Elezioni europee
Fra il 4 e il 7 giugno i cittadini Ue sono chiamati ad eleggere il Parlamento europeo. L’evento di “democrazia partecipativa” avviene però entro un quadro normativo comunitario consolidato e – in parte – sorpassato. Infatti il Trattato di Lisbona, definito nel 2007 per riformare l’edificio Ue dopo il grande allargamento del 2004, resta in stand by dopo la bocciatura irlandese del giugno 2008. Attraverso i trattati, che costituiscono le fondamenta giuridiche del processo di integrazione, si può ricostruire una sorta di storia europea vista tramite l’evoluzione del diritto.
Dalla Ceca alla Cee. Il primo passo ufficiale del cammino verso l’Europa unita avviene nel 1951. Al 9 maggio 1950 si collocava la Dichiarazione Schuman con la quale l’allora ministro degli esteri francese invitava i governi dell’Europa occidentale a mettere in comune la gestione delle risorse di carbone e acciaio: un primo passo verso la realizzazione di “interessi comuni” che, a partire dall’economia, avrebbero poi fatto da traino a ulteriori sviluppi sul piano politico. L’ardita proposta di Schuman porta così al Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, firmato a Parigi il 18 aprile 1951 ed entrato in vigore il 23 luglio 1952. Sei i paesi fondatori della Ceca: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo. Visto il successo della prima comunità sovranazionale del continente, si arriva nel 1954 al Trattato Ced (Comunità europea di difesa) che però non verrà mai ratificato. Eppure il cammino prosegue: non senza ripensamenti e rilanci, si giunge a un ulteriore sviluppo della collaborazione tra i sei paesi della “piccola Europa” che il 25 marzo 1957 sottoscrivono due Trattati: quello che dà vita alla Cee (Comunità economica europea) e quello che istituisce l’Euratom o, più precisamente, la Comunità europea dell’energia atomica.
Atto unico e Maastricht. Poi, per quasi trent’anni gli sviluppi della Comunità non vengono accompagnati da particolari esigenze di “riscrittura delle regole”. Tale necessità si avverte però alla metà degli anni ’80, quando la Cee ha già ampliato i propri confini (con le adesioni di Regno Unito, Irlanda, Danimarca e Grecia), le competenze, le politiche comuni. Da qui nasce l’Atto unico europeo (firmato il 28 febbraio 1986 ed entrato in vigore il 1° luglio 1987) che mira a completare il mercato unico entro il 1992 e a promuovere una maggiore coesione economica, sociale e monetaria. La svolta storica della caduta del Muro di Berlino (1989) e le successive richieste di adesione dei paesi ex comunisti pongono però alla Cee sfide inedite. Il 7 febbraio 1992 si fissa dunque negli annali come il giorno del battesimo del Trattato di Maastricht (o, meglio, Trattato sull’Unione europea, in vigore dal 1° novembre 1993), che trasforma la Cee in Ue e ne stabilisce i tre “pilastri”: la dimensione comunitaria, la politica estera e di sicurezza comune, la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni. Vi si prevede la futura creazione della moneta unica.
Gli sviluppi recenti. I passaggi successivi riguardano il ripensamento di alcuni punti-cardine di Maastricht. Il 2 ottobre 1997 nasce il Trattato di Amsterdam (in vigore il 1° maggio 1999: ulteriori politiche “comunitarizzate”; mini-riforma delle istituzioni). Il 26 febbraio 2001 è la volta del Trattato Nizza (operativo dal 1° febbraio 2003), allo scopo di elaborare le modifiche istituzionali per l’allargamento, fra cui la composizione del Parlamento europeo. Negli anni più recenti si evidenziano altri tentativi di strutturare in modo più preciso e completo l’integrazione stessa. La Carta dei diritti fondamentali, o “di Nizza”, è del dicembre 2000. Segue quindi il “periodo costituzionale” che, attraverso i lavori della Convenzione e di una Conferenza intergovernativa, approda alla firma della Costituzione Ue avvenuta a Roma il 29 ottobre 2004. Ma il testo che avrebbe dovuto sostituire i Trattati esistenti cade sotto i colpi dei referendum di ratifica in Francia e Paesi Bassi nella primavera 2005.
Lisbona, e poi? L’ultima tappa concerne il Trattato di riforma (o di Lisbona) che, pur mantenendo l’impianto del precedente articolato, rinuncia al suo valore “costituzionale”. Siglato dai capi di Stato e di governo il 13 dicembre 2007 nella capitale portoghese, è stato finora ratificato da 26 Stati. Resta ora da attendere il secondo referendum in Irlanda che, in caso positivo, aprirebbe la strada al Trattato per una entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Tra le principali acquisizioni di Lisbona figura un rafforzamento del ruolo dell’Europarlamento nel processo legislativo comunitario, la creazione della figura del presidente “stabile” del Consiglio Ue (in carica per 2 anni e mezzo). Soprattutto è previsto l’aumento delle politiche “comunitarizzate” e quelle in cui si potrà decidere a maggioranza, limitando il potere di veto ad alcuni settori pur strategici, come fisco, politica estera, politica sociale.
(22 maggio 2009)