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La riflessione della Comece per le elezioni europee di giugno
Mentre l’Europa comunitaria entra in un periodo di importanti summit, decisioni e azioni per affrontare le emergenze del momento (recessione economica, questione ambientale ed energetica, migrazioni, sicurezza interna e internazionale) e mentre molte città si infiammano per le proteste delle popolazioni colpite dalla crisi, la Chiesa cattolica torna a riaffermare con vigore di credere al progetto di integrazione avviato oltre mezzo secolo fa dai “padri fondatori”. La dichiarazione diffusa dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) al termine dell’assemblea plenaria di fine marzo (cfr SIR Europa 22/2009) ribadisce alcuni punti fermi che aiutano a guardare oltre la congiuntura e ad impegnarsi per la costruzione di una “casa comune” fondata su valori condivisi e interessi comuni – pace, giustizia, democrazia, difesa dei diritti inviolabili – e capace di assurgere a protagonista mondiale. “Il processo d’integrazione europea merita di essere apprezzato nonostante alcune sue lacune”, scrivono i vescovi europei. Per questo motivo l’Ue è “sostenuta e promossa” quale “progetto di speranza per tutti i suoi cittadini”. Il documento, che viene diffuso in tutti i paesi membri grazie alle rispettive Conferenze episcopali, analizza il “periodo d’incertezza” dovuto alla crisi economica e finanziaria: in questo contesto l’Unione “ha dimostrato di essere un’oasi che si sforza di preservare la stabilità e la solidarietà tra i suoi membri”, disponendo della “capacità e dei mezzi per rispondere alle sfide più urgenti e più pressanti del nostro tempo”. È il concetto attorno al quale i Ventisette stanno serrando i ranghi: alle sfide comuni si risponde insieme, unendo le forze, facendo squadra. La Comece sottolinea però, come pochi altre voci hanno fatto finora, che il cammino d’integrazione non può essere considerato compito esclusivo dei governi e delle istituzioni politiche. Occorre, per superare il “deficit democratico” dell’Ue, una reale e consapevole partecipazione dei cittadini. Tanto è vero che i vescovi invitano esplicitamente gli elettori a recarsi alle urne a inizio giugno per scegliere gli eurodeputati della prossima legislatura: “Partecipando all’elezione del Parlamento europeo, tutti i cittadini hanno la possibilità di contribuire allo sviluppo e al miglioramento dell’Ue”. Segue un chiaro messaggio rivolto ai cittadini-credenti: “La Chiesa cattolica ha sostenuto fin dall’inizio il progetto d’integrazione e continua a sostenerlo ancora oggi. Tutti i cristiani hanno non solamente il diritto ma anche la responsabilità d’impegnarsi attivamente in questo progetto, esercitando il proprio diritto di voto”. Infatti la presenza dei cristiani nella vita politica, a partire dal momento del voto (senza limitarsi ad esso) si rivela essenziale per “riscoprire l’anima dell’Europa”, cruciale al fine di “rispondere ai bisogni fondamentali della persona umana e per il servizio del bene comune”. Non mancano precise indicazioni di ciò che ci si attende dall’Europarlamento. Un elenco ponderato e fermo, che parte dal rispetto della vita umana “dal concepimento fino alla morte naturale”, passa attraverso il sostegno alla famiglia, la promozione dei diritti individuali e sociali (ad esempio il lavoro). Il tutto sotto il segno della solidarietà comunitaria e verso gli altri paesi e continenti. Così i vescovi, anticipando le forze politiche europee, pongono sul tavolo un progetto di Europa con il quale misurarsi durante la campagna elettorale nei 27 Stati dell’Unione.