CHIESE ED EUROPA
Convegno sul ruolo delle Chiese nel processo di integrazione europea
“La Chiesa cattolica e le altre Chiese cristiane di fronte al processo di integrazione europea”. Su questo tema, un gruppo di storici ed esperti, italiani, francesi e tedeschi, si sono dati appuntamento a Roma per un dibattito che si è tenuto venerdì 17 aprile su iniziativa della Fondazione Alcide De Gasperi. I relatori, ripercorrendo la storia del ‘900, hanno delineato il ruolo che la Chiesa, il papato e gli episcopati europei hanno avuto nel processo di integrazione europea. Alla base di questo interessamento per il progetto europeo, c’è “la dimensione spirituale e cristiana” di cui la Chiesa è portatrice insieme ad una visione dell’uomo. Ed è una dimensione che ha coltivato su un’esperienza millenaria. È quello che Paolo VI va a dire all’Onu: “noi siamo esperti di umanità”.Nessuna rivendicazione. La Chiesa è “esperta in umanità” e solo in questa veste e per questa ragione chiede di non essere marginalizzata nella “sfera privata” e di essere riconosciuta per il suo “rilievo sociale”. Lo ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio che è intervenuto al convegno in qualità di storico. Nel ripercorrere la storia del ‘900, Riccardi ha detto che in questo secolo “l’Europa appare come un mondo uscito da Dio. La religione viene progressivamente emarginata dallo spazio pubblico e sospinta nella vita privata”. “Più modernità, meno religione: questo sembrava il destino della storia”. E invece “la storia ha smentito questo modello”. Per questo, una istanza particolarmente cara al cattolicesimo del 900 è la “libertà religiosa” e cioè la consapevolezza che “la dimensione religiosa, spirituale e cristiana ha uno spessore sociale che va riconosciuta”. “La religione – ha proseguito Riccardi – non è solo un fatto che riguarda un gruppo più o meno numeroso di persone ma in qualche modo innerva il tessuto sociale con correnti profonde. Un pensiero che fino a qualche anno fa sembrava una rivendicazione. Ma oggi appare più evidente il nuovo ruolo delle religioni nella vita sociale”. Italia. Lo storico italiano Alfredo Canavero, presidente della Fondazione Lazzati lancia un invito ai “cattolici” perché a giugno si rechino al voto per il rinnovo del Parlamento europeo. E spiega: “L’Europa fonda la sua storia sulle radici cristiane ma se queste radici non vengono alimentate e curate oggi finiscono in futuro per inaridirsi e si costruisce un’Europa che è solo l’Europa dei tecnocrati, l’Europa radicale, un’Europa che poi con il mondo cattolico avrebbe davvero molto poco a che fare”. E questa deriva “sarebbe responsabilità dei cattolici che si dicono europeisti a parole che poi non lo sono nei fatti”. Lo storico fa poi rilevare che la partecipazione della Chiesa cattolica al progetto europeo (con l’istituzione del Ccee, della Comece e di altre iniziative) nasce dalla consapevolezza che “senza il cristianesimo non si riesce a comprendere l’Europa. Questo è il legame principale che unisce il mondo cattolico all’Europa”. Francia. Il direttore del Centro studi e ricerche sul Concilio vaticano II, Philippe Chenaux, che si occupa di integrazione europea sin dagli esordi della carriera universitaria, ricorda come in Francia “l’attenzione dei cattolici verso la Comunità ha segnato fasi alterne”. Negli anni precedenti la fondazione della Cee, e “sull’onda dell’azione politica di uomini di governo come Robert Schuman”, il dibattito su questi temi era diffuso e l’episcopato “rilanciava gli interventi europeisti di papa Pio XII”. Poi, con le difficoltà legate alla ratifica del trattato Ced (Comunità europea di difesa, 1954) e l’avvio della Comunità economica (1957), “gli entusiasmi si raffreddarono”, mentre “emersero nuove posizione scettiche o prudenti”, anche in ambienti come quelli della rivista “Esprit” o delle Settimane sociali di Francia. Il ritorno al potere di De Gaulle decretò poi un nuovo e più prudente atteggiamento dei francesi – e fra questi dei cattolici – verso la costruzione comunitaria, che “giunge fino ai nostri giorni”.Germania. “Il dibattito in Germania sulla opportunità di aderire o meno al nascente progetto europeo – ricorda Thomas Brechenmacher, storico dell’Università di Potsdam – si intrecciò con quello della realizzazione della Repubblica Federale, del riarmo tedesco nel dopoguerra, della collocazione internazionale del paese, della divisione in due della nazione”. Ed aggiunge: “era chiaro che l’Europa avrebbe rappresentato un baluardo contro l’espansione del blocco comunista”. “E questa era anche la convinzione del cancelliere Konrad Adenauer, personalità capace di un forte influsso sull’opinione pubblica di allora”. Brechenmacher si sofferma inoltre ad analizzare il rapporto tra le varie confessioni cristiane, presenti in Germania, e il processo unitario, rilevando come “l’impegno maggiore in questo senso è riscontrabile soprattutto negli ambienti cattolici come quello del Katholikentag”, che tuttora rappresenta una forma di presenza organizzata dei credenti aperti e sostenitori dell’Unione europea.