DONNE IN EUROPA
Le iniziative del Consiglio d’Europa
“L’Europa non può giocare e vincere con metà squadra relegata in panchina”: in questa battuta di Terry Davis, segretario generale del Consiglio d’Europa, è racchiusa la condizione delle donne del vecchio continente. Nonostante l’art.14 e il Protocollo n.12 della Convenzione europea sui Diritti dell’Uomo abbiano contribuito negli ultimi decenni a migliorarne la tutela legale e lo status, esse continuano a ricoprire ruoli marginali nella vita pubblica e politica e, a parità di mansioni professionali, ottengono un compenso inferiore rispetto agli uomini. Per le donne, insomma, all’inizio del III millennio il “soffitto di cristallo” esiste ancora.Il rapporto. Davis fa riferimento al rapporto del CdE “Statistiche disaggregate per genere sulla partecipazione di donne e uomini al processo decisionale politico e pubblico nell’ambito degli Stati membri”, diffuso alla vigilia dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna. Secondo l’indagine, all’interno dei Paesi analizzati (42 su 47) la media dei ministri donna è del 28,6% (contro il 19,9% del 2005), mentre la rappresentanza femminile nei parlamenti nazionali è pari al 21,7%, dato, quest’ultimo, rimasto invariato rispetto al 2005 e lontano dalla soglia minima del 40% fissata nel 2003 da una Raccomandazione del Comitato dei Ministri CdE, contenente alcune linee guida per aiutare gli Stati a promuovere una maggiore partecipazione delle donne ai processi decisionali.Conclusioni “non incoraggianti”. Il rapporto contiene i dati dei parlamenti; dei governi nazionali, regionali e locali; delle corti supreme e costituzionali, del servizio diplomatico, nonché degli organi CdE, aggiornati al 1° settembre 2008. Le sue conclusioni vengono definite “non incoraggianti” da Maud de Boer-Buquicchio, segretario generale aggiunto, secondo la quale ”l’uguaglianza fra donne e uomini” non è “un privilegio o un favore concesso alle donne”, bensì “un criterio essenziale della democrazia strettamente legato al rispetto dei diritti umani”. De Boer-Buquicchio fa un rapido elenco: “Solo tre Stati hanno superato la soglia del 40% di presenza femminile presso i loro parlamenti nazionali; si tratta di Svezia (46%), Finlandia (41,5%) e Paesi Bassi (41,3%). Danimarca (38%) e Norvegia (37,9%) sono vicine al suo raggiungimento”. Di contro le parlamentari ucraine e armene sono soltanto l’8,4%; le georgiane addirittura il 5,1%. In Spagna e in Finlandia la partecipazione delle donne ai governi nazionali supera quella maschile attestandosi, rispettivamente, al 52,9% e al 60%. Maglia nera ad Azerbaijan, Bosnia ed Erzegovina, Monaco e Montenegro con nessun ministro donna. Due i capi di governo al femminile (Germania e Ucraina), mentre in Finlandia e Irlanda due donne sono state elette capi di Stato. Progressi concreti e quotidiani. “La discriminazione di genere – è il commento di Miguel Ángel Moratinos, ministro spagnolo degli Affari esteri e della cooperazione, e presidente in carica del Comitato dei Ministri CdE – costituisce una grave violazione dei diritti umani. Dobbiamo fare sì che ogni giorno di questa presidenza spagnola del Cdm diventi una ‘Giornata internazionale della donna’ adoperandoci per il conseguimento di progressi concreti e quotidiani in materia di uguaglianza”. “La condizione della donna, l’uguaglianza de facto, l’emancipazione, la violenza legata al sesso, le donne e la disabilità: questi – rende noto Moratinos – alcuni dei temi sui quali sono e saranno incentrate le attività del CdE al fine di migliorare il quadro normativo relativo all’uguaglianza di genere e garantirne l’attuazione”. Le iniziative. Intanto, dopo la manifestazione sull’equa partecipazione di donne e uomini alla vita politica, promossa con il Ministero spagnolo per le Pari opportunità e la Rappresentanza permanente della Spagna presso le Nazioni Unite il 3 marzo a New York, nel corso della 53ª sessione della Commissione Onu sulla condizione delle donne, il Cde ha in programma ad Atene per il 5 e 6 maggio una Conferenza ad alto livello su “I bilanci pubblici: elementi essenziali di un’autentica uguaglianza”. Nel corso dell’incontro, si legge in una nota, “i partecipanti avranno l’opportunità di discutere e sviluppare approcci innovativi volti a ridurre le disparità socio-economiche tra donne e uomini ripensando le entrate e le uscite pubbliche in funzione dei bisogni dei cittadini europei”. Scopo dell’iniziativa, contribuire ad “integrare concretamente la prospettiva di genere nel processo di elaborazione dei bilanci”. Entro il 1° giugno 2009 dovranno invece essere presentate le candidature al “Premio per l’uguaglianza tra donne e uomini”, istituito dal CdE nell’ottobre 2008, “un riconoscimento – rammenta Lluís Maria de Puig, presidente dell’Assemblea parlamentare – ad attività, programmi o iniziative già realizzati o in corso di attuazione da parte dei partiti politici al fine di migliorare in modo significativo la partecipazione delle donne nelle assemblee elette, nei partiti politici stessi o nei loro organi esecutivi”.