CONSIGLIO UE
Ribadito l’impegno comune e fissate alcune priorità
Concertare, sostenere, favorire, regolare. Queste e altre forme verbali hanno costituito il vocabolario comune attorno al quale i capi di Stato e di governo dei Ventisette hanno condotto in porto l’ennesimo summit sulla crisi economica, svoltosi il 1° marzo a Bruxelles.Vertice a Ventisette, con prologo. Riuniti per volontà del premier ceco Mirek Topolanek, presidente di turno Ue, gli Stati membri hanno fatto il punto della situazione sulla recessione e sulla capacità di risposta dell’Europa. Dal vertice non sono emerse decisioni (“è stato un vertice informale”, ha tenuto a precisare Topolanek), rimandate a nuovi appuntamenti: a fine marzo ancora a Bruxelles, il 2 aprile a Londra (G20), a maggio a Praga con un incontro specifico sull’occupazione. E già spuntano sul calendario il Consiglio di fine giugno, il G8 di luglio… La riunione di domenica ha avuto un prologo nella mattinata con un rendez-vous tra i nove paesi dell’est (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Bulgaria, Estonia, Lettonia e Lituania), che dovevano analizzare le ricadute della crisi, particolarmente pesanti nelle economie orientali. In proposito il capo del governo ungherese, Ferenc Gyurcsany, avanzava la proposta di un piano di intervento Ue di 180 miliardi di euro.Fiducia e stabilità finanziaria. Durante la riunione plenaria, invece, diversi leader hanno preso la parola spiegando i pro e i contro di un piano specificamente dedicato a una regione Ue e varie voci – in primis quella della cancelliera tedesca Angela Merkel – hanno sconsigliato tale iniziativa, poi accantonata. Il vertice si è chiuso con un breve documento fondato su tre punti chiave, che dovrebbero costituire la prossima linea comune dell’Ue: “Costruire la fiducia e promuovere la stabilità finanziaria”, riportare “l’economia reale sul giusto binario”, “lavorare insieme a livello globale”. Il presidente di turno ha spiegato: “È stato un incontro proficuo. Si è discusso in maniera dettagliata della crisi economica”, e abbiamo confermato che “occorre agire in modo coordinato e unito nel rispetto del mercato unico e dell’Unione economica e monetaria”. Topolanek ha quindi ribadito il “no a ogni forma di protezionismo”, mentre ha affermato che esiste una disponibilità condivisa verso “misure di sostegno dei settori produttivi” purché “non in contrasto con la libera concorrenza”. Aiuti per il settore dell’auto. “Abbiamo lavorato bene – ha detto Topolanek lasciando il palazzo Justus Lipsius, sede del Consiglio europeo -. Resta fissata la riunione del 19 e 20 marzo per predisporre una strategia comune in vista del vertice G20 di Londra”. Il premier ceco ha quindi annunciato che i 27 incontreranno il presidente statunitense Barack Obama il 5 aprile e che terranno un ulteriore vertice straordinario sull’occupazione “a maggio a Praga”. Sempre il documento finale del summit elenca alcuni punti operativi: sbloccare i canali di credito alle imprese; rafforzare il settore bancario; assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, in linea con il Patto di stabilità. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha insistito dal canto suo sugli aiuti al settore dell’auto, ritenuto “strategico” a livello “paneuropeo”, purché tali interventi non vadano a detrimento della concorrenza. Nessun Paese sarà lasciato solo. Incalzato dalle domande dei giornalisti, Topolanek ha affermato che è stato raggiunto un accordo sugli “asset tossici” e ha spiegato che “i Paesi dell’est europeo non vogliono un programma unico di intervento, perché ciascuno si trova in una diversa situazione economica e finanziaria”; saranno invece predisposti degli interventi “caso per caso”, ma “nessun paese verrà lasciato solo”. Quindi Topolanek ha negato contrasti con il presidente francese Nicolas Sarkozy, dei quali si era parlato nelle scorse settimane, visto il piano di sostegno francese al settore auto che prevedeva fondi per le imprese purché non delocalizzassero o investissero a est. “Abbiamo ribadito che occorre far leva sul mercato unico – ha specificato il premier di Praga – proprio come motore della ripresa, mentre è chiaro a tutti che il protezionismo non può costituire una risposta alla crisi”.Il documento: mercato unico, Uem, lavoro. Scorrendo il testo che ha chiuso il summit si legge che i capi di Stato e di governo “hanno discusso in profondità dell’attuale crisi economica e finanziaria. Hanno convenuto che l’Europa può far fronte a questa sfida e superare la crisi in atto soltanto continuando ad agire collettivamente all’insegna del coordinamento, nel quadro del mercato unico e dell’Unione economica e monetaria”. In un altro paragrafo si tocca la questione del lavoro e vi si invocano “misure intese a contrastare le ripercussioni negative sull’occupazione”. Ciò significa, ad esempio, “servirsi degli strumenti esistenti, fra cui il Fondo sociale europeo e il Fondo di adeguamento alla globalizzazione”.