CAMPANIA
Lo Statuto regionale e le “unioni familiari”
È stato approvato, il 20 febbraio, in seconda lettura, con 51 voti favorevoli, 3 astenuti e un voto contrario, il nuovo Statuto della Regione Campania. Uno Statuto che non ha mancato di suscitare polemiche nel mondo cattolico, malgrado all’articolo 1 comma 2 si dice che la Regione ispira la propria azione, tra l’altro, alla “centralità della persona umana”, promuovendo “principi di uguaglianza, solidarietà, libertà, giustizia sociale e pari opportunità tra uomini e donne”. In realtà, il punto controverso è all’articolo 8 comma “e” dove è previsto “il riconoscimento e il sostegno alla famiglia fondata sul matrimonio e alle unioni familiari”. Non è piaciuto, invece, al mondo “laicista” il riferimento alle “radici religiose cristiane delle comunità campane”, contenuto nell’articolo 4 comma 3. Il nuovo Statuto è stato pubblicato il 26 febbraio sul Bollettino ufficiale della Regione Campania n. 13.Contro la Costituzione. Nell’approvazione dello Statuto, con quel riconoscimento delle unioni familiari, Michele Tarallo, presidente del Forum delle famiglie della Campania, legge “una chiara volontà di non tener conto della Carta costituzionale” e annuncia che “nei prossimi giorni ci sarà un’assemblea del Forum famiglie della Campania per stabilire i percorsi da seguire e le azioni da mettere in campo per far decadere questo atto che noi riteniamo pericoloso per il benessere sociale della nostra regione”. Già prima dell’approvazione dello Statuto Tarallo aveva inviato una lettera aperta ai consiglieri regionali invitandoli a non dare un voto favorevole al testo con quel riferimento. Appello caduto nel vuoto, però: “La famiglia, fondata sul matrimonio e che accoglie la vita dal suo concepimento fino alla sua morte naturale, svolge – precisa Tarallo – una funzione preziosa e delicata nella costruzione del benessere della società. Qualsiasi scelta che indebolisca questa funzione è pericolosa e va soppesata con attenzione. Ora, la scelta di legalizzare le unioni familiari colloca la famiglia in una condizione di oggettiva debolezza”. Chi si sposa, evidenzia il presidente del Forum campano, “assume dei doveri e delle responsabilità che non sono affatto leggeri ma che permettono alla famiglia di svolgere il suo compito nella società, per questo le istituzioni devono aiutare la famiglia a essere stabile non per motivi etici ma perché riconosce che il proprio benessere dipende anche dal buon funzionamento dell’istituto familiare”.Alternativa distruttiva. “La famiglia – sottolinea Tarallo – è evidentemente in crisi negli ultimi tempi e questa crisi è pagata a caro prezzo dalla società. Se si delinea, poi, la nuova figura giuridica delle unioni familiari si lede la posizione che la famiglia ha oggi nel sistema giuridico italiano”. Ai giovani, secondo il presidente campano del Forum, si propone questa alternativa tra famiglia e unioni familiari: “Scegli liberamente se vuoi impegnarti nel vincolo familiare o se vuoi unirti senza impegno col tuo partner; per me, società, questa scelta è indifferente; ti tratterò nello stesso modo qualunque strada tu preferisca. Una simile alternativa è socialmente distruttiva perché contiene surrettiziamente un ragionamento del tipo: se non sei sciocco, scegli le unioni, avrai le stesse garanzie della famiglia e non dovrai subirne i vincoli”. Una questione di valori. Ad avviso di padre Domenico Pizzuti, sociologo gesuita napoletano, “lo Statuto purtroppo riflette una realtà sociale divisa, ma oggettivamente le unioni familiari non si possono definire famiglie”. A giudizio del religioso, “è legittimo anche fare ricorso alla Corte costituzionale” ma “occorre promuovere i valori”, il cui decadimento è “il frutto di un’atmosfera paganeggiante di una propaganda laicista, delle pressioni di certe lobby che incidono nella cultura e nei media e di certi programmi veicolati dalle televisioni”. Allora “si deve agire in special modo dove si formano mentalità e modelli di vita”. È una battaglia che si deve fare “nei mezzi di comunicazione, nelle scuole, nelle famiglie. Infatti, lo scadimento dei valori non ha un riflesso solo nello Statuto ma nella vita quotidiana dove ogni giorno si assiste a nuove violenze”. C’è un altro aspetto da non sottovalutare: “Indipendentemente dal riconoscimento delle unioni familiari – afferma padre Pizzuti – lo stesso sostegno alla famiglia previsto dallo Statuto è sufficiente per aiutare nel concreto le famiglie? Non servono parole, piuttosto politiche concrete di sostegno alle famiglie, alla genitorialità, alla scuola, alla formazione, al tempo libero, alla salute, all’occupazione. Invece, le politiche degli ultimi anni hanno fatto ben poco”. a cura di Gigliola Alfaro(27 febbraio 2009)