LIGURIA

Più spazio al Terzo settore

Il volontariato, una risorsa da tutelare e promuovere

“Solidali e volontari. Il Terzo settore protagonista dello sviluppo” è il titolo della prima Conferenza regionale sul Terzo settore che si è svolta a fine gennaio in Liguria. L’appuntamento è stato pensato quale occasione per rendere conto della complessità e della ricchezza di una realtà importante sia dal punto di vista sociale sia da quello economico. Nelle due giornate del convegno, si sono tenuti gruppi di lavoro e tavole rotonde cui hanno partecipato esperti del mondo del volontariato, dell’associazionismo e della cooperazione sociale.Una storia importante. Per il segretario generale del Forum del Terzo settore, Paolo Petralia, la Liguria, in quest’ambito ha “una storia assolutamente originale ed importante”. Proprio nel territorio ligure, infatti, sono nate “vere e proprie colonne nella costruzione del Terzo settore”. Inoltre, sempre in Liguria, “si sta sviluppando un importante laboratorio di sperimentazione e d’innovazione, sia nell’applicazione delle buone pratiche, sia nella capacità di costruire reti e modelli gestionali”. I dati percentuali parlano di numeri importanti, anzi, “imponenti”. Al Forum fanno capo circa 350 mila persone e le cooperative sociali, da sole, raggruppano circa 4.500 occupati e rappresentano “una forza economica e di sviluppo molto significativa”. Senza trascurare l’aspetto economico, per Petralia, il Terzo settore è importante “soprattutto quale soggetto attivo di sviluppo della comunità” in quanto “partecipa attivamente alla costruzione della società” ed ha “la caratteristica di essere vicino alle persone”. “Il volontariato – ha aggiunto – risponde, nell’immediato, ad un bisogno che altri non sarebbero in grado di soddisfare così prontamente; l’associazionismo promuove socialità, aggregazione, cultura, sport, educazione; la cooperazione sviluppa lavoro”. Tra le richieste che il Terzo settore avanza alle istituzioni vi è anzitutto quella di “un dialogo strutturato e organico”. “Vorremmo – ha affermato Petralia – che il riconoscimento legislativo diventasse sempre più anche operativo” al fine di “poter co-progettare e co-programmare” diventando in questo modo “parte attiva della costruzione di politiche per le persone e per le comunità, sia nei servizi alla persona sia in altre aree come lo sviluppo industriale, le infrastrutture, i trasporti”.Risorsa per la comunità. Per Rosario Giuliano, membro del Comitato coordinamento del Forum Terzo settore e responsabile regionale della Compagnia delle opere, in Liguria vi è una “notevolissima rilevanza del movimento” in quanto vi è “una tradizione di lunghissima data”. Una presenza importante e un modello che “sempre di più si è andato rafforzando” al punto che sul territorio regionale “molti servizi pubblici in questo momento sono sostenuti dalla presenza del Terzo settore”. Se da un lato questa è un positività, dall’altro “cresce un problema di rapporto con la pubblica amministrazione” che, come è emerso nell’ambito della conferenza, “deve essere improntato a una sussidiarietà vera”. “L’amministrazione – ha spiegato Giuliano – deve riconoscere e sostenere le realizzazioni del Terzo settore e dell’impresa sociale” senza considerare tali realtà come “residuali” nel “panorama dello sviluppo complessivo della comunità”. In pratica, ha spiegato, le istituzioni non devono pensare al Terzo settore come ad una “soluzione di ripiego” per far fronte alla diminuzione della finanza pubblica e non devono vedere il Terzo settore “come un giacimento di manodopera a basso costo” ma semmai considerarlo “come una risorsa per la comunità”. Se questo è il problema, ha spiegato, nell’ambito della conferenza “sono emerse anche alcune linee per una possibile soluzione”. Tra queste, anzitutto, “rivedere i meccanismi di coinvolgimento nella progettazione e nell’affidamento dei servizi”. Sono però ancora “spunti” che “necessitano di un lavoro di approfondimento”.Pensare al futuro. “Il Terzo settore è chiamato a porsi qualche domanda su come trasmettere il proprio patrimonio di esperienza e di conoscenza alle giovani generazioni” perché “possiede un patrimonio che deve essere tramandato e che non può andare disperso”. Lo sostiene Stefano Tabò, direttore della Fondazione Auxilium e presidente del Celivo (Centro servizi al volontariato). Per fare ciò è necessario “impegnarsi, non solo lavorando all’obiettivo per cui ogni singola organizzazione o associazione è nata ma, nello stesso tempo impegnandosi nel settore della comunicazione, della sperimentazione e nella programmazione”. “Nell’universo del volontariato – ha proseguito Tabò – sono sempre più presenti piccole organizzazioni” che se da un lato “sono un indicatore di disponibilità e di protagonismo dei cittadini che si riuniscono in vista di un obiettivo”, dall’altro “denotano una rottura del peso delle reti tradizionali di volontariato siano queste confessionali, cattoliche o laiche”. E questo è “un punto sul quale siamo chiamati a riflettere”. Per Tabò, infine, “non si può leggere il Terzo settore solo in chiave economica” perché “il lavoro di un volontario è qualcosa che non è quantificabile” dal momento che “coinvolge tutta una serie di fattori educativi e relazionali assolutamente non quantificabili”.a cura di Adriano Torti(20 febbraio 2009)