CHIESA E MEDIA

Un linguaggio vivo

Una realtà professionale ed ecclesiale in crescita

“Promuovere una cultura di rispetto, dialogo e amicizia anche attraverso le nuove tecnologie, come suggerisce il Papa, è proprio l’obiettivo che si pone la Commissione episcopale europea per i media (Ceem); ciò naturalmente richiede una migliore conoscenza dei mezzi di comunicazione, ambito nel quale la Chiesa intende giocare un ruolo attivo poiché fa parte a pieno titolo della sua missione”. Prende spunto dal Messaggio di Benedetto XVI per la 43ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si terrà il prossimo 24 maggio, mons. Jean-Michel di Falco Léandri, vescovo di Gap e di Embrun, presidente del Consiglio per la comunicazione della Conferenza episcopale francese e presidente della Ceem. “I nuovi media – spiega a Giovanna Pasqualin Traversa che lo ha incontrato per SIR Europa – non costituiscono soltanto un’opportunità; sono ormai una necessità dalla quale non possiamo più prescindere. Rimanere ai margini del progresso tecnologico avrebbe ricadute molto negative in termini di comunicazione del messaggio evangelico”. Quali sfide pone alla Chiesa l’universo dei new media?“Sarebbe un grave errore fare economia nell’utilizzo di questi strumenti perché l’evangelizzazione passa anche – non unicamente ma anche – attraverso i nuovi media. La Chiesa deve dunque investire su di essi ma al tempo stesso deve conoscerli a fondo, comprenderne obiettivi, metodi e strutture. È necessario evitare atteggiamenti disarmati e ingenui e occorre affacciarsi sull’arena mediatica – perché di vera arena si tratta – con adeguate professionalità e competenze, altrimenti si rischia di fare la fine dei cristiani gettati in pasto ai leoni”.Che caratteristiche dovrebbe avere questa formazione?“I giovani che oggi entrano in seminario sono nati con il telefonino in tasca e il computer portatile sulle ginocchia: una generazione ben diversa dalla mia e da quella della maggior parte dei vescovi odierni, per lo più ‘uomini della scrittura’. Nuotano in Internet come i pesci nel mare. Tecnicamente padroni dei mezzi, occorre insegnare loro come impiegarli per contribuire a svolgere la loro missione di evangelizzazione e annuncio e, al tempo stesso, come non divenirne schiavi”. Quale è il suo giudizio sui media cattolici nel nostro continente?“Mi sembra che oggi abbiano raggiunto un buon livello di sviluppo. Alcune Conferenze episcopali hanno addirittura una televisione, molte possiedono emittenti radiofoniche, agenzie di stampa o quotidiani, o sono comunque presenti nei media ‘laici’. È quindi molto importante offrire agli operatori, religiosi o laici, una formazione tecnica che si coniughi con un’educazione umanistica, teologica ed ecclesiale. Ma occorre curare molto anche il linguaggio: mi succede a volte di ascoltare delle radio cattoliche dal tono così triste che, se non lo sapessi, non penserei mai che fossero emittenti cristiane! Bisogna essere capaci di un linguaggio vivo, attuale, che sappia raggiungere l’uomo di oggi e farsi ascoltare. Altrimenti rischiamo di parlare soltanto fra noi”. Quale contributo possono offrire questi media alla costruzione dell’Europa?“Anzitutto dovrebbero essere sempre più luoghi di dialogo e confronto. La Chiesa crede profondamente nel progetto europeo e da tempo il Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e la Comece (Commissione episcopati della Comunità europea), così come la Ceem, sono impegnati nel sostenerlo presso l’opinione pubblica. Ma esso deve essere costruito su basi più solide di quelle economiche, la cui debolezza è stata drammaticamente smascherata dall’attuale crisi. Occorre far crescere nei cittadini Ue la fiducia nel progetto europeo che, tuttavia, sarà tanto più credibile quanto più le politiche dell’Ue saranno coerenti e radicate in un sistema di valori”. Su quali priorità si concentra in questi mesi l’impegno della Ceem?“Stiamo lavorando all’organizzazione della plenaria in programma nel prossimo novembre, nel corso della quale vorremmo affrontare ad ampio raggio tutte le problematiche legate alla comunicazione. Tra i principali temi vi sarà il Web e al riguardo abbiamo invitato alcune figure che oggi rivestono un ruolo privilegiato, in particolare presso i giovani, attraverso la creazione di Facebook, MySpace o Wikkipedia. Mi auguro che accettino il nostro invito perché vorremmo ascoltarli, conoscere le ragioni che li hanno spinti a creare questi spazi di incontro virtuale, e quali sono le derive che vi hanno ravvisato; quali le loro aspettative e in che misura si sono realizzate. Insomma vorremmo ascoltare l’esperienza di chi è all’origine delle piattaforme mondiali sulle quali le persone – e in particolare i giovani – oggi si incontrano, e dialogare con loro”. Lei è favorevole all’utilizzo dei social network?“Personalmente sono su Facebook; mi presento per quello che sono, un vescovo cattolico, e mi stupisce constatare quante persone, giovani e meno giovani, desiderino entrare in dialogo con me; si tratta di contatti che finiscono per arricchire anche me. Da questo punto di vista Facebook può costituire davvero un terreno di annuncio ed evangelizzazione”.