POLONIA

Il compito della Chiesa

I vescovi intervengono sui più importanti temi sociali, economici ed etici

“Compito della Chiesa non è vincere bensì proclamare la verità”, ha dichiarato mons. Jozef Michalik, riconfermato presidente dell’episcopato polacco nel corso della 347ª plenaria della Conferenza episcopale (Kep) svoltasi a Varsavia nella prima decade di marzo. Il neorieletto presidente è convinto che in Polonia la Chiesa debba soprattutto “dare ascolto ai segni dei tempi”, ma non può dimenticare l’attuale “gravissima crisi morale” giacché molti problemi non sono dovuti “a un’economia falsata ma a uno squilibrato sistema dei valori”. Mons. Michalik ha espresso l’auspicio che in Polonia “ci sia più comprensione tra le persone, più sensibilità nei confronti dell’altro, più fedeltà verso Dio, meno menzogne e violenza”. Vicepresidente della Kep è stato riconfermato mons. Stanislaw Gadecki, arcivescovo di Poznan e presidente della commissione per la pastorale. Mons. Gadecki è stato l’anno scorso uno dei delegati al XII Sinodo dei vescovi. Grazie al suo impegno, il 32° incontro internazionale della Comunità di Taizé si svolgerà quest’anno proprio a Poznan che, auspica, diventerà “centro della nuova Europa cristiana, orante e giovane”. Famiglia e vocazioni. Nel corso della plenaria l’episcopato polacco ha dedicato grande attenzione ai problemi della famiglia. Il presidente della Kep in una recente intervista ha affermato che “nessuno dei governi in Polonia ha preso in debita considerazione la necessità di aiutare le famiglie”, e ha criticato l’inesistenza di programmi di sostegno a lungo termine, la noncuranza verso i problemi delle famiglie numerose e la mancanza di una chiara promozione della famiglia nei media. I vescovi hanno quindi discusso la bozza del memoriale indirizzato al governo polacco in materia di politiche familiari. Il documento ribadisce l’indissolubilità del matrimonio e mette in rilievo il senso della missione genitoriale. L’episcopato ha inoltre affrontato la questione vocazionale e il calo dei candidati al sacerdozio. “Ambienti di rilevanza particolare per il discernimento del cammino vocazionale – hanno rilevato i presuli – sono famiglia, scuola, comunità parrocchiali, movimenti e gruppi formativi”. Di particolare interesse l’intervento del fondatore del cammino neocatecumenale Kiko Arguello, che proprio in Polonia vede il terreno fecondo per la nuova evangelizzazione dell’Europa. Crisi economica. In Polonia il numero di disoccupati, tra gennaio e febbraio di quest’anno, è cresciuto di 100 mila unità. L’attuale crisi economica mondiale è stata quindi l’altro importante tema di discussione della plenaria dei vescovi. Come ha spiegato mons. Wiktor Skworc, la difficile situazione “è stata causata dall’abbandono della verità come regola di vita sociale ed economica”. Nel comunicato finale i vescovi richiamano “lo spirito di solidarietà degli imprenditori” e chiedono ai lavoratori “la loro collaborazione per superare gli effetti della crisi”. Chiedendo alle comunità parrocchiali, alle associazioni cattoliche e alla Caritas di dare concreto aiuto alle vittime della crisi, l’episcopato ricorda a tutti la necessità di destinare l’1% dell’Irpef alle organizzazioni caritative come “simbolo di responsabilità sociale e sollecitudine per il prossimo”.Bioetica. In vista dei preparativi per il 30° anniversario della storica prima visita di Giovanni Paolo II in Polonia nel 1979, i vescovi hanno ribadito il valore del magistero del Pontefice sulla dignità e l’inviolabilità della vita di ogni essere umano, condannando espressamente “le affermazioni di alcuni rappresentanti delle autorità circa la possibilità di introdurre in Polonia il diritto all’eutanasia”. I problemi della bioetica sono la sfida più impegnativa per l’episcopato polacco, specialmente in mancanza di normativa in materia. In Polonia sono stati elaborati vari progetti di legge sul testamento biologico e la fecondazione artificiale, attualmente in discussione sia nell’ambito di gruppi parlamentari sia da parte dell’opinione pubblica. La lettera del card. Bertone. I presuli hanno infine discusso della lettera al presidente della Kep, a firma del Segretario di Stato card. Tarciso Bertone, nella quale, affermano in una nota, dopo avere esaminato i documenti elaborati dalle commissioni storica ed etica dei vescovi polacchi, “la Santa Sede rileva la totale infondatezza delle accuse rivolte ai membri dell’episcopato polacco circa una loro colpevole e volontaria collaborazione con i servizi di sicurezza della Polonia comunista”. Il comunicato ribadisce che la lettera del card. Bertone attesta che “i vescovi polacchi, nonostante non ne fossero obbligati, si sono misurati con coraggio con il passato regime comunista”, ed esprime solidarietà al Nunzio apostolico in Polonia mons. Jozef Kowalczyk, il quale, “a sua insaputa e senza il suo consenso”, è stato registrato come contatto dei servizi di sicurezza polacchi. “In alcun modo – chiarisce la nota -, i contatti del presule con i funzionari dell’intelligence possono essere considerati di carattere collaborazionista”.