Conoscere per scegliere (6)

Elezioni europee

Per un profilo sociale e culturale dell’Europa comunitaria le statistiche offerte con cadenza regolare da Eurostat sono una fonte insostituibile. Ma altrettanto importanti risultato gli studi proposti periodicamente dalle diverse agenzie Ue, ciascuna nel proprio ambito di competenza. Molteplici i settori in cui esse operano e le rispettive denominazioni sono illuminanti in tal senso: basti citare l’Agenzia europea dei diritti fondamentali (sigla ufficiale Fra), quella dell’ambiente (Eea), quella per i medicinali (Emea). E ancora: Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa), Centro Ue per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), Osservatorio delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda).

La droga continua a diffondersi. A proposito di droghe – purtroppo anche questo è un aspetto da considerare se si intende conoscere più a fondo l’Unione – si stima (ottobre 2008) che il numero totale dei consumatori regolari o occasionali nei 27 Stati membri ammonti a circa 70 milioni per la cannabis, a 12 milioni per la cocaina, a 9,5 milioni per l’ecstasy e a 11 milioni per le anfetamine. Sono almeno mezzo milione i cittadini, di età compresa tra i 16 e i 65 anni, che ricevono “ufficialmente” un trattamento sostitutivo al consumo di droghe. I morti per overdose sono oltre 7mila ogni anno. Naturalmente l’Ue, in collaborazione con i governi nazionali, non sta a guardare. Esiste infatti una “strategia integrata” contro la droga intesa a “ridurre la domanda e l’offerta di stupefacenti”. Il piano d’azione delineato dall’Esecutivo di Bruxelles persegue cinque “priorità principali”: ridurre la domanda di stupefacenti; sensibilizzare l’opinione pubblica; mobilitare i cittadini in chiave preventiva; migliorare la cooperazione internazionale; facilitare una maggiore comprensione del fenomeno-droga.

Micro e piccole imprese. Da tutt’altro angolo di visuale è possibile fotografare l’Europa se si considerano i dati riguardanti il sistema delle imprese che caratterizzano i tessuti produttivi degli Stati aderenti. Nell’era della globalizzazione e delle multinazionali, Eurostat registra che “la quasi totalità delle imprese attive in Europa” sono “micro, piccole o medie aziende”. Le prime, fino a 9 dipendenti, sono il 92% del totale (la ricerca riguarda tutte le imprese, salvo quelle del settore agricolo, quelle pubbliche e del settore finanziario) e danno lavoro a 38 milioni di persone, ossia il 30% della manodopera Ue. Esse generano 1.100 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 21% del totale. Le micro imprese caratterizzano in particolare i sistemi produttivi di Grecia, Italia, Portogallo, Cipro; sono meno diffuse in Germania, Danimarca, Romania. L’importanza relativa delle micro, delle piccole (da 10 a 49 dipendenti) e delle medie imprese (fino a 249 addetti) in termini di impiego e di creazione di ricchezza “è però inferiore al loro peso nel numero di aziende”, spiega l’Ufficio statistico comunitario. Le grandi aziende, infatti, che nell’Ue sono 40mila (0,2% delle imprese), “assicurano il 33% di occupazione e generano il 42% di valore aggiunto complessivo”. Dati, questi, di estrema rilevanza. In una fase di recessione come quella che si sta attraversando e in cui si prospettano interventi pubblici a favore delle imprese, una conoscenza approfondita dell’apparato industriale e terziario risulta una base essenziale per calibrare iniziative e finanziamenti volti agli investimenti tecnologici, alla ricerca oppure alla formazione del personale.

L’Europa di Internet.
Il 60% delle case europee dispone di un accesso a Internet, mentre la banda larga raggiunge il 48% degli utilizzatori. Anche questo è un dato utile per conoscere l’Ue. I numeri si riferiscono al primo trimestre 2008, mentre nello stesso periodo del 2007 le cifre si fermavano rispettivamente al 54 e al 42%. Nel complesso emerge nell’Europa dei 27 una continua ascesa di computer e web, anche se le situazioni nazionali presentano consistenti differenze. In alcune nazioni gli accessi domestici a internet superano il 75% del totale: si tratta di Paesi Bassi (con la percentuale più elevata, 86%), Svezia, Danimarca, Lussemburgo, Germania. I livelli più modesti si registrano invece in Bulgaria (25%), Romania (30%) e Grecia (31%). La disponibilità della banda larga per le connessioni veloci segue all’incirca la stessa “graduatoria” della diffusione di Internet. Una indagine svolta da Eurostat si sofferma invece sugli scopi per i quali viene utilizzato il web a livello domestico. “Circa un terzo delle persone intervistate – vi si legge – utilizza Internet per scopi di viaggio e di alloggio in hotel”; “un terzo ancora lo usa per servizi bancari on-line”. Una percentuale simile si riferisce alle persone che sono entrate in contatto con amministrazioni pubbliche oppure hanno cercato notizie relative alla salute proprio grazie alla rete.
(18 marzo 2009)