Elezioni europee
I vescovi membri della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), durante la plenaria di primavera (Bruxelles, 18-20 marzo 2009), hanno adottato una dichiarazione in vista delle elezioni europee del 4-7 giugno 2009. Nel testo, essi fanno appello ai cittadini dell’Unione europea, in particolare ai cristiani, perché esercitino la propria responsabilità di elettori per contribuire alla costruzione di una Unione europea, in cui “tutti gli europei si sentano a casa propria”. Pubblichiamo il testo integrale della dichiarazione.
Le elezioni europee: un’opportunità per costruire un’Europa migliore
Dopo 64 anni di sviluppo pacifico e a vent’anni dalla caduta della Cortina di ferro, che ha posto fine alla divisione del continente, il processo d’integrazione europea merita di essere apprezzato nonostante alcune sue lacune. È per questo motivo che noi, vescovi della Comece, sosteniamo e promuoviamo l’Unione europea come progetto di speranza per tutti i suoi cittadini.
Anche in questo periodo d’incertezza dovuta alla crisi economica e finanziaria, l’Unione europea ha dimostrato di essere un’oasi che si sforza di preservare la stabilità e la solidarietà tra i suoi membri. Oggi, nel 2009, l’Unione europea reca in sé la capacità e i mezzi per rispondere alle sfide più urgenti e più pressanti del nostro tempo.
Partecipando all’elezione del Parlamento europeo, tutti i cittadini hanno la possibilità di contribuire allo sviluppo e al miglioramento dell’Unione europea.
La partecipazione alle elezioni: un diritto e una responsabilità
La Chiesa cattolica ha sostenuto fin dall’inizio il progetto d’integrazione europea e continua a sostenerlo ancora oggi. Tutti i cristiani hanno non solamente il diritto ma anche la responsabilità d’impegnarsi attivamente in questo progetto, esercitando il proprio diritto di voto.
La partecipazione dei cristiani è essenziale per riscoprire l'”anima dell’Europa”, che è cruciale per rispondere ai bisogni fondamentali della persona umana e per il servizio del bene comune.
Il Parlamento europeo, attraverso i suoi poteri e le sue competenze (che usciranno ulteriormente rafforzati dalla conclusione del processo di ratifica del Trattato di Lisbona), deve contribuire a rispondere a queste aspirazioni e a questi obiettivi.
Che cosa si aspettano i cristiani dal Parlamento europeo
I principi fondamentali di ogni società sono la dignità umana e la promozione del bene comune. È per questo motivo che questi principi devono trovarsi al cuore stesso di tutte le politiche dell’Unione europea.
Tenuto conto del notevole ruolo svolto dal Parlamento europeo, ci aspettiamo che i membri del Parlamento europeo partecipino e contribuiscano attivamente a quanto segue:
– rispettare la vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale – parte integrante delle legislazioni, dei programmi e delle politiche dell’Unione europea nel loro insieme;
– sostenere la famiglia fondata sul matrimonio – inteso come unione tra un uomo e una donna – come unità di base della società;
– promuovere i diritti sociali dei lavoratori, procurando loro condizioni di lavoro che ne rispettino la salute, la sicurezza e la dignità;
– sostenere una governance economica fondata su valori etici mirati a un duraturo sviluppo umano sia in seno all’Unione europea che a livello mondiale;
– promuovere la giustizia nelle relazioni tra l’Unione europea e i Paesi in via di sviluppo tramite assistenza finanziaria e partnership innovative;
– dimostrare solidarietà tramite l’elaborazione di politiche di assistenza nei confronti dei membri più deboli e più bisognosi nelle nostre società (in particolare disabili, richiedenti asilo, immigrati);
– proteggere il Creato tramite la lotta ai cambiamenti climatici e l’incoraggiamento di uno stile di vita basato sulla moderazione;
– promuovere la pace nel mondo tramite una politica estera dell’Unione europea che sia coordinata e coerente.
Illuminati e guidati dall’insegnamento del Cristo, i cristiani sono disponibili e desiderosi di contribuire alla soddisfazione di tali aspirazioni, nello spirito della dichiarazione di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II: “L’ispirazione cristiana può trasformare l’aggregazione politica, culturale ed economica in una convivenza nella quale tutti gli europei si sentano a casa propria” (Ecclesia in Europa, 121).
(25 marzo 2009)