Germania, Bielorussia, Ucraina, Irlanda

Germania: “incoraggiamento per i sacerdoti””Un incoraggiamento per i sacerdoti”: così si è espresso il 17 marzo scorso mons. Robert Zollitsch, Presidente della Conferenza episcopale tedesca, sull’iniziativa di Benedetto XVI di indire l'”anno del sacerdote”, che inizierà il 19 giugno 2009. “Ringrazio in Santo Padre per questa iniziativa, poiché abbiamo bisogno di un tempo per occuparci in modo particolare del sacerdozio. Nell’anno del sacerdote è importante riflettere sull’incarico e sulla missione del servizio sacerdotale. Si tratterà soprattutto di incoraggiare i sacerdoti che quotidianamente svolgono il loro servizio. In questo anno particolare accompagneremo inoltre con la nostra preghiera tutti coloro che percorrono la strada verso il sacerdozio”, ha promesso Zollitsch che vede nell’istituzione dell’anno del sacerdote “un’occasione per prendere nuova consapevolezza della chiamata sacerdotale in tutta la sua bellezza, incoraggiando così anche i giovani a mettersi a disposizione della chiamata di Dio e scoprire la loro vocazione di sacerdoti”. “Fedeltà in Cristo, fedeltà del sacerdote” è il motto scelto per l’anno del sacerdote, che si aprirà il 19 giugno 2009, Solennità del Sacro Cuore di Gesù, per concludersi l’anno successivo con un incontro mondiale dei sacerdoti a Roma. Durante l’anno, San Giovanni Maria Vianney verrà proclamato patrono dei sacerdoti, attualmente circa 400.000 in tutto il mondo.Bielorussia: tradotti i documenti conciliariLunedì 16 marzo, l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, Metropolita di Minsk e Mahilyow, ha consegnato a Papa Benedetto XVI una traduzione in lingua bielorussa dei documenti del Concilio Vaticano II. La presentazione dei testi al Santo Padre è avvenuta mentre mons. Kondrusiewicz partecipava ad una sessione plenaria della Congregazione per il Clero. Secondo quanto si apprende dalla Bielorussia, il Santo Padre ha ricevuto la notizia della nuova edizione con grande piacere. Tra l’altro, nel suo discorso ai partecipanti alla sessione plenaria, il Pontefice ha fatto riferimento alla dottrina del Concilio Vaticano II. E in una conversazione con l’arcivescovo Kondrusiewicz, “Benedetto XVI ha salutato calorosamente la Chiesa cattolica in Bielorussia e preso conoscenza della sua rinascita e sviluppo”. Ucraina: card. Husar, “unità possibile” L’unità dei cristiani è “un dovere” e una “volontà di Dio” e pertanto “è possibile”. Lo ha detto Sua Beatitudine il card. Lubomyr Husar, Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, in un’intervista alla rivista “Korrespondent” che è apparsa con il titolo “Il Papa di Lviv”. Al cardinale sono state sottoposte 7 domande di altrettanti lettori della rivista. Tra queste, una domanda sulla possibilità di una unione della Chiesa Ortodossa Ucraina – Patriarcato di Kyiv, della Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina e della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina. Il card. Lubomyr Husar ha risposto: “L’unione dei Cristiani è un nostro dovere. È assolutamente possibile, perché questo è un comandamento di Dio. Cristo ha detto che noi dobbiamo essere una cosa sola. Così come la Santa Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono una cosa sola. Così anche noi, i cristiani, ereditando l’unione della Santa Trinità, dobbiamo essere uno. Se questa è la volontà di Dio: è possibile. Ma il problema non è Dio o l’unione: il problema è in noi, nelle persone”. Riguardo poi alla contestata decisione di trasferire la Cattedra della Chiesa greco-cattolica da Lviv a Kiev, il cardinale ha voluto precisare che in realtà non si tratta di un “trasferimento”. “Siamo tornati dove eravamo una volta”, -ha detto il cardinale ricordando che “all’inizio del XIX secolo, il metropolita Greco-cattolico aveva sede a Kiev”. “Kiev inoltre è il centro dello Stato, e tutte le grandi organizzazioni religiose hanno le loro rappresentanze principali qui, è completamente naturale. Poiché la Chiesa Greco-cattolica non è una realtà occidentale d’Ucraina, ma di tutta l’Ucraina”.Irlanda: rinegoziare i mutui per aiutare le famiglieMutui rinegoziati per evitare che una famiglia si ritrovi senza casa o rate di pagamento ripensate secondo la disponibilità finanziaria del nucleo familiare in difficoltà. A chiedere allo stato irlandese di introdurre queste nuove misure di aiuto alla famiglia è il vescovo Christopher Jones, presidente della Commissione famiglia della Conferenza episcopale irlandese. In un comunicato il presule scrive che “in Irlanda la proprietà della casa di famiglia è sempre stata considerate importante. Rivoluzionare le famiglie e la vita famigliare dovrebbe essere evitato”. “La moratoria temporanea sui mutui offerta da alcuni creditori è stata la benvenuta”, ha detto ancora il vescovo, “ma essa non rimuove la paura di perdere la casa che hanno oggi le famiglie. Dal momento che il governo può intervenire a sostenere il sistema bancario chiedo al governo di esplorare, con chi ha fatto prestiti di denaro, i modi nei quali la famiglia può essere protetta dalla perdita della propria casa”. Il comunicato contiene anche un appello alle banche affinché rivedano le modalità di prestito così da garantire alle aziende il sostegno necessario per superare l’attuale crisi economica.