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Europa, libertà religiosa e libertà di educazione
“Il ruolo della religione nella vita dell’uomo e scopo dell’educazione”. Questo il titolo del discorso che il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Ccee, ha pronunciato il 4 maggio a Strasburgo presso il Consiglio d’Europa, intervenendo ad una tavola rotonda in merito ad una ricerca Ccee sull’insegnamento della religione in Europa (cfr servizi: CCEE – Una nuova “cittadinanza” e Una risorsa per l’Europa). Ne pubblichiamo alcuni stralci. La libertà religiosa risponde al diritto dei genitori ad educare i figli nella propria religione e al diritto dei giovani a ricevere l’insegnamento della religione. Quando la Chiesa Cattolica o altre comunità cristiane o religiose offrono un insegnamento religioso, esse non fanno dunque che venire incontro a questo diritto umano fondamentale. La Chiesa non domanda privilegi né trattamenti di favore. La Chiesa è consapevole del fatto che il rispetto della libertà religiosa è un punto essenziale e che nessuna proposta di fede può essere imposta con la forza.L’idea laicista, che intende imporre la propria concezione della religione, affermando che questa deve restare un affare privato, non rispetta neanche l’aspetto comunitario della libertà e pertanto nega qualcosa che è costitutivo della stessa religione. In fondo, affermare che la religione rappresenta esclusivamente un affare privato vale a dire che Dio, se esiste, non ha niente a che fare con la vita sociale e conseguentemente che la fede è qualcosa che ha scarso impatto sulla vita reale. E’ per questo che coloro che negano la pertinenza di Dio alla vita affermano che Dio non è veramente Dio. Essi gli contestano in effetti la possibilità di essere in rapporto con la realtà da Lui stesso creata. Questa è sicuramente una delle possibili risposte alla questione religiosa che l’uomo si pone. Da un punto di vista democratico, si può sostenere che la convinzione agnostica di una persona deve essere rispettata quanto le convinzioni religiose, a causa della libertà e della dignità della persona umana. Quando la Chiesa insiste, attraverso il Concilio Vaticano II, sull’importanza della difesa della libertà religiosa, essa antepone il fatto che gli Stati sono tenuti a garantire la libertà e non possono quindi imporre una visione, qualunque essa sia, concedendo l’esclusiva ad una religione o a un’altra visione del mondo. E’ evidente che una società non può sopravvivere senza osservare un minimo di valori, senza accettare un denominatore comune.In un’epoca in cui tanti percepiscono i segni di una crisi, non soltanto economica e finanziaria, ma soprattutto di valori e di senso della vita, l’educazione religiosa può rivestire un ruolo determinante per lo slancio rinnovatore che essa comunica alle persone e alla cultura. Quante volte il Santo Padre Benedetto XVI e il Servo di Dio Giovanni Paolo II hanno affermato che abbiamo bisogno di un’ecologia umana, in altre parole di un’attenzione all’umano che tenga conto di tutti gli aspetti della vita individuale e sociale, interiore ed esteriore, emotiva e politica! E’ per questo che attrae la convinzione della Chiesa che sia suo dovere continuare a educare i giovani, facendo tutto il possibile per offrire loro un’istruzione di alto livello. Se la religione è connaturata alla vita degli uomini, l’insegnamento della religione deve essere presente laddove si fa l’educazione della persona, cioè nelle scuole e in tutti gli areopaghi del mondo attuale. Siamo convinti che il contributo delle religioni in generale, e quello della Chiesa Cattolica in particolare, diano alla vita una prospettiva nuova e un orizzonte più vasto, rendendola veramente più umana e capace di generare una società più solidale e ricca di speranza.