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Non dimenticare i Balcani

Elezioni europee: uno sguardo a un’area ancora in sofferenza

Nulla è semplice quando si parla dell’ex-Jugoslavia e occorre tenerlo presente anche in prossimità delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Della difficile situazione ha dovuto rendersene conto anche l’ex presidente finlandese Martii Ahtisaari. Le sue indubbie capacità diplomatiche – dimostrate quale mediatore Onu per lo status del Kosovo in un impegno per cui aveva ottenuto il premio Nobel per la pace – non sono state sufficienti a far trovare un punto d’intesa fra i governi di Slovenia e Croazia su quella che è conosciuta come “questione dei confini”. La Croazia nel 2003 ha presentato domanda d’ingresso nell’Unione europea, divenendo candidato ufficiale all’Ue il 18 giugno 2004. Le sue aspettative hanno però dovuto scontrarsi sinora con il veto della Slovenia, a tutt’oggi unico fra i numerosi Stati nati dalle ceneri di quella che fu la Jugoslavia di Tito, a far parte dell’Unione. E fino a quando persiste un veto a Zagabria non è immaginabile concretizzare che l’allargamento possa comprendere la Serbia, con conseguenze a cascata interessanti anche il futuro del Kosovo e incertezza persistente per tutto lo scacchiere balcanico/adriatico. Oggetto del contendere fra Lubiana e Zagabria è primariamente il confine marittimo nel Golfo di Pirano (e, quindi, il futuro della fascia epicontinentale e delle zone economiche esclusive) e quello terrestre dell’area della Dragona in Istria. In gioco notevoli interessi economici, specie per quanto riguarda il settore della pesca. Verificata l’incapacità dei governi di giungere autonomamente ad un accordo, il Commissario europeo all’allargamento, Olli Rehn, aveva pensato di affidare la mediazione ad una personalità “super partes” individuata proprio in Ahtisaari. Ma il diplomatico finlandese, dinanzi all’intransigenza delle parti, ha dovuto ben presto gettare la spugna osservando che l’unica soluzione potrà essere il ricorso ad un arbitrato internazionale. Zagabria vuole rivolgersi al Tribunale internazionale dell’Aja o a quello del diritto alla navigazione europea di Amburgo; Lubiana chiede sia rispettato il principio di equità, l'”ex aequo et bono”, tenendo conto quindi anche di elementi non strettamente previsti dal diritto come la storia. Unico punto d’accordo l’impegno di entrambe a non presentare documenti successivi alla data di proclamazione dell’indipendenza (25 giugno 1991). Nel frattempo, ai primi di aprile, la Croazia è entrata, insieme all’Albania, a far parte della Nato. Secondo Zagabria, se la questione dei confini non ha ostacolato tale adesione, non si capisce perché debba essere preclusiva all’entrata nell’Unione (tenuto per di più conto che Bruxelles aveva accolto al proprio interno Lubiana nel 2004, pur nell’incertezza sul nuovo confine sudorientale dell’Unione). Mercoledì scorso (22 aprile) un nuovo vertice, a Bruxelles, fra Olli Rehn e i ministri degli Esteri croato, Gordan Jandrokovic, e sloveno, Samuel Zbogar, non ha ottenuto alcun risultato ma ha permesso al Commissario europeo di presentare l’ennesima ipotesi di compromesso. Il documento sarà oggetto dell’incontro fra i primi ministri di Zagabria, Ivo Sanader, e Slovenia, Borut Pahor, in programma nei prossimi giorni. Dalle loro risposte si potrà comprendere quando la Croazia potrà divenire, nel 2011, il 28° Stato dell’Unione. La pace duratura per l’area balcanica passa proprio attraverso l’adesione dei Paesi dell’ex-Jugoslavia. Sino ad oggi hanno, infatti, bussato alla porta di Bruxelles – firmando l’Accordo di stabilizzazione e associazione – anche Macedonia, Albania, Montenegro, Serbia e Bosnia ed Erzegovina. Però, fino a quando non passerà Zagabria sarà ben difficile fare spazio a tutti gli altri.