POLONIA
A cinque anni dall’Ue allargata: un intervento del presidente del Senato
L’adesione della Polonia “e di altri Paesi dell’ex blocco sovietico alle strutture europee” ha significato la “reale e definitiva eliminazione delle divisioni dell’Europa postbellica” e, al contempo, “l’inizio del processo di cancellazione di ogni traccia che queste potevano lasciare”. Ad affermarlo è stato nei giorni scorsi il presidente del Senato della Repubblica di Polonia, Bogdan Borusiewicz, in visita ufficiale in Italia, intervenuto ad un incontro promosso a Milano dall’Alta Scuola di economia e relazioni internazionali dell’Università Cattolica, dove ha tenuto una lezione su “La fine dell’Europa divisa”. Per gli organizzatori la testimonianza di Borusiewicz – già tra i principali fondatori di Solidarnos’c’ e uno dei promotori, nel 1980, dello “sciopero di agosto” al cantiere navale di Danzica – ha costituito “un contributo al rafforzamento di una nuova concezione di Europa fondata sull’integrazione e sul consolidamento dei legami economico-politici e istituzionali con i Paesi di nuova accessione, piuttosto che sulla frammentazione e divisione Est-Ovest”. L’incontro si è svolto a pochi giorni dalla comunicazione sui “Cinque anni di Ue allargata” sui benefici in termini di democrazia, pace, stabilità, crescita economica e arricchimento culturale apportati a entrambe le parti dall’allargamento. L'”Anno della democrazia”. “Esattamente vent’anni la Polonia riuscì a tornare a far parte della cerchia dei Paesi democratici – ha rammentato Borusiewicz -. Le trasformazioni che fummo capaci di realizzare contribuirono a eliminare le divisioni profonde del nostro continente che persistevano da quasi cinquant’anni, dalla fine cioè della seconda guerra mondiale”. “Per molti polacchi, e anche per me personalmente – ha spiegato -, la lotta per il cambiamento dell’ordine sociale in Polonia ha significato impegnarsi per lunghi anni in attività di opposizione clandestina”. Pur avendo riacquistato “la sovranità, i diritti civili, la libertà, l’ascolto della maggioranza” solo vent’anni fa, il popolo polacco li ha da sempre riconosciuti “come valori fondamentali” ha precisato il relatore. Il Senato della Repubblica polacca ha di recente proclamato il 1989 “Anno della democrazia”, ed è proprio il Senato, ha spiegato Borusiewicz ripercorrendone le vicende plurisecolari, “l’istituzione che in Polonia viene identificata con l’indipendenza dello Stato e i pieni diritti della cittadinanza”.Aspirazione comune alla libertà. Il Senato venne istituito con decreto reale nel 1493, ma “poté svolgere le sue funzioni solo fino al 1794, fino alla sconfitta dell’insurrezione di Tadeusz Kosciuszko” perché l’anno successivo il Paese, diviso tra Russia, Austria e Prussia, “sparì per 123 anni dalle carta geografica”. L’indipendenza riconquistata a seguito della prima guerra mondiale, ha rammentato il relatore, durò solo “fino all’avvento della seconda”. Con gli Accordi di Jalta del 1945, “la Polonia fu assoggettata per lunghi anni all’Unione Sovietica”. Durante quegli anni, caratterizzati “dall’abolizione del Senato polacco” da parte della autorità, il popolo polacco, ha precisato Borusiewicz, “sempre più avverso nei confronti del regime imposto” seppe “attingere al tesoro delle esperienze delle generazioni passate” che erano riuscite “a conservare intatto lo spirito nazionale nonostante la germanizzazione e la russificazione forzate ai tempi delle spartizioni del Paese”, contrastando “i tentativi di annientamento dell’intera nazione da parte della Germania nazista di Hitler, e le rappresaglie del periodo stalinista”. Dopo gli anni’50 e ’60, segnati da proteste e manifestazioni “spesso soffocate nel sangue”, le “ininterrotte attività di contrasto al regime” iniziarono a “minare sempre più le fondamenta del sistema”. Per Borusiewicz è il 1980 l’anno di svolta: “il 31 agosto furono infatti firmati gli Accordi di agosto al termine del lunghissimo sciopero iniziato nei cantieri navali di Danzica”, vera “insurrezione popolare”. Già allora, ricorda, “fummo consci che il cambiamento avrebbe dovuto interessare l’intera architettura di questa parte dell’Europa. Era necessario quindi sostenere le aspirazioni alla libertà dei vari popoli dell’Unione Sovietica, dei cechi, degli slovacchi, degli ungheresi”.“Sì” ad un ulteriore allargamento. Oggi, a vent’anni dalle prime libere elezioni e a cinque dall’ingresso nell’Ue, la Polonia “fa parte di un sistema che le garantisce sicurezza e ci permette di realizzare le nostre aspirazioni anche riguardo all’architettura delle strutture europee” ha commentato Borusiewicz. “Siamo a favore di un ulteriore allargamento dell’Unione europea. Intendiamo quindi esortare i nostri partner europei a sostenere la causa della libertà e dell’indipendenza dei popoli del nostro continente”. “Forti delle esperienze passate – è la conclusione del relatore – continueremo a ribadire la necessità di prevenire l’insorgere di nuove divisioni. Conformemente al principio supremo di solidarietà dell’Europa”.