CRISTIANI PER L'EUROPA
Un appello per le elezioni di giugno
Credere nella costruzione europea, unendo popoli e Stati dinanzi alle sfide del presente; operarvi con convinzione, da cristiani, per testimoniare i principi evangelici nella quotidianità politica. Voci di varie nazionalità valutano in senso favorevole l'”Appello ai cittadini in occasione delle elezioni di giugno 2009″ dei “Cristiani per l’Europa”. E rilanciano: “Cittadini al voto per far crescere un’Europa più democratica”.Cristiani protagonisti nell’Ue. “I credenti devono essere protagonisti della costruzione dell’Europa” e “i laici cattolici non possono dunque restare passivi” dinanzi agli “impegni che l’Ue ha dinanzi a sé”. Jerome Vignon, presidente delle Settimane sociali di Francia, commenta il documento diffuso il 1° aprile a Bruxelles dalla “Iniziativa di cristiani per l’Europa”. Il testo (una sintesi in SIR Europa n. 24/2009), firmato da personalità e referenti di associazioni di ispirazione cristiana di una dozzina di paesi, indica la necessità di rafforzare il processo di integrazione per “affrontare la crisi e le sfide dei tempi mediante un’Europa più unita, solidale e aperta al mondo”. “Il documento è il prodotto di quasi due anni di lavoro in cui si sono assommati contributi differenti. Esso ribadisce la necessità di stabilire un legame forte tra i valori di cui sono portatori i cittadini e i popoli d’Europa e il progetto dell’Unione europea”, dice Vignon. Il quale subito puntualizza i tre “messaggi principali” che a suo avviso emergono dal documento: “Anzitutto abbiamo bisogno dell’Europa” e “lo sperimentiamo a livello economico, sul piano demografico, per la tutela della famiglia, per far fronte alle emergenze ambientali”. “In secondo luogo, nelle pagine dei Cristiani per l’Europa si afferma che il Trattato di Lisbona è un buon trattato”. Radici e azioni quotidiane. Jerome Vignon sottolinea come l’articolato “affermi con forza la dignità della persona umana e ribadisca quei valori fondati nell’eredità cristiana”. “Non si tratta – precisa – di un trattato perfetto ma è un buon punto di partenza per dare slancio alle istituzioni comunitarie”. Inoltre, terzo punto, “dall’appello che viene lanciato dai laici cristiani, si evince un invito deciso, chiaro, a partecipare alle prossime elezioni per il Parlamento europeo”. “Dobbiamo portare – aggiunge il presidente delle Settimane sociali francesi – i cittadini nel cuore dell’Europa e per questo il momento democratico è essenziale”. Dello stesso avviso si dichiara Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione Ue: “Per rispondere alla crisi economica, al fenomeno migratorio, ai mutamenti climatici, occorre rafforzare le istituzioni e le politiche dell’Ue. Il Trattato di Lisbona è una buona risposta”. Anche da Barrot giunge un invito ai cittadini a recarsi alle urne il 4-7 giugno. Ma il fatto che il Trattato di Lisbona, come la precedente Costituzione Ue, non ha recepito la diffusa richiesta di affermare le radici cristiane dell’Europa non rischia di essere un boomerang? “Io credo che i valori cristiani debbano soprattutto essere praticati nell’esperienza quotidiana. In questo senso c’è bisogno di veri testimoni della fede e del portato evangelico nella vita di ogni giorno. Le grandi affermazioni di principio non mi bastano. Inoltre devo dire che il nucleo dei valori presenti nel Trattato e nella Carta dei diritti” annessa “mostrano con evidenza la radice cristiana” dell’Europa che si vorrebbe costruire tra Bruxelles e Strasburgo.La necessità di “fare rete”. L’eurodeputato socialista Jo Leinen si concentra su alcuni aspetti: “Il documento dei Cristiani per l’Europa afferma la bontà del Trattato di Lisbona, e io condivido questa impostazione. Mi piace molto, nel testo, anche la parte dedicata al cambiamento climatico e alla tutela dell’ambiente. Lo stesso vale per la solidarietà, tra generazioni, tra ricchi e poveri, che deve essere alla base dell’integrazione europea”. E la parte dedicata alla famiglia? “Su questo aspetto direi che il dibattito è aperto e le posizioni sono molteplici”. Patrizia Toia, rappresentante liberaldemocratica proveniente dalle fila democratico-cristiane, afferma: “Credo sia necessario, per il bene dell’Europa, che i cristiani facciano rete. Sia in politica, ma anche a livello culturale. E questo documento è un ottimo esempio. Mi ritrovo appieno nel suo contenuto, che riafferma la centralità della persona e della famiglia, il principio di solidarietà, la scelta per un’economia al servizio dell’uomo, l’impegno a difendere l’ambiente e la scelta per un’Europa aperta al mondo”. “Non posso immaginare l’Europa del futuro senza il contributo specifico dei cristiani”, riflette dal canto suo il popolare Alojz Peterle. “Ognuno, credente o meno, è chiamato a costruire un’Europa di cui c’è bisogno nelle sfide attuali. I credenti devono portarvi le loro specificità. Ovviamente riaffermiamo la laicità delle istituzioni politiche, ma l’Unione deve tener sempre conto dei sentimenti espressi dai popoli europei, proprio per fare in modo che il progetto della casa comune sia maggiormente condiviso e amato dai cittadini”.