POLONIA

Le sfide della fede

La religiosità di un popolo “in cifre”

A quattro anni dalla morte di Papa Wojtyla, l’episcopato polacco si confronta e si interroga sulla religiosità del proprio popolo. Alcune statistiche denotano una fede ancora fortemente presente nella popolazione ma indicano anche un calo di partecipazione alla vita della Chiesa e alla vita liturgica che lascia molti interrogativi per il futuro. I polacchi e la fede. I vescovi sono preoccupati per una crisi morale, che sembra travolgere la società polacca. Lo afferma apertamente nella lettera pastorale inviata per la Quaresima l’arcivescovo di Katowice, mons. Damian Zimon, ricordando ai fedeli tra gli altri la validità del sacramento di riconciliazione. Secondo le statistiche recenti, la fede e la religiosità dei polacchi non sono molto diverse da quelle di 20 anni fa ma analizzando alcuni dati più specifici si può facilmente notare la ragione delle preoccupazioni da parte dell’episcopato. Il 95% dei polacchi si considera cattolico, e oltre la metà dichiara di partecipare alla liturgia eucaristica “almeno una volta a settimana”. Solo il 9% non va mai in chiesa, mentre il 2% si dichiara ateo. Secondo il 30% la fede dà senso alla vita. Il 42% prega quotidianamente mentre oltre il 25% almeno una volta a settimana. Non prega affatto solo il 5% degli interrogati. I recenti dati riguardanti la partecipazione alle messe domenicali (38% dei fedeli) dimostrano però un drastico calo delle presenze (il 6%) rispetto all’anno precedente. A questo riguardo, Edward Ciupak dell’università di Varsavia, fa notare che “Nella Chiesa polacca manca una personalità di grande prestigio, manca un leader e perciò i fedeli nelle chiese sono e saranno sempre meno numerosi. Il papa polacco ha legato i fedeli alla fede, mentre Benedetto XVI non può più assumersi quel ruolo”.“Religiosi ma senza fede”. Mons. Zbigniew Kiernikowski, vescovo della diocesi di Siedlce, afferma che la nostra epoca è ormai un’epoca postcristiana. “Senza la formazione e la catechesi, una volta assicurata in famiglia che oggi però non lo fa più, rimane solo il rito, mentre la vita cristiana confrontata con il Vangelo sembra una caricatura. Come spesso lo è il matrimonio in chiesa tra persone non credenti di fatto le quali spesso dopo un breve tempo affermano di non voler stare più insieme”, rileva il presule. Come dimostrano le statistiche, in Polonia la metà dei credenti non è contraria al divorzio, e così mons. Kiernikowski dice di vedere oggi “la necessità di differenziare la religiosità dalla fede. Si può essere una persona religiosa e al contempo non avere la fede. Si può partecipare alla liturgia e non capirla affatto. Ci sono delle persone che vanno in chiesa solo per compiere il loro dovere, per avere la coscienza a posto. Così come capita anche che alcuni sacerdoti guardano i fedeli solo in relazione all’ammontare delle loro offerte. Poiché la differenziazione tra fede e religiosità riguarda anche i sacerdoti”. I polacchi e la confessione. Secondo le analisi dell’Istituto statistico della Chiesa cattolica si confessa più volte all’anno il 56% dei polacchi mentre l’11% si accosta al sacramento di riconciliazione almeno una volta all’anno. Non pochi però lo fanno solo per avere il certificato necessario per un matrimonio religioso o per un battesimo. “I polacchi sempre più spesso considerano la confessione come terapia. In confessionale si aspettano comprensione, aiuto e sostegno, come da uno psicoterapeuta”, afferma il gesuiat Jacek Prusak secondo il quale l’analizzare con il confessore le proprie scelte ed i propri comportamenti è il risultato di un profondo cambiamento sociale. “Il rimorso è stato sostituito dal disagio”, afferma p. Prusak, mentre un’inchiesta pubblicata dal settimanale Newsweek dimostra che spesso anche i fedeli credenti e praticanti interpretano il catalogo dei peccati in maniera molto diversa da come lo fa il Catechismo della Chiesa. La Chiesa e il suo passato. Le statistiche dimostrano inoltre che, mentre nel 2004 il 78% della popolazione dichiarava di fidarsi dei sacerdoti i vescovi, l’anno scorso lo ha dichiarato solo il 65% dei polacchi (godono di una fiducia maggiore sia l’esercito sia le televisioni: tanto pubblica quanto privata). Maria Libiszowska Zoltowska dell’università di Varsavia, ritiene che il sempre maggiore distacco tra la gerarchia ecclesiastica e i fedeli, sia una conseguenza degli scandali con la partecipazione del clero che solitamente trovano una grande risonanza nei media e dei casi di apostasia da parte di alcuni sacerdoti di grande prestigio. Le statistiche recenti indicano poi che il 46% della popolazione, per metà giovani, è convinto che la Chiesa non ha fatto i conti con il proprio passato in maniera adeguata. Mons. Tadeusz Rakoczy della diocesi di Bielsko e Zywiec, afferma che “nell’atmosfera di una falsa libertà ogni giornale, ogni emittente televisiva può oggi impunemente deridere il magistero della Chiesa e accusare i suoi servitori di collaborazionismo con i servizi di sicurezza comunisti o di altri malfatti da condannare pubblicamente”.