TERRA SANTA ED EUROPA
Il viaggio di Benedetto XVI e l’impegno europeo per i cristiani e la pace
Si è concluso il 15 maggio scorso il pellegrinaggio in Terra Santa di Benedetto XVI. Bilancio positivo per una visita preannunciata da polemiche ma realizzatasi nel segno del dialogo con ebrei e musulmani e con l’affermazione chiara e forte del Papa per la pace, per il riconoscimento reciproco di Israele e Stato palestinese e soprattutto per il sostegno ai cristiani in Terra Santa. Del significato delle parole del Papa, delle implicazioni per i cristiani in Terra Santa e dell’impegno europeo per queste popolazioni abbiamo parlato con Otmar Oehring, capo dell’Ufficio per i Diritti umani di Missio-Aachen.Quali riflessi avranno per i cristiani di Terra Santa la presenza, le parole e la preghiera di Benedetto XVI? “Sicuramente è da ritenere che le aspettative dei cristiani arabi in Israele e dei cristiani nelle aree controllate dai palestinesi siano state soddisfatte dai discorsi del Santo padre sia relativamente al dialogo cristiano-islamico che alle questioni politiche. A parte ciò, occorre anche attendersi che i cristiani in Terra Santa continueranno a dover affrontare i problemi con cui si sono confrontati fino ad ora. I valori positivi del Santo Padre sul dialogo cristiano-islamico costituiscono naturalmente un sostegno per i cristiani in Terra Santa e per i musulmani interessati ad una pacifica convivenza con i cristiani e che addirittura considerano questa convivenza come valore. Per contro, le forze islamiche radicali non sono affatto interessate ad un dialogo serio e non saranno ispirate dall’impegno del Papa ad avere un dialogo e un confronto con l’Islam per tentare un ripensamento delle proprie posizioni. Il cambiamento della situazione dei cristiani in Terra Santa dipende da decisioni politiche che non possono essere lasciate solo ai protagonisti della regione, ma dipendono in modo determinante dal serio coinvolgimento degli Usa e anche dell’Ue”.Cambierà qualcosa dopo questa visita?“Non si può non essere d’accordo con l’appello del Papa. Dopo tutto ciò che abbiamo sentito in questi giorni, il fatto che il Santo Padre abbia visitato la Terra Santa viene visto dai cristiani della regione come un incoraggiamento. Ciononostante occorre comprendere chiaramente che la visita papale non cambierà molto le condizioni generali dei cristiani in Israele così come quelle dei cristiani nelle aree controllate dai palestinesi. I cristiani arabi continueranno ad essere cristiani ‘arabi’ o ‘palestinesi’ e continueranno a dover sopportare di essere trattati in modo subalterno. I cristiani delle aree controllate dai palestinesi continueranno ad essere ‘cristiani’ palestinesi e dovranno tollerare di essere trattati di conseguenza. Un cambiamento di questa situazione è da prevedersi – e non nel breve periodo, bensì nel medio periodo – solo nel caso in cui le condizioni politiche generali della regione cambino in modo radicale e una convivenza pacifica di cristiani, ebrei e musulmani diventi possibile nello spirito dell’equiparazione di Israele e delle aree controllate dai palestinesi. Occorrerà per questo anche un maggior impegno internazionale, in particolare dell’Ue”.Cosa possono fare le Chiese europee per aiutare i cristiani in Terra Santa? “È certamente importante che le Chiese europee dimostrino ai cristiani in Terra Santa la loro solidarietà. Ciò, come peraltro è accaduto in passato, può avvenire attraverso visite regolari di rappresentanti della Chiesa e con i pellegrinaggi, ma anche con un sostegno materiale, laddove ciò sia davvero necessario. Ma è altrettanto importante che le Chiese europee si impegnino nel dialogo con i governi dei rispettivi Paesi per contribuire a livello nazionale ed europeo a un cambiamento radicale delle condizioni generali politiche della regione”. L’impegno del CceeIl Consiglio delle conferenze episcopali europee appoggia l’iniziativa che si chiama “The Co-ordination of Episcopal Conferences in Support of the Church of the Holy Land (Gruppo di coordinamento delle Conferenze episcopali in sostegno alla Chiesa in Terra Santa). Si tratta di una trentina tra vescovi e rappresentanti di Conferenze episcopali e organismi ecclesiali europei e nord americani che visitano in gennaio le popolazioni cristiane e le Chiese presenti in Terra Santa. È negli anni Novanta che si possono rintracciare le origini di questo particolare coordinamento quando la Conferenza episcopale degli Stati Uniti lavorava a stretto contatto con la Chiesa in Terra Santa su temi riguardanti in particolare il futuro di Gerusalemme. Nel 1997 la Conferenza episcopale degli Usa chiese alle Conferenze episcopali europee di condividere insieme il loro impegno in sostegno della Chiesa in Terra Santa. Così nasce il coordinamento che dal 1998 compie annualmente una visita di solidarietà.