La bandiere mancanti

KOSOVO

Guardando bene tra i colori di questo anniversario ci si accorge, però, come manchi qualcosa, perché non tutte le bandiere sono esposte per le strade del Kosovo. A sventolare sono soltanto quelle dei 54 Paesi che hanno riconosciuto il nuovo Stato (a marzo erano 55 e il numero è destinato a salire), con una netta prevalenza per quelle albanese e degli Stati Uniti, il Paese senza il cui intervento l’indipendenza sarebbe ancora solo un sogno. Ci sono i Paesi dell’Unione Europea ma senza Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro: Stati che vedono nell’indipendenza autoproclamata da Pristina un pericolo per le possibili secessioni interne. Non c’è nemmeno la bandiera della Russia, grande sostenitrice della Serbia che continua a ritenere il Kosovo una sua provincia. Continua infatti la battaglia diplomatica tra Pristina e Belgrado che impedisce il dialogo su questioni tecniche fondamentali, come la tutela del patrimonio religioso serbo, le privatizzazioni o il rientro dei profughi. La diplomazia kosovara continua a lavorare per allargare il consenso internazionale ma, contrariamente a quanto si aspettavano i politici locali, i riconoscimenti stanno procedendo lentamente e anche da parte dell’ Unione Europa è mancata una presa di posizione comune. Uno scenario complesso. “A un anno dalla proclamazione – ci spiega l’ambasciatore italiano a Pristina, Michael L. Giffoni – abbiamo una situazione su tre livelli differenti. Una realtà innegabile d’indipendenza della Repubblica del Kosovo con delle istituzioni che sono indipendenti e si comportano come tali, gestendo finanziamenti delle organizzazioni internazionali e di molti Paesi. A questa realtà si sovrappongono due altri livelli. Il primo è quello della mancata sostituzione della risoluzione 1244, per l’opposizione russa in Consiglio di Sicurezza, con una nuova risoluzione che prenda atto di una nuova situazione e riconfiguri la presenza della comunità internazionale. Questo è avvenuto solo parzialmente con la cessione da parte della missione delle Nazioni Unite, l’Unmik, di gran parte delle sue competenze nel campo dello Stato di diritto a Eulex, la missione europea di rule of law. Una missione su cui vi è la convergenza di tutti i 27 Paesi dell’Ue, non solo dei 22 che hanno riconosciuto il Kosovo”. La missione Eulex, forte di tremila uomini, è stata dispiegata a partire dal novembre 2008 ed ha ereditato dall’Onu il compito di accompagnare le nuove istituzioni kosovare nei settori delle dogane, della giustizia e della polizia. Un Paese diviso. Non tutti i kosovari hanno però festeggiato il 17 febbraio. Specialmente nel nord del Paese i serbi hanno manifestato, alla presenza di alcuni deputati di Belgrado, contro un’indipendenza mai accettata. Il cammino d’integrazione delle municipalità a maggioranza serba del Nord del Kosovo e in generale di tutti i serbi (il 5,3% della popolazione) resta una delle questioni politiche centrali per Pristina. Indispensabile per evitare una spartizione del Paese che di fatto già esiste. “Speriamo si possa arrivare a un processo d’integrazione che coinvolga anche il Nord del Paese, dove Eulex è presente”, ha concluso l’ambasciatore italiano, che aggiunge: “Questo è il terzo livello della realtà in cui emerge come la sovranità e l’indipendenza di cui si celebra l’anniversario non sia piena perché non riguarda tutto il territorio. È su questa scollatura tra differenti livelli di realtà che la comunità internazionale deve lavorare se si vuole uno sviluppo positivo della questione kosovara”.(09 aprile 2009)