ISLAM IN EUROPA
Incontro dei delegati nazionali per il dialogo a Bordeaux
L’Europa ha una responsabilità unica: può diventare laboratorio in cui cristiani e musulmani dimostrano al mondo che è possibile “vivere insieme, in maniera armoniosa, con uno stile basato sulla comprensione e il rispetto dell’altro”. Lo ha detto il card. Jean Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vice-presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) spiegando la motivazione che ha portato il Ccee a promuovere il 27 e il 28 aprile a Bordeaux il primo incontro dei vescovi e dei delegati delle Conferenze episcopali, responsabili delle relazioni con l’islam. “E’ una sfida – ha detto il cardinale -, ma occorre dimostrare che è possibile vivere insieme in modo armonioso, a partire dal dono del meglio di se che ciascuna tradizione religiosa può fare all’altro. Non si tratta solamente di stabilire relazione pacifiche ma di essere insieme testimoni del fatto che queste relazioni pacifiche tra le persone possono esistere”. Nell’ambito poi del Ccee – fa notare l’arcivescovo francese – ci sono “paesi dove l’islam è addirittura in situazione di maggioranza come in Bosnia ed Erzegovina, l’Albania e la Turchia”. Si avvertiva la necessità di un incontro tra i responsabili delle conferenze episcopali per le relazioni con l’islam per “scambiare esperienze, approcci, questioni ed interrogativi circa questa presenza”. Una “grazia per i cristiani”. All’incontro è stato presente anche il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Il dialogo tra musulmani e cristiani – ha detto, prendendo la parola, è “una grazia per noi cristiani, perché ci obbliga ad approfondire la nostra fede, in quanto non si dialoga sull’ambiguità; a non guardare l’altro come un concorrente, ma come un ricercatore di Dio e dell’Assoluto; a testimoniare che l’uomo non vive di solo pane”. Il cardinale ha annunciato ai delegati presenti che il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso si sta occupando della redazione di alcuni Orientamenti pastorali per un dialogo ‘in veritate et charitate’ che, speriamo – ha detto – “possa arrivarvi con la ripresa delle attività pastorali, e quindi dopo la pausa estiva”. All’incontro di Bordeaux erano presenti delegati di 17 paesi d’Europa tra i quali spiccavano le nazioni dove la presenza musulmana è diventata negli ultimi anni importante come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, l’Austria e paesi come la Turchia dove la religione musulmana è quella di maggioranza. Secondo i dati presentati dallo stesso card. Tauran, la percentuale dei musulmani in Europa è del 3/4 per cento rispetto alla popolazione totale. E grazie alle politiche dei ricongiungimenti familiari degli anni ’90, i musulmani arrivati in Europa tendono a rimanerci. Parte integranti delle società. “Solo fino a 30 anni fa – ha detto padre Hans Vöcking, esperto di Islam per il Ccee, -, la presenza dei musulmani in Europa rientrava per le Chiese nella categoria degli aiuti agli immigrati. Oggi c’è la constatazione che i musulmani fanno parte integrante delle società europee e questa presenza necessita di una riflessione diversa che è al tempo stesso pastorale, sociale, caritativa e religiosa”. Dai rapporti presentati dalle singole chiese emerge un quadro complesso e variegato Un fittissimo scambio di esperienze, problemi e vedute ha infatti caratterizzato l’incontro di Bordeaux. In Germania, per esempio, si contano circa 3,5 milioni di musulmani di cui il 75% è di origine turca. Si contano nel paese 2.500 luoghi di preghiera, 180 grandi moschee con cupola e minareti e il loro numero è destinato a raggiungere presto le 300 unità. In Francia, si stimano 5 milioni di persone di cultura e tradizione islamica. “L’Islam – racconta padre Christophe Roucou – è sempre più visibile, dalla costruzione di moschee, alle associazioni, al commercio. Si vorrebbe passare da un islam in Francia ad un Islam di Francia”. In Italia le stime parlano di un milione di musulmani. “La presenza islamica nel nostro paese – ha detto don Gino Battaglia, responsabile dell’ufficio per l’ecumenismo e del dialogo della Cei – è una presenza estremamente plurale, frammentaria, composita e complessa”. Tra le sfide, don Battaglia ha sottolineato la persistenza di “un’ondata di razzismo e xenofobia che ha colpito anche la popolazione musulmana”. Per questo – ha detto – è necessario coltivare “il dialogo e l’incontro” per “contrastare una lettura allarmistica della situazione che non torva fondamento reale”. Il grido della Turchia. Completamente diversa la situazione in Turchia dove – come ha raccontato don Mauro Pesce, segretario generale della Conferenza episcopale turca -, su una popolazione di 75 milioni di abitanti, i cristiani sono solo 110 mila su una maggioranza musulmana. Don Pesce ha raccontato tutte le difficoltà che i cristiani (delle varie confessioni) hanno nel vivere la propria fede ed ha ringraziato “il Santo Padre e tutti quei cristiani che nell’anno paolino hanno fatto visita in Turchia con iniziative e pellegrinaggi che hanno dato una maggiore visibilità ai cristiani di Turchia”. La Chiesa cattolica – ha aggiunto Mauro Pesce – guarda con favore all’entrata della Turchia in Europa perché forse rappresenta ad oggi l’unica strada perché il Paese si adegui alla legislazione europea in materia di diritti umani e rispetto delle minoranze”.