UMBRIA

Più risorse e più rete

Il piano regionale per la non autosufficienza

Il 3 marzo, la Regione Umbria ha approvato, a maggioranza, il Piano regionale per la non autosufficienza (Prina) rivolto agli anziani non autosufficienti e ai disabili adulti e minori. Sono stati stanziati 32 milioni di euro per aiutare circa 24 mila famiglie, 18 mila anziani e 6 mila giovani-adulti, attraverso quattro tipologie d’intervento: aumento dell’assistenza integrata, rafforzamento del numero delle residenze diurne per servizi semiresidenziali, erogazione di aiuti economici per supportare costi necessari quali quelli per una bandante, incremento del numero di posti nelle residenze protette e in quelle assistite per quanti non hanno una famiglia. Riguardo a quest’ultima tipologia di supporto si prospetta un aumento di mille posti nel 2009 e un adeguamento tariffario del 5% per le rette. L’intervento sarà graduato sulla base di tre indicatori: gravità della persona non autosufficiente, condizione economica dell’interessato, presenza o meno di familiari. Questi tre elementi regoleranno anche il criterio di partecipazione delle spese.Tempi troppo lunghi. “C’è da essere soddisfatti? Certamente. Ma con molta moderazione”, afferma Pasquale Caracciolo, presidente Acradu (Associazione cristiana residenze anziani e disabili dell’Umbria). “L’approvazione è tardiva: stante gli accordi stipulati con le parti sociali, il Fondo regionale per la non autosufficienza (istituito con legge regionale n. 9 del 3 giugno 2008) e il relativo Prina dovevano entrare in vigore il 1° gennaio 2008”. Nonostante l’approvazione, dice Caracciolo, passerà ancora del tempo prima che il Prina diventi operativo: “Facendo i conti (supposto che ciascuno rispetti i 30 giorni a disposizione) diventerà operativo tra non pochi mesi”. Il Prina è fondato sull’attivazione dei Piani assistenziali personalizzati (Pap) riguardanti i non autosufficienti e dei relativi patti di cura. “Ciò presuppone – dichiara il presidente dell’Acradu – sapere quanti sono i non autosufficienti in Umbria ripartiti per ambiti territoriali. Sarebbe necessario attivare un apposito Osservatorio regionale”. Il Piano regionale per la non autosufficienza, comunque, deve essere anche analizzato in ottica del nuovo Piano regionale sanitario, attualmente all’esame del Consiglio regionale, e del nuovo Piano sociale regionale per la cui stesura, a circa dieci anni dal precedente, si è appena agli inizi.E le associazioni? Egidia Patito, presidente della Casa famiglia per disabili Oami di Baiano di Spoleto, opera segno della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia, sostiene che il Piano per la non autosufficienza sia buono. “Il programma può andare; siamo però arrivati a marzo 2009 e i soldi del 2008 ancora non sono stati spesi. Speriamo che con la nuova legge regionale le cose vadano meglio. Forse, i soldi dovevano essere gestiti dalle associazioni, da chi opera tutti i giorni nel sociale. Invece, si è preferito non fare in questo modo e credo che siano stati spesi per altre finalità. Il Piano, al capitolo terzo, prevede forme di sostegno alle famiglie dei disabili. Ciò già avviene in molte strutture, tra cui quella di cui sono presidente. Anche per questa non abbiamo utilizzato i soldi del Fondo stanziati per l’anno 2008”.Sussidiarietà orizzontale. “Si poteva fare meglio e prima”. Questo è il commento delle segreterie regionali Cgil, Cisl e Uil e della categoria dei pensionati. I sindacati sono preoccupati per quello che accadrà nel 2010, anche perché il Governo non ha ancora previsto finanziamenti per dar seguito ai Fondi per la non autosufficienza. Graziano Massoli, segretario generale regionale Spi Cgil, denuncia “l’impossibilità di confronto con la maggior parte dei comuni, in special modo Perugia e Terni, per la definizione dell’utilizzo delle risorse stanziate. In alcuni casi, ha precisato, i soldi da destinare alla non autosufficienza vengono spesi in altro modo. Al Governo nazionale chiediamo una legge sul Fondo per la non autosufficienza e di stanziare maggiori risorse”. Claudio Bendini, segretario generale regionale Uil, si augura che il 2009 non sia peggiore del 2008: “Le risorse devono essere recuperate nei comuni grazie alla lotta sull’evasione fiscale”. Per Caracciolo, “se nella Regione si vogliono mantenere i livelli delle prestazioni socio-sanitarie, è necessario rendere effettiva la sussidiarietà orizzontale, riconoscere cioè il ruolo importante delle organizzazioni sindacali e dei soggetti sociali operanti in ambito socio-sanitario e affermare la volontà di adottare la concertazione come metodo di confronto e di partecipazione”. È giunto il tempo, conclude, che “le volontà politiche comincino a manifestarsi concretamente su questo terreno, valorizzando l’appartenenza alle reti sociali e accrescendo il capitale sociale, che non è solo la quantità di persone disponibili per un servizio improntato alla reciprocità e alla gratuità, ma piuttosto un prodotto delle relazioni fra attori sociali e istituzioni, in un clima di stima e di fiducia”.a cura di Francesco Carlini(19 marzo 2009)