TERRA SANTA
“La visita di Benedetto XVI sarà un momento storico che giunge in un tempo difficile ma siamo certi che contribuirà a ridare fiducia e coraggio ai cristiani, e non solo, e a rilanciare l’ecumenismo”. L’incontro con padre Ricardo Bustos, custode della basilica dell’Annunciazione di Nazareth, avviene a margine di un viaggio in Terra Santa promosso dalla Brevivet di Brescia riservato a giornalisti e sacerdoti impegnati nella promozione di pellegrinaggi, nel cortile del convento annesso al santuario mariano, che tra poche settimane, esattamente il 14 maggio, avrà “l’onore di ospitare il Papa” nel corso del suo viaggio apostolico in Giordania, Israele e Territori palestinesi. C’è grande attesa nella comunità dei frati, i lavori di ripulitura e sistemazione delle zone del convento adibite all’accoglienza del Pontefice stanno per iniziare, così come i preparativi per la sicurezza. Nazareth, Gerusalemme e Betlemme, sono le tre sole città in cui il Papa sosterà durante la tappa in Israele e Territori palestinesi. Comprensibile l’emozione e “un certo orgoglio” del francescano per la scelta degli organizzatori del viaggio.
Padre Bustos, come è organizzata la giornata di Benedetto XVI a Nazareth?
“Il Pontefice celebrerà la messa al Monte del precipizio. Nella zona, di proprietà comunale, i lavori di sistemazione sono alla fase iniziale e servirà affrettarsi per finirli in tempo utile. Il luogo dovrebbe ospitare 40-50 mila fedeli. Terminata la messa Benedetto XVI si trasferirà qui in convento per una visita privata, pranzerà con la comunità e avrà un breve riposo. Il Papa ha voluto mangiare con la comunità dei frati, lo stesso farà a Betlemme, e questo per noi francescani è un grande segno di riconoscenza e di affetto. Alle 16 circa l’incontro, storico, con il premier israeliano, al momento non sappiamo ancora chi sarà, sempre qui in convento, che si trova a metà strada tra la parte araba della città e quella di Nazareth Illith, ovvero la parta alta abitata soprattutto da ebrei. Benedetto XVI incontrerà poi i leader religiosi della zona che non saranno meno di 300-400. Ci sarà anche il tempo per una visita ai resti della Casa di Maria che al momento stanno restaurando. Per l’occasione i lavori verranno sospesi per essere ripresi subito dopo visto il carattere di urgenza che rivestono. La grotta infatti presenta diverse infiltrazioni di acqua”.
Almeno a sentire alcuni media israeliani a Nazareth non tutti sono contenti di questa visita. È così?
“Nei giorni scorsi ho sentito per radio la notizia che alcuni a Nazareth sarebbero contro l’arrivo qui di Benedetto XVI. Ma si tratta di ambienti oltranzisti legati alla massoneria, a Nazareth c’è una buona presenza di massoni. Non c’è da meravigliarsi se ci sono anche persone contrarie alla visita del Papa”.
Benedetto XVI incontrerà nel vostro convento il prossimo premier israeliano, che potrebbe essere il leader della destra Benyamin Netanyahu…
“La gente qui è scettica, a prescindere se il governo è di destra o di sinistra. Sanno che le cose non cambieranno mai senza leader coraggiosi capaci di scelte coraggiose di pace. Certo anche noi cristiani siamo chiamati a portare il nostro contributo alla vita del Paese. Dobbiamo impegnarci per far emergere figure preparate, rispettose delle idee altrui, senza escludere nessuna componente. Un vero dialogo esige il rispetto dell’altro. Sono certo che la visita del Papa potrà rafforzare anche l’identità cristiana a servizio del bene comune e del diritto”.
Intanto, però, i cristiani emigrano in cerca di stabilità e futuro migliore. Come fronteggiare questa emergenza e che contributo può dare il viaggio del Pontefice?
“Lavorare con le famiglie può essere una maniera per tentare di arginare questa emorragia, oltre che stimolare interventi sul piano sociale ed economico. Nella prossima visita il Papa benedirà la posa della prima pietra di un centro internazionale per la famiglia a chiusura di un anno dedicato, qui in Terra Santa, proprio alla famiglia. La condizione della famiglia in questa regione è piuttosto complessa, si pensa che sia ancora legata alla tradizione, ma questo tempo è finito. Assistiamo al passaggio dalla famiglia classica in cui i genitori e parenti rappresentavano dei modelli per i figli ad una in cui i figli vivono sempre più slegati e privi di modelli e valori forti. Separazioni e divorzi sono in crescita. I tipici clan familiari si stanno sfaldando sotto i colpi della secolarizzazione”.
La visita del Papa stimolerà senza dubbio i pellegrinaggi in Terra Santa. Anche i pellegrini possono aiutare a fronteggiare l’emergenza emigrazione?
“Certamente, anche perché i pellegrinaggi danno lavoro e molti nostri cristiani vivono di turismo religioso. Gli arrivi ora sono ripresi a crescere, grazie anche alla fine della guerra a Gaza. Il 2008 ha avuto numeri eccezionali. Comunque sarà difficile ripetere il 2008. Non è un problema di guerre: la Terra Santa ha visto molti conflitti ma le piste dei pellegrini non sono mai state toccate. Al contrario credo che in questa fase influisca molto la crisi economica e finanziaria mondiale. Ma certamente anche quest’anno i fedeli non faranno mancare la loro presenza e il loro apporto”.
a cura di Daniele Rocchi
(01 aprile 2009)