EUROPARLAMENTO
I temi della sessione del 18 e 19 febbraio a Bruxelles
La sessione parlamentare svoltasi il 18 e 19 febbraio a Bruxelles è stata certamente caratterizzata dall’intervento in emiciclo del presidente ceco Vaclav Klaus (SirEuropa, n. 20 del 20 febbraio) e dalle discussioni che ne sono seguite in merito alla identità stessa dell’Ue, ai compiti assegnati alle istituzioni comuni in rapporto a quelle degli Stati membri, al mercato unico. Gli eurodeputati hanno inoltre affrontato vari temi di politica estera ed economica.Aiuti a Gaza, pace in Medio Oriente. Il Parlamento europeo ha chiesto, con una relazione approvata ad amplissima maggioranza, che gli aiuti umanitari destinati agli abitanti della striscia di Gaza “siano immediatamente potenziati e non incontrino ostacoli”. Secondo l’Assemblea, che aveva votato un documento già a metà gennaio, il recente conflitto “ha ulteriormente aggravato la crisi umanitaria nella regione”, raggiungendo “livelli inumani”, così che oggi “l’88% della popolazione di Gaza dipende dagli aiuti alimentari”. Gli eurodeputati sollecitano l’Ue e la comunità internazionale a potenziare gli aiuti, chiedono a Israele di garantirne il flusso, esortano la revoca del blocco e la riapertura dei valichi, prevenendo altresì il traffico di armi. Nel testo passato in aula si guarda poi al futuro, ovvero al “recupero finanziario, economico e sociale della Striscia”, che potrà avvenire solo mediante una tregua duratura. Soluzione stabile sotto egida Onu. Nella stessa occasione Hans-Gert Poettering aveva annunciato una visita ufficiale in Medio oriente, dal 22 al 24 febbraio, nella sua duplice veste di presidente dell’Europarlamento e di presidente dell’Assemblea euromediterranea. “Il nostro obiettivo è di contribuire al rilancio del processo di pace e di operare in questo senso”. Accompagnato da una delegazione delle due assemblee, Poettering aveva enunciato le tappe della missione (Egitto, Giordania, Israele e Territori palestinesi), aggiungendo: “Noi siamo persuasi che una soluzione pacifica e stabile, fondata sulla coesistenza di due Stati, può essere trovata per il Medio oriente sotto l’egida delle Nazioni unite”.Ripensare la politica euromediterranea. Di politica euromediterranea si occupa anche una relazione passata in aula a Bruxelles. Secondo il testo, le due sponde del mare “stanno allontanandosi sempre più sotto il profilo economico, politico e culturale”; “tali disparità devono essere colmate al fine di creare uno spazio di pace, sicurezza e prosperità condivisa”. La relazione critica i risultati del “processo di Barcellona”, mentre vi si sostiene che la proposta di una Unione per il Mediterraneo, “battezzata” nel luglio scorso sotto presidenza francese, “costituisce uno strumento al servizio della pace e della prosperità”, a condizione però “che siano realizzate le promesse e siano conseguiti risultati concreti e visibili”. Da questo punto di vista l’intera politica euromed dell’Ue deve essere “rinnovata profondamente”. Il testo si occupa di vari capitoli: negoziati di pace; gestione di politiche migratorie comuni; cooperazione economica; tutela dell’ambiente; politica energetica.Difendere la libertà religiosa. Un aspetto particolare sottolineato nella relazione sui rapporti Ue-Mediterraneo è quello della promozione dei diritti dell’uomo e della libertà religiosa. In questo caso l’Europarlamento sottolinea che uno degli obiettivi principali della politica euromediterranea è “la promozione dello Stato di diritto, della democrazia, del rispetto dei diritti dell’uomo e del pluralismo politico”, mentre persistono in vari paesi “violazioni molto gravi” in questi ambiti. Da qui l’esortazione a tutte le parti in causa per “approfondire e favorire il rispetto della libertà religiosa e di coscienza e dei diritti delle minoranze”. Misure per il terzo settore. “Un modello economico sostenibile in cui gli individui sono più importanti del capitale”: è il profilo della cosiddetta “economia sociale”, per la quale l’Assemblea chiede interventi di promozione e sostegno in tutta Europa. Il Parlamento ha infatti approvato una relazione (anticipata in SirEuropa n. 11 del 13 febbraio 2009), secondo cui tale ramo produttivo, noto in alcuni paesi anche come “terzo settore”, si è sviluppato “attraverso forme imprenditoriali, organizzative e giuridiche particolari come cooperative, mutue, associazioni, imprese, organizzazioni sociali e fondazioni”. Si tratta – come spiegato in aula – di circa due milioni di imprese, pari a un decimo del totale europeo, per lo più di piccolissime e piccole dimensioni, che assicurano il 6% dei posti di lavoro totali. “Unendo redditività e solidarietà, l’economia sociale svolge un ruolo essenziale” nel contesto comunitario, contrastando la disoccupazione, il precariato e l’esclusione sociale”. La relazione chiede all’Ue azioni specifiche, fra le quali: accesso agevolato al credito, sgravi fiscali, sviluppo del microcredito, statuti europei, finanziamenti Ue.