MARCHE

Fiducia e competenza

Il profilo professionale delle assistenti familiari

Con una delibera di giunta (Dgr) 118 dello scorso 2 febbraio 2009, le Marche hanno approvato il profilo professionale dell'”assistente familiare” («badante») e il relativo percorso formativo. Secondo la Regione le «badanti» devono prendersi cura della persona non autosufficiente (anziana o disabile non anziana) “contribuendo a promuoverne l’autonomia e il benessere psico-fisico”, svolgendo “attività di assistenza diretta nella routine quotidiana e di pulizia della casa”; altra competenza richiesta è quella di sapersi orientare nella rete dei servizi alla persona per espletare le pratiche burocratiche. Prevista anche la durata standard dei corsi, 100 ore, mentre i requisiti richiesti per la frequentazione sono la conoscenza della lingua italiana, la maggiore età e il permesso di soggiorno; nei centri per l’impiego provinciali saranno poi affissi gli albi delle assistenti qualificate. In realtà, però, l’organizzazione dei percorsi formativi deve ancora partire e sarà compito delle province e degli ambiti territoriali. Secondo uno studio dell’Agenzia regionale Marche lavoro (Armal) del 2005 il 43% delle assistenti familiari straniere è senza contratto di lavoro, 1 su 4 non ha il permesso di soggiorno. Le «badanti» in Regione hanno un’età media di 39 anni e provengono per il 63% dal Centro-Est Europa; il 53% ha lasciato i figli in patria per svolgere un lavoro di cura all’interno delle famiglie marchigiane. Più risorse per un settore emergente. Qualificare le assistenti familiari e istituire i registri delle assistenti familiari è la soluzione giusta per far incontrare la domanda e l’offerta e far emergere il lavoro nero? Ancona è stata la prima città in Regione, nel 2006, ad aver sperimentato l’albo. I corsi organizzati sono stati finora 3 e attualmente le iscritte sono 67. “Nell’albo ci sono poche persone disposte alla convivenza, che invece è molto richiesta – spiega Franco Pesaresi, dirigente del distretto sociale del Comune – e oltre tutto le famiglie utilizzano spesso altri canali, come parrocchie, sindacati, Caritas: sarebbe necessario costituire un punto di riferimento, uno sportello unico che li armonizzi”. Per il dirigente, l’assistenza familiare è uno dei settori più importanti ed emergenti del lavoro di cura a cui si dedicano ancora troppo poche risorse. Pesaresi racconta che “per incoraggiare la contrattualizzazione abbiamo destinato 1.000 euro a quelle famiglie con malati di Alzheimer che assumono «badanti» in regola, fondi cumulabili con i 400 euro di assegni di cura. Il riscontro è stato positivo, ma possiamo fare questi interventi solo se abbiamo i fondi”. Secondo il dirigente, poi, il decreto sui flussi migratori non aiuta la regolarizzazione perché già due anni fa ha soddisfatto sì e no un terzo delle richieste di assistenti familiari.A rischio povertà. Per Fabio Corradini, direttore del Patronato Acli delle Marche e di Macerata, è “molto positivo” il ragionamento che c’è dietro la delibera, ovvero la necessità di investire nella qualificazione e nell’integrazione sociale di chi fa assistenza familiare, “ma va pensato anche un aiuto concreto da dare alle famiglie”. Secondo il direttore, “i nuclei familiari che, per necessità, devono assumere qualcuno che si occupi di un congiunto non autosufficiente, rischiano la povertà, perché il peso economico di una «badante», con regolari contributi, è notevole”. Il direttore racconta che nell’ambito della provincia di Macerata l’80% delle assunzioni delle assistenti familiari è gestito dal Patronato Acli, che si occupa di informare famiglie e «badanti» su oneri e diritti, gestisce la contabilità e provvede alle buste paga. “Forse – aggiunge Corradini – è giunto il momento di attivare, da parte degli enti pubblici, delle convenzioni con le agenzie del privato sociale in modo da poter gestire tranquillamente l’intermediazione e le fasi successive, garantendo sia le famiglie stesse sia i lavoratori. Molti preferiscono i canali informali perché non si fidano degli albi che non danno notizie sull’affidabilità delle persone”.Un lavoro anche per le italiane. La Caritas della diocesi di Fabriano-Matelica dal 2006 organizza dei corsi per assistenti familiari in vari punti del territorio. “Sono state le stesse «badanti» – racconta il direttore Edmondo Ercolani – che venivano da noi in cerca di lavoro a chiederci anche di percorsi di formazione. Noi cerchiamo di fornire loro varie nozioni relative alla cura, ai diritti, agli infortuni e cominciamo sempre con le lezioni di italiano”. Per Ercolani è importante che la Regione si preoccupi della qualificazione professionale delle «badanti» perché è un lavoro di cui c’è sempre più bisogno. Il direttore sottolinea che il mondo dell’assistenza è comunque cambiato in quest’ultimo periodo, almeno nel suo territorio, e “non riguarda più solo le straniere: molte italiane, e anche italiani, sono in grave difficoltà economica e sono tornati a fare un lavoro che resta oggettivamente pesante”.a cura di Simona Mengascini(25 febbraio 2009)