TERRA SANTA
Non solo preparativi tecnici ma anche e “soprattutto” preghiera. Agli sforzi organizzativi per mettere in piedi le strutture logistiche necessarie allo svolgimento dei tanti appuntamenti previsti dal programma del pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa (8-15 maggio), ne corrispondono altri di tipo spirituale. I cristiani di Terra Santa vogliono essere pronti anche spiritualmente ad accogliere il Pontefice e per questo si preparano nella preghiera. La speranza è che questo viaggio porti frutti “di pace, di speranza e di riconciliazione per tutti”.
La preghiera per il viaggio. A guidare le comunità ecclesiali in questo cammino di avvicinamento al pellegrinaggio di Benedetto XVI sono Custodia di Terra Santa e il Patriarcato latino di Gerusalemme. Quest’ultimo, nei giorni scorsi, ha diffuso la “Preghiera per il viaggio del Papa in Terra Santa”. Il testo, che invoca “rinnovamento e grazia particolare” per la Terra Santa recita integralmente: “Signore Gesù, nel Successore di Pietro la Chiesa ha sempre avuto nella storia una guida e un pastore che le ha indicato il cammino da percorrere per compiere la volontà di Dio Padre. Ti affidiamo questi mesi di preparazione alla visita del nostro papa Benedetto. Donaci il Tuo Santo Spirito perché sappiamo prepararci nella preghiera affinché questa visita sia per la Terra Santa un momento di rinnovamento e di grazia particolare”.
Un abbraccio particolare. Una catena di preghiera “per Benedetto XVI, affinché il suo prossimo viaggio pastorale in Terra Santa porti frutti di rinnovamento spirituale, pace e stabilità”. È invece l’iniziativa delle religiose dei vari Istituti e congregazioni presenti tra Gerusalemme e Betlemme. “Ogni giorno, alle ore 18 – spiega suor Sara, brigidina indiana, di Kerala, da 2 anni a Betlemme – ognuna di noi, nel luogo in cui si trova, interrompe la propria attività e recita un Padre Nostro. Si crea così una catena di preghiera che speriamo possa abbracciare il Pontefice e rendere questo viaggio fruttuoso. I cristiani lo aspettano con ansia, hanno desiderio di ascoltare parole di conforto, di coraggio e di stimolo ad andare avanti nonostante tutti i problemi”. “La mancanza di pace e di certezza nel futuro – afferma la religiosa – non può trovare nell’emigrazione una soluzione. I cristiani stanno lasciando questa terra per questo c’è bisogno di incoraggiarli. I pellegrinaggi possono dare loro una mano in quanto stimolano lavoro ed economia, pure necessari e vitali, ma serve anche il conforto della fede. Ecco allora la preghiera e l’intercessione”. “Il Papa sa bene queste cose – conclude – per questo siamo certi che questa visita rappresenta una infusione di fede e coraggio”.
Fede e coraggio. “Fede e coraggio”: ciò di cui ha bisogno la piccola comunità cristiana di Gaza che si prepara ad incontrare il Papa. Proveranno ad uscire dalla Striscia in oltre 200, il doppio rispetto agli iniziali 100. Tra loro anche una rappresentanza della comunità musulmana. “Ho presentato alle autorità israeliane richiesta per 250 visti di ingresso ma ne verranno accettati solo 200 – afferma il parroco della Striscia, padre Manawel Musallam – ancora non sappiamo se potremo andare alla celebrazione di Betlemme o di Gerusalemme. Ad ogni modo ci teniamo molto ad essere presenti”. La speranza di partecipazione di fedeli da Gaza è resa ancora più forte dalle assicurazioni date dallo stesso governo israeliano al nunzio in Israele, mons. Antonio Franco, relative al rilascio dei visti. “Nonostante la gioia per l’arrivo di Benedetto XVI – aggiunge Musallam – non possiamo tacere le difficoltà in cui versa ancora oggi la popolazione di Gaza, privata di acqua, elettricità, erogate in modo discontinuo, la popolazione soffre. Speriamo che la visita del Papa possa aiutarci”.
Gesto di riconciliazione. Diverse le chiavi di lettura spirituale offerte per comprendere a pieno la visita pastorale di Benedetto XVI. “Il Papa vuole compiere un gesto di riconciliazione con il giudaismo”, dichiara padre Frederic Manns, biblista e docente al Biblicum di Gerusalemme. “La Chiesa – dice il biblista, anche alla luce delle ultime polemiche, poi rientrate, scoppiate in seguito alle dichiarazioni negazioniste del vescovo Williamson – non ha niente contro il giudaismo, sa bene che le sue radici affondano in esso. Ha sempre riconosciuto gli ebrei come fratelli maggiori. Penso che questo viaggio sarà importante per mettere la parola fine ad ogni polemica”. A fianco del valore interreligioso della visita c’è anche quello pastorale: “Il Papa vuole incontrare tutte le comunità cristiane. Certamente dirà parole di incoraggiamento ai cristiani invitandoli a restare in Terra Santa, nonostante le difficoltà. Sappiamo bene che la vita del cristiano è segnata dalla croce”. Per Manns, “Benedetto XVI chiamerà le chiese cristiane di Terra Santa ad una unità sempre maggiore e a collaborare. Lo scandalo della divisione si può capire storicamente ma qui in Terra Santa non si può continuare a vivere così”.
a cura di Daniele Rocchi
inviato SIR in Terra Santa
(27 marzo 2009)