DIRETTIVA UE
Sanzioni per le imprese che ricorrono a immigrati irregolari
Contrastare il lavoro nero, l’immigrazione illegale, la tratta delle persone e la concorrenza sleale. Sono molteplici gli obiettivi assegnati alla direttiva Ue che introduce in tutta Europa sanzioni contro le imprese che ricorrono ai immigrati non in regola: il testo ha avuto il via libera dell’Europarlamento (sessione del 18-19 febbraio) e attende ora un’ultima approvazione dal Consiglio dell’Unione, molto probabilmente in primavera. A quel punto gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepire il testo nell’ordinamento interno. Di fatto si prevede che la direttiva sarà applicabile nell’estate 2011.Diversi tipi di sanzioni. Durante la riunione del 19 febbraio, il Parlamento ha approvato la nuova legge comunitaria con 552 voti favorevoli, 105 contrari e 34 astensioni: tale direttiva “va a completare i testi legislativi sul rimpatrio e sulla carta blu”. Sono sostanzialmente previste “sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano immigrati irregolari” nei 27 paesi Ue. “Le sanzioni – è stato spiegato in Emiciclo – saranno pecuniarie (inclusi i costi dell’eventuale rimpatrio), amministrative (ritiro della licenza d’esercizio o chiusura dello stabilimento) e, nei casi più gravi, penali”. Gli Stati membri dovranno adottare “meccanismi per agevolare le denunce e garantire adeguate ispezioni sui luoghi di lavoro più a rischio”. Nel corso delle discussioni è più volte emerso il concetto secondo cui il provvedimento non va inteso contro le persone che giungono dai paesi in via di sviluppo in cerca di lavoro e di una vita dignitosa, quanto piuttosto quale strumento per porre un freno allo sfruttamento di chi è meno tutelato, delle persone che “non hanno diritti”, creando un vantaggio competitivo per le aziende che non pagano salari equi e non versano i contributi previdenziali. “Una forma di schiavitù”. “Sono molto lieto che il Parlamento e il Consiglio abbiano saputo trovare, su una questione così sensibile e complessa, soluzioni che avranno un forte impatto reale”: il primo commento al voto dell”Assemblea giunge da Jacques Barrot, commissario Ue che si occupa del portafoglio Giustizia, libertà e sicurezza. “La facilità con la quale è possibile trovare lavoro illegale negli Stati membri – specifica il vicepresidente dell’Esecutivo – è un fattore di attrazione fondamentale per l’immigrazione illegale dai paesi terzi”. Assumere persone non garantite e sottopagate “non è affatto banale, al contrario può avere effetti nefasti da molti punti di vista. Il legame di totale dipendenza dal datore di lavoro fa sì che queste persone rischino più che mai di scontrarsi con la dura realtà dello sfruttamento o addirittura del lavoro in condizioni di quasi schiavitù. Il fattore di richiamo costituito dal lavoro è anche la causa diretta del viaggio, a volte tragico in quanto causa di migliaia di morti ogni anno, che intraprendono i migranti illegali per raggiungere l’Unione”. Barrot tiene infine a precisare che tutto ciò “falsa la concorrenza e il funzionamento del mercato interno”.Fenomeno ampio e in crescita. Per la Commissione non è semplice quantificare l’ampiezza del fenomeno: “Secondo alcune stime il numero degli immigrati irregolari nell’Ue varia fra i 4,5 e gli 8 milioni, con un aumento annuo fra i 350mila e i 500mila”. Si calcola inoltre che l’economia sommersa “rappresenti dal 7% al 16% del Prodotto interno lordo comunitario, sebbene – precisa Barrot – in questa percentuale rientri anche il lavoro non dichiarato svolto dai cittadini europei”. Molteplici i settori economici propensi a ricorrere al lavoro “sommerso” e “più inclini in particolare ad attrarre gli immigrati in soggiorno irregolare”: la Commissione elenca l’edilizia, l’agricoltura, i lavori domestici, i servizi di pulizia, di catering e altri servizi alberghieri.Obbligo di verifiche e controlli. La direttiva prevede in sostanza sanzioni contro il datore di lavoro e non contro l’immigrato, e “riguarda sia le imprese che i singoli cittadini” (si pensi all’assunzione di personale di servizio domestico o di donne e uomini che curano anziani e malati in abitazioni private). Ai datori è fatto obbligo, prima di assegnare un posto di lavoro, di effettuare determinate verifiche per stabilire la regolarità dei documenti e dei permessi di soggiorno. “Gli Stati membri sono tenuti a prevedere sanzioni penali nei cinque casi più gravi: violazioni ripetute, impiego simultaneo di un numero elevato di immigrati irregolari, condizioni di lavoro di particolare sfruttamento, consapevolezza di ricorrere al lavoro o ai servizi di una persona vittima della tratta di esseri umani e assunzione illegale di un minore”. Inoltre la legge comunitaria imporrà agli Stati membri di “predisporre un meccanismo efficace che permetta al migrante stesso, o a terzi designati quali i sindacati, di denunciare i datori di lavoro”. Agli immigrati irregolari che coopereranno con la giustizia potrà essere concesso, “a determinate condizioni”, un permesso di soggiorno temporaneo.