L’Ue in breve

Gli europei in vacanza, nonostante la crisiLa crisi economica non sembra avere importanti effetti diretti sulle vacanze o sui periodi di riposo degli europei. È quanto si rileva da un sondaggio che la Commissione ha effettuato a febbraio tra 27mila cittadini di età superiore ai 15 anni. Dal campione, ampio ma casuale, emerge che il 50% delle persone parte ogni anno per le ferie estive; ampia la parte di chi sceglie quelle invernali o viaggi in città d’arte. Oltre tre quarti dei cittadini "compie almeno un viaggio all’anno". All’interno del campione, il 48% degli intervistati dichiara di voler trascorrere le ferie all’interno del paese d’origine (lo scorso anno il dato era al 43%). Rispetto al budget per il periodo di riposo, il 41% degli intervistati dichiara di non aver problemi, mentre il 40% "dovrà fare i conti col bilancio familiare", fissando delle "priorità di spesa" pur confermando un periodo di ferie. Solo l’11% del campione "ha riconosciuto di avere dei problemi finanziari tali da ripercuotersi sui progetti per le vacanze". Nel complesso, i soggetti che per varie ragioni (economiche, ma anche personali o famigliari) resteranno a casa rappresentano il 19% della popolazione; nel 2008 il dato era ben superiore (32%). Tra le destinazioni preferite nessuna novità: nell’ordine, gli intervistati citano Spagna (14%), Italia (12%), Francia e Grecia. Fra gli elementi della scelta figurano, in ordine di importanza: l’attrattività e l "bellezza" dei luoghi, il patrimonio culturale, le "opportunità di divertirsi", i prezzi per il soggiorno. Inoltre diverse persone citano "le favorevoli condizioni climatiche".Un anno di eventi secondo la CommissioneDodici mesi in cui "l’Ue ha fornito risposte tempestive ed efficaci a fronte di diversi eventi salienti, quali la crisi finanziaria internazionale, il cambiamento climatico e vari conflitti mondiali, acquisendo un posto di rilievo sulla scena politica mondiale". Appare così il 2008 nella "Relazione generale sull’attività dell’Unione europea" recentemente pubblicata dalla Commissione. Il testo, che si sofferma sui principali fatti politici interni ed esterni dello scorso anno, segnala che "sul piano istituzionale il fatto di maggior rilievo è stato il processo di ratifica del trattato di Lisbona, che dopo il rallentamento a seguito del no al referendum irlandese di primavera, è stato rilanciato dal Consiglio europeo di dicembre". Presentando l’ampio documento (disponibile all’indirizzo internet http://europa.eu/generalreport/fr/welcome.htm nelle lingue ufficiali dell’Unione), il capo dell’Esecutivo José Manuel Barroso ha affermato: "Dopo cinquant’anni di vita, le istituzioni europee hanno provato di essere in grado di reagire in modo rapido alle sfide mondiali". "Quanto all’Unione economica e monetaria, che ha compiuto dieci anni nel 2008, l’euro si è dimostrato una protezione nei confronti di una crisi finanziaria di portata mondiale". Ancora: "Nel 2008 le istituzioni europee hanno assunto un serio impegno per quanto riguarda l’altro evento centrale dell’anno, ovvero la definizione di una politica energetica comunitaria che tenga conto del cambiamento climatico". Il resoconto dell’anno cita numerosi altri ambiti di azione fra cui la politica estera (Georgia, Medio oriente, Mediterraneo in prima fila). Il resoconto dei settori d’attività – quasi 250 pagine – è articolato attorno ai quattro "obiettivi strategici" definiti dalla Commissione: prosperità, solidarietà, sicurezza e ruolo dell’Unione in quanto partner mondiale.Diversità linguistica, ricchezza culturale dell’Ue"La diversità linguistica dell’Europa costituisce una risorsa culturale fondamentale" e sarebbe "un errore se l’Ue si limitasse a una sola lingua principale". Vasco Graça Moura, eurodeputato portoghese, è il firmatario di una relazione discussa questa settimana dal Parlamento Ue riunito a Strasburgo, intesa a tutelare le lingue nazionali e regionali e, più in generale, la "diversità culturale" dei 27. Moura sostiene "l’importanza di riconoscere la parità tra le lingue ufficiali dell’Unione europea in tutti gli aspetti dell’attività pubblica", invitando gli Stati membri a "integrare il multilinguismo, oltre che nell’ambito dell’istruzione, anche nelle politiche in materia di apprendimento permanente, inclusione sociale, occupazione, mezzi di comunicazione di massa e ricerca". La relazione si concentra quindi sul ruolo della televisione come strumento di comunicazione di massa con forte impatto culturale. In questo caso il testo raccomanda che i programmi tv provenienti dall’estero siano sottotitolati anziché doppiati, per consentire l’ascolto delle altre lingue. La relazione accoglie la proposta che la Commissione ha formulato da tempo intesa a promuovere nelle scuole "la lingua materna più altre due lingue". Nel testo si fa infine riferimento alla formazione degli insegnanti di lingua e all’apprendimento linguistico per le persone appartenenti a minoranze etniche e dei migranti.