CATTOLICI E ORTODOSSI
Il dialogo tra le Chiese sui temi della dottrina sociale
“Con l’elezione di Kirill il dialogo cattolico ortodosso si intensificherà e con ogni probabilità comincerà proprio dalle tematiche etico-sociali, data la particolare sensibilità del nuovo patriarca su questi temi e l’interessante lavoro già intrapreso”. Ne è convinto mons. Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e presidente dell’Osservatorio internazionale Card. Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa, che traccia un “confronto” fra la dottrina sociale della Chiesa cattolica e quella della Chiesa ortodossa di Mosca, a due mesi dall’elezione del metropolita Kirill, lo scorso 13 gennaio, a patriarca di Mosca e di tutte le Russie a seguito della morte del patriarca Alessio II.Collaborazione necessaria. Nel prossimo futuro la difesa della vita, i diritti umani, la pace, la giustizia sociale ed economica e lo sviluppo “saranno sempre più al centro del dialogo interreligioso – sottolinea mons. Crepaldi – e ad esso i cattolici dovranno partecipare con la loro Dottrina sociale”. Una collaborazione oggi “particolarmente necessaria”. Al riguardo il presule richiama l’insegnamento della Chiesa cattolica, racchiuso nel “Compendio della dottrina scoiale della Chiesa” del 2004 (la cui traduzione in russo è stata presentata l’anno successivo a Mosca dallo stesso Crepaldi con il presidente di Giustizia e Pace, il card. Renato Raffaele Martino), e due documenti del patriarcato di Mosca: “I fondamenti della concezione sociale” (2001) e il recentissimo “I fondamenti della dottrina della Chiesa ortodossa russa sulla dignità, la libertà e i diritti dell’uomo” del 2008. Tra i “principali artefici” di questi due testi, i primi sull’argomento, vi è proprio il patriarca (allora metropolita) Kirill.Impegno per la difesa della vita. Al di là della diversità di accenti, dovuta anche “alla storia diversa” che “hanno alle spalle”, mons. Crepaldi sottolinea il comune riferimento dei tre documenti al Vangelo, “alla teologia e alla prassi della Chiesa delle origini, alla riflessione dei Padri della Chiesa” e, soprattutto, “l’idea di fondo che insegnamento sociale e presenza attiva nella storia a servizio dell’uomo appartengono per natura alla Chiesa” e costituiscono un orizzonte comune “di fondamentale importanza”. Si tratta, secondo il segretario del dicastero pontificio, di documenti che costituiscono “una chiave di lettura per l’intera problematica sociale come prospettiva di impegno a tutto tondo da parte del fedele cristiano nella società”. In particolare il tema della “politica della vita”, ossia “l’impegno della società ad accogliere la vita, a proteggerle e a promuoverla” è per mons. Crepaldi “senz’altro uno degli impegni ecumenici più forti in questo momento storico e il primo contributo che le religioni cristiane possono dare alla nostra società disorientata”.Radici cristiane dell’Europa. Altro grande filone, “la riscoperta delle comuni radici cristiane dell’Europa”. “Si tratta – precisa mons. Crepaldi – non tanto di un bisogno delle religioni cristiane, quanto di una necessità” sociale e politica “nel senso che senza questo recupero di tradizioni religiose, la società europea rischia di non respirare, di abbassare il profilo dei valori i cui crede e di lasciare spazio al nichilismo della tecnica”. Se questi “saranno presumibilmente due dei temi emergenti nel prossimo futuro per il dialogo tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa russa”, prosegue, i tre documenti citati ne segnalano altri, come i diritti umani, la democrazia, il lavoro, la tutela dell’ambiente, la pace.Bene comune. “La dottrina sociale costituirà certamente un terreno fecondo di dialogo tra ortodossi e cattolici” ribadisce il presule, allegando a sostegno della sua ipotesi diversi elementi. Anzitutto “la concreta emergenza di problematiche comuni, quali ad esempio la secolarizzazione, il dialogo con la religione islamica in Europa, la tendenza degli Stati europei a separare completamente religione e politica”, ma anche, come già evidenziato, “l’attacco legislativo ai diritti inalienabili relativi alla vita e alla famiglia” e “la necessità di recuperare le radici cristiane dell’Europa”. Oltre a ciò, a favorire il confronto in questi ambiti sono, secondo mons. Crepaldi, “la personalità del patriarca Kirill e i problemi interni alla Chiesa ortodossa che egli dovrà affrontare”. Eletto con ampio consenso (508 voti favorevoli – anche da parte della Chiesa ucraina caratterizzata da forti divisioni – 169 contrari), “il suo mandato è di proseguire sulla strada dell’unità – annota Crepaldi – ma anche di insistere sull’educazione e sulla ‘presenza’ nella società”. Kirill è inoltre chiamato a “favorire un certo ‘illuminismo’ ortodosso, teso non solo a difendere quella Chiesa dagli attacchi della modernità, ma anche a tessere alleanze per una ripresa”. Su queste basi, conclude mons. Crepaldi, “sono possibili ed auspicabili convergenze significative nella collaborazione per il bene comune”.