CONSIGLIO D'EUROPA

Contro ogni violenza

Più impegno per il dialogo interculturale

Contrastare tutte le forme di violenza contro i minori (“perché è facile passare dallo schiaffo agli abusi peggiori”). Operare per una parità effettiva tra donne e uomini (“è ora di porre termine alle violenze domestiche così come alla tratta”). Favorire il dialogo interculturale (“ce n’è più che mai bisogno”). Sono alcune delle priorità d’azione indicate da Maud de Boer Buquicchio, vice segretario generale del Consiglio d’Europa dal 2002. Nata nel 1944 a Hoensbroek, nei Paesi Bassi, sposata, due figli, De Boer ha compiuto studi linguistici, letterari e giuridici. Dopo il primo impiego al CdE nel 1969, ha assunto responsabilità alla Corte europea dei diritti dell’uomo. A Gianni Borsa di SIR Europa spiega il ruolo dell’organizzazione che ha sede a Strasburgo nel sessantesimo della fondazione, avvenuta con il Trattato di Londra del 5 maggio 1949.Il Consiglio d’Europa nasceva 60 anni fa quale prima organizzazione sovranazionale di respiro continentale. Quali furono i motivi che portarono a questa decisione? “L’organizzazione nasceva sulle ceneri della seconda guerra mondiale per ricostruire l’Europa sulle basi della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto. Al grido di ‘Mai più’, si intendeva procedere verso un continente fondato sulla prosperità, la solidarietà, senza mai dare per scontati i principi fondamentali, a partire della pace. Per queste ragioni l’impegno di oggi, come quello di allora, guarda con massima attenzione alle generazioni giovani e a quelle future. Questo è l’impegno che credo si possa confermare per i prossimi sessant’anni del CdE”.Dal dopoguerra il contesto storico, politico e culturale europeo è profondamente mutato. Secondo lei, il CdE ha contribuito a tale evoluzione?“Credo proprio di sì. Il Consiglio riuniva nel 1949 dieci Stati fondatori, tutti dell’Europa occidentale, che oggi sono diventati 47, coprendo di fatto l’intero. Manca solo la Bielorussia tra gli Stati membri: un’assenza che stona! Tutti i paesi membri hanno ratificato la Convenzione europea dei diritti fondamentali varata dal Consiglio nel 1950, grazie alla quale si opera per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali: si tratta di una vera conquista di civiltà che si deve al CdE”. Tutela dei diritti individuali e sociali, promozione della democrazia e dello stato di diritto. Su quali di queste sfide si concentra in questa fase il Palais de l’Europe?“Direi che occorre agire contemporaneamente su tutti questi versanti. Infatti non ci può essere democrazia senza diritti, e viceversa”.Xenofobia, terrorismo, cybercrimine, tratta delle donne e dei minori, multiculturalità, dialogo interreligioso: sono tra i campi in cui il Consiglio promuove molteplici iniziative. È possibile trovare, a livello continentale, forme condivise di promozione dei diritti e di rispetto della dignità delle persone?“In questi ambiti sono stati adottati dei trattati che hanno carattere vincolante per i paesi membri del Consiglio d’Europa. È necessario muoversi, in tutti questi ambiti, secondo tre principi: la prevenzione, la persecuzione dei reati, la protezione delle vittime. Fra l’altro tengo a sottolineare che i trattati CdE sono aperti alla sottoscrizione di tutti i paesi del mondo, proprio perché i diritti, la democrazia, la dignità dell’uomo non possono avere confini. Sono temi a carattere globale i cui rimedi devono essere globali”.Quali i risultati ottenuti di recente? Ovvero, quale efficacia registra, a suo avviso, l’azione del Consiglio d’Europa?“Il Consiglio d’Europa ha dei settori definiti d’azione, differenti da quelli – più ampi e spesso molto concreti – dell’Unione europea. Al CdE poniamo l’accento sui valori, sui diritti, sulla cultura e dunque il nostro è un lavoro di lungo periodo. Si tratta di elementi la cui importanza si percepisce quando essi vengono disattesi, come nel caso delle libertà individuali o del rispetto delle minoranze. Ciò premesso, segnalo alcuni punti fermi il cui merito va anche al CdE: lo stop alla pena di morte in tutto il continente, il riconoscimento dei minori come soggetti di diritti, l’accresciuta parità tra donne e uomini, benché in tale ambito rimanga ancora moltissimo da fare. Il CdE agisce per il miglioramento delle condizioni di detenzione nelle carceri… Mi capita sovente di affermare che se il CdE non ci fosse, bisognerebbe inventarlo”. Una domanda sui rapporti con l’Unione europea. Si è trovata una forma di collaborazione stabile?“L’Ue27 si occupa oggi di questioni che un tempo erano di pertinenza del Consiglio d’Europa. Anche per tale ragione nel 2007 è stato siglato un Memorandum d’intesa che mi auguro possa migliorare le relazioni. Di sicuro è necessario che l’Unione europea aderisca alla Convenzione per i diritti dell’uomo, che oggi vincola i suoi Stati membri; ciò è essenziale in quanto sempre più spesso l’Ue opera in campo internazionale con una propria soggettività”.