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Segnali inquietanti

Antisemitismo in Europa: uno studio della Fra

“È ancora presto per trarre delle conclusioni, ma ci sono chiare indicazioni che fanno pensare a una recrudescenza dei fenomeni di antisemitismo in Europa collegati all’acuirsi del conflitto in Medio Oriente”: Morten Kjaerum è direttore dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali (European Union Agency for Fundamental Rights; sigla Fra). Nei giorni scorsi ha presentato, nella sede di Vienna, uno studio sugli atteggiamenti antisemiti nell’Unione nel periodo 2001-2008.Difficile tracciare un quadro europeo. Il punto di partenza del documento è la difficoltà di disporre di dati “validi e comparabili”. Gli esperti spiegano che “ci troviamo di fronte a un problema reale, visto che in alcuni paesi sono i ministeri, oppure istituti o agenzie nazionali ad occuparsi di tenere un registro degli atti e dei reati”; in altri casi ci si deve invece affidare agli articoli di stampa, oppure ai rapporti stesi dalle organizzazioni non governative o anche al lavoro svolto in tal senso dalle comunità ebraiche. Un altro problema riguarda la diversa catalogazioni dei singoli episodi: “In qualche caso violenze antisemite non sono classificate come tali”, mentre, più in genere, vengono assimilati fatti di differente gravità, comprendendo ingiurie, violenza fisica, distruzione di tombe o monumenti, danni alle cose o persino bullismo fra giovani.Gaza, crisi economica e politica xenofoba. Nonostante queste difficoltà, il documento redatto dall’Agenzia (una trentina di pagine) parte dalle situazione di 19 Stati aderenti, presenta una serie di statistiche per poi elencare i casi di cronaca più recente. “A fronte di un calo complessivo di episodi ascrivibili all’antisemitismo fino a buona parte del 2008, siamo oggi in presenza di numeri crescenti”. Il direttore di Fra parla di “impennata preoccupante” e mette in guardia le autorità nazionali per il futuro prossimo. Gli fa eco Ioannis Dimitrakopoulos, che ha collaborato alla ricerca: “Sembra proprio di poter evidenziare una relazione tra l’aumento di antisemitismo nell’Ue e la situazione creatasi di recente” a Gaza. Su questo aspetto l’Agenzia comunitaria annuncia di aver “avviato una ricerca che dovrebbe vedere la luce nel 2010”. Ma altri due elementi vengono sottolineati. Anzitutto un possibile collegamento fra la recessione economica – che quasi sempre genera atteggiamenti di chiusura, nazionalismo e xenofobia – e casi di violenze contro persone o beni di altra nazionalità. La seconda osservazione prende spunto dall’Austria, “dove partiti di estrema destra e xenofobi sono in crescita elettoralmente; qui il numero di reati antisemiti è raddoppiato nel 2007 rispetto ai due anni precedenti”.Dai numeri ai fatti di cronaca. L’analisi delle realtà nazionali mostra un quadro in chiaroscuro. Ad esempio nei Paesi Bassi – nazione che più ha risentito del problema negli ultimi anni – “nel 2007 si sono registrati 50 casi di questo tipo, contro i 108 del 2006”. Anche in Germania e nel Regno Unito, Francia e Svezia, in cui il fenomeno è sempre in evidenza sulle pagine dei giornali, si è registrata una flessione fra 2006 e 2007, salvo una ripresa degli episodi di discriminazione negli ultimi tempi. Nella parte che si sofferma sulle cronache, si evidenziano, ad esempio, atti di vandalismo ad opera di una ventina di teenagers a Warka (Polonia); un assalto a tombe, con disegno di svastiche naziste, a Lisbona (Portogallo); atti di vandalismo contro la sinagoga di Barcellona (Spagna). Ulteriori episodi, di gravità differente, sono segnalati in Romania, Slovacchia, Italia, nelle repubbliche baltiche, Ungheria e Grecia. L’Agenzia Ue di Vienna. L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (www.fra.europa.eu) è sorta ufficialmente nel 2007 quando ha preso il posto del precedente Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia. L’obiettivo dell’organismo è di “fornire alle istituzioni europee e alle autorità nazionali assistenza e consulenza sui diritti fondamentali nell’attuazione del diritto comunitario, nonché di aiutarle ad adottare le misure o a definire le iniziative appropriate”. Infatti il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali è un valore comune, condiviso da tutti gli Stati membri, come si legge all’articolo 6 del Trattato Ue: “L’Unione rispetta i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali del diritto comunitario” . Fra i compiti essenziali dell’Agenzia di Vienna figurano la raccolta di dati, l’elaborazione di ricerche e studi, la formulazione e pubblicazione di pareri su argomenti specifici, la promozione del dialogo con la società civile “per sensibilizzare l’opinione pubblica ai diritti fondamentali”. L’organismo non ha invece facoltà di pronunciarsi su ricorsi individuali o di emanare atti normativi.