Austria: medicina palliativa anziché eutanasiaSi è svolto a Vienna dal 7 al 10 maggio il congresso mondiale sugli hospice. Il convegno è stato occasione per ribadire anche il no alla legalizzazione dell’eutanasia attiva, da cui ha messo in guardia il professor Lukas Radbruch presidente della Società europea per la medicina palliativa. “L’uccisione dei medici senza il consenso o addirittura contro la volontà del paziende potrebbe prima o poi diventare accettabile”, ha dichiarato l’esperto nel corso della conferenza stampa inaugurale, come riportato dall’agenzia di stampa cattolica Kathpress. “Occorre lavorare contro questi sviluppi per motivi medici, giuridici, sociali, etici e religiosi”, ha osservato, aggiungendo che “da un punto di vista etico, l’uccisione di una persona non è giustificabile neanche dal desiderio del paziente”. Radbruch ha illustrato che “nel lavoro con i pazienti sottoposti a trattamenti palliativi, le persone che chiedono l’eutanasia, non esprimono più questo desiderio se ottengono un’assistenza medico-palliativa adeguata”. Inoltre, “se un paziente continua ad esprimere questa volontà”, ha aggiunto, “di norma si tratta di una richiesta di aiuto”, motivata dalla “paura di perdere l’autonomia, di essere soli o di pesare a qualcuno, nonché dalla paura del dolore o di perdere la propria dignità”: paure, ha spiegato “che è possibile affrontare con una buona assistenza palliativa”. Anche il medico viennese Hans-Georg Kress, Presidente del comitato organizzativo del congresso, è intervenuto sul tema dell’eutanasia, criticando i sondaggi secondo cui la metà della popolazione austriaca sarebbe favorevole alla legalizzazione dell’eutanasia: “Ciò non può essere provato scientificamente”, ha affermato, citando uno studio condotto dal Wiener Wilhelminenspital su pazienti sottoposti a cure palliative. Il risultato dello studio ha dimostrato che su 778 pazienti intervistati, solo 2 hanno espresso la volontà di essere sottoposti ad eutanasia: “E quando queste persone hanno visto cosa può fare per loro la medicina palliativa, non hanno più espresso questo desiderio”, ha concluso. Inghilterra: scuole cattoliche a rischio La Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles dovrà trovare circa 100 milioni di sterline, oltre 111 milioni di euro, per rispondere alle esigenze di un programma pubblico che vuole il rinnovamento e l’ammodernamento di un numero di scuole cattoliche elementari finanziate dallo Stato. Se le diocesi non trovassero i fondi previsti dal programma le scuole potrebbero perdere il loro status di “voluntary-aided”, e quindi i fondi dello Stato che coprono tutti i costi di gestione delle scuole. Secondo un rapporto pubblicato dal centro di studi cattolici “Las Casas Institute” intitolato “Futuri comuni: Ed Balls, Michael Gove e la sfida alle scuole cattoliche”, le diocesi più ricche potrebbero trovare i fondi per pagare i lavori chiesti dallo stato, ma quelle più povere si troveranno in difficoltà e potrebbero essere costrette a chiudere le scuole. Tra le diocesi che verranno colpite in modo più duro ci sono quella di Northampton, Portsmouth, Nottingham, East Anglia, Brentwood e Salford. “Un incentivo alla chiusura delle scuole cattoliche è stato inserito nel sistema”, si legge nel rapporto. Si tratta di una situazione resa ancora più difficile anche dal costo dell’assicurazione sull’edificio in caso di incendio o inondazione che fino ad oggi è stato pagato con fondi pubblici.Lussemburgo: medici contro l’eutanasiaI medici del Lussemburgo protestano contro la nuova legge sull’eutanasia, in vigore nel Paese. Come riferito dall’agenzia di stampa cattolica austriaca Kathpress, sedici medici hanno rivolto un appello ai colleghi affinché firmino una petizione contro la legge. Dal 17 marzo scorso, in Lussemburgo i medici possono praticare l’eutanasia attiva senza essere più perseguibili penalmente. Secondo quanto riportato dai media del Principato, gli autori dell’appello promuovono invece un’assistenza di livello qualitativo elevato per i pazienti, da contrapporre all’eutanasia. I medici devono dimostrare ai politici “in cosa consiste il compito di un medico” e far comprendere “che le norme etiche non possono mai essere subordinate ad un orientamento politico”, si legge nell’appello. Il Parlamento lussemburghese aveva approvato la legge poco prima di Natale con una maggioranza risicata, a seguito di un dibattito fiume: 31 parlamentari avevano votato a favore e 26 contro, altri 3 si erano astenuti. Nel frattempo era fallito il tentativo degli oppositori all’eutanasia di sottoporre a referendum la materia. Il Lussemburgo è pertanto, dopo i Paesi Bassi e il Belgio, il terzo Paese dell’Unione europea in cui l’eutanasia attiva praticata dai medici non è più considerata reato.