LOTTA ALLA CRIMINALITÀ
Il presidente del Pe ha incontrato la “Carovana della legalità”
“La vostra lotta è la lotta dell’Unione europea. Dobbiamo incoraggiare in tutti i Paesi l’impegno per la legalità, contro le mafie e il crimine organizzato”: Hans-Gert Poettering, presidente del Parlamento Ue, sostiene la campagna di Flare (Freedom Legality and Rights in Europe, primo network internazionale della società civile per la lotta alla criminalità organizzata) e di Libera. Cittadinanza attiva. Poettering è intervenuto il 24 marzo a un incontro con 150 giovani di 30 paesi, giunti a Strasburgo guidati da don Luigi Ciotti, sacerdote italiano fondatore di Libera. Flare e Libera stanno conducendo una “carovana” che, partita da Napoli il 21 marzo, girerà l’Europa per 30 giorni in altrettante città portando i messaggi di rispetto della legge, tutela dei diritti, convivenza civile e giustizia. “Il vostro è un impegno che richiede coraggio – ha aggiunto Poettering -. Siete un esempio di cittadinanza attiva di cui l’Europa ha bisogno, perché è indirizzata a promuovere valori e diritti comuni”. Poettering si è poi detto disponibile a sostenere le richieste di Flare: una direttiva comunitaria che favorisca la confisca di beni alla criminalità per poi destinarli a usi sociali. Al Parlamento è stata infatti depositata da alcuni eurodeputati una dichiarazione scritta che fra l’altro chiede “di proclamare il 21 marzo Giornata europea in memoria delle vittime delle mafie e per l’impegno nel contrastarle”; e alla Commissione e al Consiglio Ue “di legiferare in materia di riutilizzo a uso sociale dei beni e dei capitali confiscati alle organizzazioni criminali”.Educare alla legalità. “Ringrazio il presidente Poettering, per il suo sostegno a questa azione contro il crimine transnazionale. Il suo incoraggiamento per noi, per questi giovani, è davvero importante. Lo stesso ringraziamento va ai tanti deputati che ci stanno aiutando in questo impegno: la confisca dei beni alle mafie è un passo essenziale per il cammino della legalità e per realizzare la giustizia sociale, che è il nostro primo, vero e grande obiettivo”. Don Luigi Ciotti spiega a SirEuropa la sua presenza a Strasburgo e quella dei giovani giunti da tanti paesi. “Per contrastare il crimine occorre l’impegno delle istituzioni, delle forze politiche e dell’ordine. Ma occorre, nel profondo, un lavoro educativo, che parta dai giovani e che coinvolga tutti. Dobbiamo comprendere che le mafie sono penetrate nel profondo della società, in tutti i paesi europei: esse gestiscono il traffico di droga, quello degli esseri umani e della prostituzione. E poi la mafia penetra nel sistema delle imprese, cui presta denaro riciclato e impone l’usura agli imprenditori e a tante famiglie. Mafia significa anche lavoro nero, estorsione… Ad essa si risponde non più a livello locale o nazionale, ma superando i confini degli Stati”.Testimonianza dalla Russia. Don Ciotti aggiunge: “Abbiamo bellissime testimonianze in tutta Europa. I giovani vogliono conoscere per poi muoversi nel senso della cittadinanza e della corresponsabilità”. Ma non c’è il rischio, oggi, di ledere le libertà e i diritti individuali in nome della lotta al crimine e per la sicurezza delle persone? “Sì, questo rischio esiste – risponde Ciotti al Sir -. Ma noi dobbiamo far passare l’idea che il rispetto della legge non va disgiunto da un’azione di solidarietà. Penso agli stranieri, ai poveri, alle fasce sociali emarginate…”. A Strasburgo ha portato il suo messaggio anche Ilya Politkovskaya, figlio della giornalista Anna Politkovskaya uccisa in Russia: “Nel mio paese – dice – non esiste una legge che confisca i beni alla mafia, eppure il problema è molto diffuso”, e procede di pari passo con la “corruzione”. “Da noi non si parla molto di questi problemi. Nemmeno i giornali ne parlano e quindi l’opinione pubblica non è partecipe”“Sono parte di questa famiglia”. “Un mese fa tutti gli imputati al processo per l’assassinio di Anna Politkovskaya sono stati assolti. In Russia molti ci dicono che abbiamo perso la causa. Noi invece andiamo avanti”. Karinna Moskalenko è l’avvocatessa della famiglia della giornalista russa diventata un simbolo della guerra in Cecenia e, più in generale, della lotta per la legalità a livello internazionale. Anche la Moskalenko segue la carovana di Libera e Flare, perché “crediamo che non è possibile tacere di fronte al sopruso. Qui a Strasburgo siamo venuti anche per un appello alla Corte dei diritti dell’uomo perché intervenga sul caso Politkovskaya. Per ottenere giustizia bisogna che le indagini siano condotte con la dovuta efficacia, e ciò non è avvenuto”. Karinna Moskalenko riflette: “Le autorità russe hanno ucciso Anna. La sua vicenda mi è entrata dentro. Io non sono più solo l’avvocato della sua famiglia, sono parte della sua famiglia. Questa vicenda mi ha cambiata e andrò avanti finché non avremo giustizia. In questo senso la nostra lotta si affianca a quella di Flare, per la legalità e contro le mafie di tutta Europa”