di istituti e associazioni per lo sviluppo delle politiche familiari. L’intervento del card. Antonelli ha toccato alcuni punti nevralgici delle politiche familiari all’attenzione dell’Unione Europea: i rapporti tra famiglia e sviluppo, la crisi demografica e la cosiddetta “emergenza educativa”, il ruolo della famiglia per il perseguimento della “salute sociale”, le politiche economiche e la famiglia.Non solo Pil. Il card. Antonelli è partito da un dato pratico, quello del lavoro. “La conciliazione tra le esigenze del lavoro e quelle della vita familiare – ha detto – è necessaria per il benessere delle persone e della società”. Riferendosi a una figura molto nota a livello internazionale, il premio Nobel per l’economia Amartya Sen, ha sottolineato che proprio Sen “ha messo in evidenza che lo sviluppo e il benessere di un Paese non consiste soltanto nella quantità della ricchezza (Prodotto Interno Lordo), ma anche e soprattutto nella qualità della vita, nei beni relazionali, negli spazi di libertà. Ebbene, da numerose indagini sociologiche risulta che le famiglie contribuiscono molto a produrre tale sviluppo umano integrale”. I “vantaggi” della famiglia. Antonelli ha riferito che, nel recente Incontro Mondiale delle Famiglie a Città del Messico, è emerso chiaramente che “ovunque la coppia uomo-donna è unita in un matrimonio stabile e duraturo, offre vantaggi sociali molto maggiori rispetto alle convivenze di fatto e alle madri sole. La coppia sposata comporta per i figli maggiori probabilità di buona educazione, più assidua frequenza alla scuola, migliore riuscita negli studi, più sicuro ed elevato successo professionale, minore probabilità di delinquenza, minore consumo di sigarette, alcool e droghe. Inoltre comporta meno mortalità infantile, migliore salute fisica ed equilibrio psichico per i figli e per gli stessi genitori, meno depressione per le donne, meno suicidi, maggiore aspettativa di vita (specialmente per gli uomini), maggiore produttività lavorativa, maggiore reddito economico, maggior numero di proprietari di casa, meno probabilità per donne e figli di cadere nella povertà, minori costi sociali per lo Stato”.Scuola di socialità. Alla luce di questi dati, il card. Antonelli ha rilevato che “il lavoro domestico non è riconosciuto come socialmente produttivo e la donna che lascia il lavoro per dedicarsi alla cura dei figli, va incontro all’impoverimento personale e della famiglia”. La “grave crisi demografica che affligge l’Europa – ha aggiunto – ha portato l’indice di fecondità per donna a 1,56 (in Italia addirittura 1,2) molto al di sotto della quota di ricambio generazionale che è 2,1”. Urge quindi un recupero della considerazione verso la famiglia, per arginare “i frutti amari di degrado etico e di disgregazione sociale” e anche per collocare “l’impegno per la famiglia in Europa come priorità”. Ha poi trattato degli aspetti etici della vita familiare, affermando che “la famiglia alimenta in tutti i suoi membri, specialmente nei figli, le virtù personali e sociali: la fiducia negli altri, nella vita e in Dio; la stima di se stessi; la consapevolezza della dignità di ogni persona e quindi il rispetto, la giustizia, la lealtà, il servizio, la laboriosità, la cura dei più deboli, il perdono delle offese, la reciprocità, il dialogo, la sincerità, la fedeltà, la cooperazione, la solidarietà”. Richiamando le parole di Giovanni Paolo II, Antonelli ha quindi evidenziato che “la famiglia è la prima e insostituibile scuola di socialità”.Richieste alla politica. La parte conclusiva del discorso del cardinale ha riguardato alcune richieste ai legislatori per sostenere concretamente la famiglia a partire dalle giovani coppie: assicurare redditi minimi vitali ai giovani prigionieri spesso di “lavori flessibili e a progetto”, “favorire i trasferimenti di sede”, assicurare “tempi di lavoro compatibili con quelli familiari”, “maggiore equità fiscale”, “adeguati servizi di sostegno (asili nido, scuole ecc.)”, “libertà di scelta educativa”. Da ultimo ha auspicato che “in Europa la famiglia diventi una priorità e venga riconosciuta come soggetto di cittadinanza con diritti e doveri propri”.