Ungheria, Ucraina, Francia

Ungheria: una violenza che preoccupaPreoccupazione dei vescovi ungheresi per la serie di omicidi che si sono verificati nell’ultimo mese a danno di persone di etnie diverse, scuotendo profondamente l’opinione pubblica. Il 3 marzo si sono svolti i funerali di un giovane padre e del figlio di cinque anni, zingari, ammazzati una settimana fa, da aggressori ignoti che hanno dato fuoco alla loro casa. Tre settimane prima in una città del Transdanubio è stato ucciso un giocatore di pallamano, di origine romena, e sono stati feriti gravemente anche altri due giocatori. In questo caso gli assassini erano zingari. La Conferenza episcopale ungherese ha rilasciato una dichiarazione e così anche le Chiese protestanti del Paese. “Gli eventi violenti sempre più frequenti del nostro Paese – scrivono i vescovi – ci preoccupano. Esprimiamo in questo modo la nostra compassione alle vittime ed ai loro familiari”. È “fonte di preoccupazione” – aggiunge la Conferenza episcopale – anche “la serie di provocazioni” che vogliono far apparire “gli ungheresi come razzisti”. A questo proposito, i vescovi denunciano il fatto che si arriva addirittura ad “organizzare finte sfilate senza un vero appoggio da parte della società, sotto insegne che rimandano ad estremismi. Siamo convinti – affermano – che queste azioni non fanno che deviare l’attenzione dai problemi veri”. “In questa delicata situazione – prosegue la nota diffusa ieri – la Conferenza episcopale cattolica ungherese invita tutti coloro che sono in grado di prendere decisioni, di occuparsi delle questioni reali anziché di problemi artificialmente creati, e di non ricercare soluzioni attraverso i mass media. I problemi veri sono la sicurezza pubblica, la sicurezza sociale, il servizio sanitario necessario, la tutela della famiglie, l’insegnamento e l’educazione delle generazioni future”. Anche la Chiesa luterana ungherese in una dichiarazione ha sottolineato la responsabilità dei dirigenti del Paese, facendo anche appello alla coscienza e alla responsabilità di ogni singola persona. Sulla stessa lunghezza d’onda, Gusztáv Bölcskei, presidente del Consiglio della Chiesa calvinista ungherese, che ha affermato: “La situazione attuale è la conseguenza di una serie di omissioni, il risultato di un processo pluridecennale di disgregazione delle comunità, in cui la politica e lo Stato, le persone che esercitano il potere hanno la responsabilità più grave. Oggi sono necessarie una politica ed un’azione governativa che abbiano al loro centro la persona umana, la società e non servano solamente a scopi egoistici di breve durata…”.Ucraina: Yushchenko scrive al card. HusarIl Presidente ucraino Viktor Yushchenko ha ringraziato il card. Lubomyr (Husar), capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, per il lavoro svolto per il bene di tutta la Nazione. Lo ha fatto in un messaggio di augurio inviato al cardinale in occasione del suo 76° compleanno. “Ho profondo rispetto – scrive il presidente ucraino – per il suo instancabile, disinteressato lavoro per la gloria di Dio, il bene dei fedeli della Chiesa greco-cattolica ucraina, e di tutta la nostra nazione. Possa il Signore darvi la forza per svolgere il ministero pastorale, e la fede e la saggezza per continuare a portare l’amore cristiano, la misericordia, la pace e la concordia nella società. Vi auguro una buona salute, felicità e la grazia di Dio, per molti anni felici”. Intanto, si va risolvendo la situazione che dal 25 gennaio i fedeli della comunità cattolica di Dnipropetrovsk, nella regione orientale dell’Ucraina, stanno vivendo in difesa della loro parrocchia, la Chiesa di San Giuseppe, venduta ingiustamente dall’amministrazione regionale ad una società americana. Il 13 febbraio scorso, il capo della Amministrazione regionale di Dnipropetrovsk, Viktor Bodnár, ha dichiarato che le autorità sono pronte ad aiutare per il ritorno della chiesa alla comunità cattolica e sono disposti a rimborsare la società americana Dugsbery, Inc per risolvere il problema. Bodnár anche sottolineato che la chiesa non deve essere trasformata in proprietà privata, in quanto non solo è un edificio religioso, ma anche un monumento culturale e storico. Francia: i giovani e la sfida del dialogoIl Servizio nazionale per l’evangelizzazione dei giovani e studenti delle scuole superiori (SNEJSE) invita tutti gli studenti alla Francia ad approfondire “La sfida del dialogo interculturale e interreligioso”. Questo infatti il tema principale dell’incontro che si terrà a Créteil dal 6 all’8 marzo e sarà quindi dedicata alla formazione e alla scoperta delle altre religioni. In una nota, la Conferenza episcopale francese spiega che “i movimenti di popolazione sono ormai una realtà nella nostra società. In Francia, le università danno conto di questo fatto. Nell’anno accademico 2007-2008, su oltre due milioni di studenti, il 15% (300 mila) sono gli studenti stranieri. Nel programma, sono previste una serie di testimonianze da parte di studenti ebrei, cristiani, e musulmani, nonché una visita alla moschea e alla Sinagoga di Créteil.