CROAZIA

La censura del bene

Media e mercato: nota della Commissione Giustizia e Pace

Nei giorni scorsi, la Commissione di Giustizia e Pace della Conferenza episcopale croata ha diffuso una dichiarazione del suo presidente, mons. Vlado Košić, sui media croati e il mercato. Il tema dei media è stato affrontato più volte in passato: nel 1994, la Commissione aveva pubblicato una dichiarazione sulla diffamazione, nel 1996 una presa di posizione sulla censura dei media verso i funzionari pubblici, e nel 2000 un documento sul rapporto tra mass media e verità. Presentiamo una breve sintesi della dichiarazione.Fondamentalismo del mercato. “L’attuale spirito dei tempi è contrassegnato, tra le altre cose, da un certo riduzionismo in cui il mercato diviene l’unica norma etica, il generatore di tutti i ‘valori’, la realtà cui devono essere subordinate altre cose. Prendono piede, pertanto, le diagnosi del cosiddetto ‘fondamentalismo del mercato’ quale forma secolare di esclusività e dominio. Le conseguenze di questo fondamentalismo sono evidenti nell’attuale crisi economica e sociale, lasciando una scia di desolazione, paura e panico, che inizialmente colpisce i più deboli e vulnerabili”. “Sebbene ci si aspetterebbe che i media assolvano al loro importantissimo ruolo sociale, siamo testimoni di come gli interessi di proprietari e inserzionisti ad avere profitti più rapidi e più elevate possibile, in situazioni di concorrenza sempre più agguerrita, siano stati anteposti ai diritti dei lettori di ricevere un’informazione completa, fedele e precisa. Pertanto, i media sono sempre più vittime del giornalismo corporativo e di tutti gli altri aspetti della loro alleanza col capitalismo e con la politica”. Pubblicità al male. “La prima conseguenza della sudditanza dei media al mercato come unico criterio è il triste fenomeno della ‘pubblicizzazione del male’ (V. Tenžera)”, che “quale forma di compiacenza verso gli impulsi umani più bassi, è sempre stata e resta il modo più facile ma anche più irresponsabile di attrarre le masse. […] Al contempo, poiché la metodologia della ‘pubblicizzazione del male’ non scaturisce evidentemente dal desiderio di smascherare il male, produce un effetto controproducente: il male ottiene ulteriore stimolo. […]Il metodo della ‘pubblicizzazione del male’ è evidente nell’ignorare le smentite: in tal modo le dichiarazioni vere che contraddicono asserzioni false diffuse dai media vengono poste ai margini e le notizie sul male ricevono una copertura mediatica estesa”. Un altro cancro che colpisce i nostri media, … è il problema del cosiddetto ‘racket dei media’ in cui istituzioni o persone chiedono denaro per ‘scrivere correttamente’ o tacere”.[…] Nell’alleanza tra politica e media, con il denaro come denominatore comune, l’informazione al pubblico non è più il fine più elevato ma piuttosto un ‘effetto collaterale’ dell’interazione di tre poteri: capitale, media e politica. Tali manipolazioni portano alla fine dell’opinione pubblica. Il bene marginalizzato. “Se il fondamentalismo del mercato e il denaro come suo primo criterio diventano la base e lo stimolo della ‘politica editoriale’, ci stiamo muovendo verso un’era di censura della forma più pericolosa: la censura del bene. Ciò comporta negare al pubblico il diritto di ricevere informazioni sul bene, oppure marginalizzare il bene, mentre la società si trasforma in un ‘racket di estorsione’ con ognuno contro tutti. Pertanto, i media e i loro padroni, il cui potere e la responsabilità nella società sono enormi, devono opporsi al ‘fondamentalismo del mercato’ così come al suo prodotto, il ‘racket di estorsione’ nella società, astenendosi dal parteciparvi. Il ‘fondamentalismo del mercato’ ignora i fondamentali valori umani, censura il bene, subordina qualsiasi cosa alla logica del denaro e del profitto fino a sacrificare la dignità dell’essere umano e il bene comune. Questi fenomeni in molte parti delle sfere pubbliche e private stanno assumendo dimensioni preoccupanti”. Diritto a conoscere il bene. “È evidente la necessità di una cornice legale idonea e di una maggiore “pubblicità del bene”. Allo stesso tempo occorre promuovere e sostenere a vari livelli le iniziative atte ad accrescere la consapevolezza dei singoli e della società, affinché divengano più resistenti nei confronti dei fenomeni negativi precedentemente citati e possano liberarsi più efficacemente dall’autocensura del bene, promuovendo i valori essenziali per la salute generale, per il funzionamento delle strutture e per la sopravvivenza. In taluni casi, ciò può comportare il boicottaggio di certi media: questa azione può essere molto più efficace se promossa da persone che operano nei media. Certamente la fiducia nel potere del bene può e in ultima analisi deve assicurare un’idonea pubblicità del bene, ossia il diritto dell’opinione pubblica che è attualmente negato dalla pratica di molti mass media”.