L’Ue in breve

Socializzazione in rete: web più sicuro”La Commissione accoglie con favore l’accordo europeo sulla socializzazione in rete. Si tratta di un progresso importante per garantire la sicurezza dei nostri figli che si collegano a questi siti”. Viviane Reding, Commissaria ai media, ha fatto da tramite per la firma di un protocollo fra 17 società del web (tra cui Arto, Bebo, Dailymotion, Facebook, Giovani.it, Google/YouTube, Hyves, Microsoft Europe, Myspace, Nasza-klaza.pl, Skyrock, StudiVZ, Sulake/Habbo Hotel, Yahoo!Europe) “volto a migliorare la sicurezza dei minorenni che utilizzano siti di socializzazione on line”. La Reding spiega l’entità del fenomeno con alcune cifre: “Con oltre 41 milioni di utenti regolari in Europa, tali siti costituiscono un fenomeno sociale ed economico emergente. L’uso di reti sociali è cresciuto lo scorso anno del 35% in Europa ed entro il 2012 il numero degli utenti dovrebbe salire a 107 milioni”. Per questo motivo occorre operare sul fronte della sicurezza: l’accordo firmato il 10 febbraio a Lussemburgo, in occasione della giornata “Safer Internet” organizzata dalla stessa Commissione Ue, “consentirà ai teenager di far fronte ai rischi potenziali cui sono esposti online, come il bullismo in rete o la divulgazione di informazioni personali”. Tra le varie misure operative, figura l’attivazione di un tasto “segnalazione abusi” di “facile uso e accessibile, che consenta agli utenti di denunciare con un click contatti o comportamenti inappropriati di altri utenti”.Parlamento Ue: il profilo dell'”economia sociale”Figura nell’agenda del Parlamento Ue, che si riunisce il 18-19 febbraio a Bruxelles, una relazione che chiede il riconoscimento in tutta Europa del profilo e del ruolo dell’economia sociale. “Economia sociale significa innanzitutto primato dell’individuo rispetto al capitale, secondo i principi di solidarietà e responsabilità”, afferma a SIR Europa l’estensore della relazione, l’eurodeputata italiana Patrizia Toia. Il testo è stato votato in Commissione parlamentare “Occupazione e affari sociali” il 21 gennaio ottenendo 45 voti favorevoli e 2 contrari. “Nei vari paesi europei non esiste ancora una definizione comune di economia sociale – spiega Toia -. Si parla piuttosto di economia solidale, di terzo settore o altro ancora, sintomo che essa è scarsamente rappresentata sul piano istituzionale, nonostante rappresenti ben il 10% del totale delle imprese europee”, ossia 2 milioni di aziende, “pari al 6% dei posti di lavoro complessivi”. Ma come si può definire l'”economia sociale”? “Si tratta – spiega Toia – di quell’insieme di imprese private create nell’intento di dare risposte alle esigenze e alle richieste dei loro membri, nell’interesse generale. Esse possono assumere la forma di cooperative, mutue, associazioni, fondazioni, in cui vigono il controllo democratico da parte dei membri, l’adesione volontaria, il perseguimento di obiettivi di sviluppo sostenibile”. La relazione presenta tre punti principali: “Un approccio europeo all’economia sociale e quindi il riconoscimento di tale concetto”; “uno status giuridico chiaro, ovvero il riconoscimento giuridico”; infine il “riconoscimento statistico”. Per spiegare l’entità del fenomeno, la relazione ricorda ad esempio che “150 milioni di cittadini Ue sono affiliati alle mutue sanitarie e d’assicurazione”, “più di 93mila sono le fondazioni” e le cooperative sono oltre 240mila. Toia aggiunge che “in buona misura le diverse realtà riconducibili all’economia sociale hanno profonde radici nella storia del movimento cattolico europeo e tuttora fanno capo a persone e ambienti di ispirazione cristiana, efficacemente attivi nella società e nel mondo dell’economia”.Campagna europea per i diritti dei cittadiniL’Europa comunitaria “vanta una delle normative più avanzate in materia di protezione sociale. Tuttavia, molti cittadini non esercitano i loro diritti, poiché ancora non li conoscono”. Da questa constatazione ha preso avvio una campagna di informazione e sensibilizzazione, condotta nei 27 Stati Ue, che prevede manifestazioni e momenti di riflessione e la messa a disposizione di materiali divulgativi (http://ec.europa.eu/social). “Le donne, ad esempio, continuano a guadagnare il 15% in meno rispetto agli uomini – segnala una nota della Commissione – e hanno maggiori difficoltà a fare carriera. La legislazione Ue punta a colmare questo divario, ma occorre innanzitutto sensibilizzare i cittadini ai loro diritti”. La campagna sui diritti sociali prevede, nel corso del 2009, che molte città europee (da Praga a Parigi) organizzino manifestazioni circensi sul tema dei diritti sociali. L’iniziativa si ispira al “circo sociale”, “un movimento di indirizzo pedagogico che utilizza le arti circensi come strumento per aiutare i giovani” con vari tipi di problemi. La campagna condotta dall’Unione europea riguarda nove settori fra cui il lavoro (parità di trattamento per uomini e donne e mobilità), l’esclusione sociale, la povertà, la diversità, le opportunità per la terza età. “Le donne, ad esempio, continuano a guadagnare il 15% in meno rispetto agli uomini – segnala una nota della Commissione – e hanno maggiori difficoltà a fare carriera. La legislazione Ue punta a colmare questo divario, ma occorre innanzitutto sensibilizzare i cittadini ai loro diritti”. La campagna sui diritti sociali prevede, nel corso del 2009, che molte città europee (da Praga a Parigi) organizzino manifestazioni circensi sul tema dei diritti sociali. L’iniziativa si ispira al “circo sociale”, “un movimento di indirizzo pedagogico che utilizza le arti circensi come strumento per aiutare i giovani” con vari tipi di problemi. La campagna condotta dall’Unione europea riguarda nove settori fra cui il lavoro (parità di trattamento per uomini e donne e mobilità), l’esclusione sociale, la povertà, la diversità, le opportunità per la terza età.