CONSIGLIO D'EUROPA

I figli nelle controversie

Mediazione familiare internazionale: armonizzare norme e procedure

"La mediazione familiare non è una bacchetta magica, ma può essere efficace, rapida e incentrata sul bambino, mentre i procedimenti giudiziari nei casi di sottrazione di minore da parte di un genitore hanno tempi lunghi e possono provocare nel bambino stesso ferite psicologiche e traumi duraturi" ha affermato Lisa Parker, uno dei fondatori del Forum mondiale per la mediazione, intervenuta alla settima Conferenza europea sul diritto di famiglia, promossa il 16 marzo a Strasburgo dal Consiglio d’Europa su "La mediazione familiare internazionale". Obiettivo dell’incontro, ha spiegato in apertura Jan Kleijssen (Direzione generale dei diritti dell’uomo del CdE), "far conoscere le buone prassi in materia; rafforzare ed armonizzare la cooperazione prestando particolare attenzione alla formazione di mediatori internazionali; valutare le possibili sinergie tra le organizzazioni". Francia-Germania. Pur presente in molti Paesi, la mediazione familiare internazionale continua ad essere "un metodo di risoluzione delle controversie relativamente sconosciuto" ha spiegato Kleijssen, ed incontra difficoltà legate "ai diversi contesti etnici, culturali e religiosi" e "all’esistenza di almeno due differenti sistemi giuridici". Sonia Alles, della Cassa per i sussidi familiari del Basso Reno, ha rilevato che in caso di separazione di coppie di nazionalità diversa, "occorre prevenire il rischio di sottrazione e trasferimento illegale oltrefrontiera dei figli minori da parte di un genitore". Presentando un progetto-pilota per famiglie franco-tedesche sviluppato dal 2003 al 2006, Alles ha sottolineato l’importanza che a condurre la mediazione sia "una coppia uomo-donna, di doppia nazionalità e con competenze giuridiche e psicosociali". "La mediazione familiare – ha aggiunto – deve accompagnare i genitori nella loro nuova e singolare condizione di famiglia binazionale separata, valorizzandone responsabilità e autonomia, e promuovendo la fiducia reciproca, elemento base per consentire la libera circolazione tra loro dei figli minori".Germania-Polonia. Concorda Sibille Kiesewetter, psicologa e mediatrice familiare, che ha richiamato come quadro di riferimento in materia la Convenzione dell’Aia del 1980 (trattato internazionale volto ad impedire che un genitore possa sottrarre illegalmente un bambino dal suo abituale luogo di residenza per ottenerne la custodia, ndr). Nel 2007, "tra le coppie divorziate franco-tedesche i minori sottratti illegalmente da uno dei due genitori sono stati 42, più del doppio rispetto ai 20 del 2004", ha detto, ribadendo l’importanza che "i mediatori familiari rispecchino le caratteristiche culturali bi-nazionali dei genitori".Ex Jugoslavia. Del tutto particolare la situazione della ex-Jugoslavia con le sue attuali sei repubbliche: Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia, Macedonia e Bosnia-Erzegovina nelle quali convivono, a volte in modo conflittuale, una decina di etnie; elemento che, secondo Jelena Arsić, giurista e vicepresidente del Forum per la mediazione dell’Europa del Sud, "negli ultimi anni ha fatto notevolmente aumentare i divorzi, oggi uno ogni cinque matrimoni". Diverse le difficoltà incontrate dalla mediazione familiare nella regione: anzitutto, ha spiegato Arsić, "non sempre i mediatori locali sono consapevoli della necessità di adottare per le coppie multietniche un approccio diverso da quello impiegato per quelle monoetniche". A ciò si aggiunge "la riluttanza dei giudici a sottomettere i casi di sottrazione di minore alla mediazione". Eppure, sostiene l’esperta, "l’adesione al CdE e il futuro ingresso nell’Ue comportano per i Paesi membri come la Serbia l’obbligo di armonizzare le proprie legislazioni con gli strumenti giuridici europei e le norme internazionali in materia". Di qui l’istituzione da parte del ministero della Giustizia serbo di un gruppo di lavoro incaricato di redigere un progetto di legge per l’attuazione della Convenzione dell’Aia.Russia. Anche in Russia la mediazione familiare, come la mediazione in generale, sembra incontrare ostacoli: "Dal punto di vista giuridico – osserva Olga A. Khazova, esperta di diritto di famiglia dell’Accademia russa delle Scienze – non è previsto il ricorso a tale procedura" ancorché "il Parlamento sia stato investito dell’elaborazione di un progetto di legge sulla mediazione che, se adottato, verrà applicato anche alle controversie familiari". "La mediazione – spiega l’esperta – presuppone un certo livello di autonomia, libertà e responsabilità personale, oltre al rispetto di sé e dell’altro, e l’esistenza di una società tollerante". Aspetti che "in Russia devono ancora svilupparsi" a causa del retaggio della "mentalità sovietica" e del persistere di "forti stereotipi tradizionali-patriarcali nelle famiglie". Di qui l’importanza, "non solo per la Russia, ma probabilmente anche per tutti i Paesi dell’Europa centro-orientale, di uno strumento internazionale contenente norme e criteri fondamentali in materia".