PREMIO CARLO MAGNO
Edizione 2009 al fondatore della comunità di S.Egidio, Andrea Riccardi
“Senza una visione unitaria ed europea, avverrà quel congedo dalla storia, di cui parla Benedetto XVI. Saremo prigionieri della cronaca, che riempirà gazzette e piccoli schermi, ma non sarà storia. L’Europa uscirà dalla storia del mondo”. Lo ha affermato il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, che il 21 maggio ad Aachen (Aquisgrana) ha ricevuto il premio Carlomagno 2009, riconoscimento che dal 1950 viene assegnato a chi si è distinto nella promozione dei valori di unità europea. Tra le motivazioni del premio l’impegno a favore di “un’Europa più umana e solidale, dentro e fuori le sue frontiere, per la comprensione tra popoli, religioni e culture”.Un segno ed un appello. Nel suo intervento Riccardi ha dichiarato che “l’impatto con la globalizzazione, con l’India, la Cina, con civiltà, economie e demografie in ascesa, non potrà essere condotto in modo isolato dai singoli Paesi. Se non saremo insieme, i Paesi europei saranno quantité négligeable. Così i nostri valori e identità si diluiranno nelle correnti della globalizzazione. E sarà una perdita per il mondo e la civiltà. Se non ci sarà una vera unità europea, non ci saranno i Paesi europei nel mondo”. “Il Premio è un segno per me, un appello agli europei, ai cristiani. Da sola la politica non ce la fa. Parlando di cristianesimo, siamo ben lontani dal confessionalizzare il continente” ha aggiunto lo storico citando la figura di frère Roger di Taizé. “Il cristianesimo di quest’uomo e di tanti altri inquieta una coscienza europea stanca o miope. La fede cristiana chiama a non vivere per se stessi”. Il mondo ha bisogno dell’Europa. Riccardi ha sottolineato che “l’Europa non può vivere per sé. La prospettiva non può essere solo l’espansione economica della propria regione o del proprio paese. Vivere per sé diventa una logica tutta mercantile. Il materialismo pratico, dopo quello marxista, domina tanta parte del costume europeo: il mercatismo divora gli spazi del gratuito nella vita sociale. Infatti, assistiamo alla crisi della comunità, familiare, locale. Anche il perseguimento dei propri interessi ha bisogno di spirito, di generosità, di visione”. “Gli europei, dopo essere stati conquistatori del mondo, si sono ritratti da esso quasi spaventati. Non vogliamo più contare. Forse per non sbagliare. È il politically correct di oggi”. Per Riccardi “non si tratta di ripetere gli errori del passato. Bisogna pensare, nel quadro dell’unità europea, un nuovo modo di essere nella storia del mondo”. “Il mondo – ha ribadito il fondatore di S.Egidio – ha bisogno dell’Europa, del suo umanesimo, della sua forza ragionevole, della sua capacità di mediazione e di dialogo, delle sue risorse, della sua intrapresa economica della sua cultura. L’Europa è stata l’origine di due guerre mondiali e della Shoah. Non potrà essere invece un paradigma di pace e di solidarietà universale? Dobbiamo avere un’Europa unita, per esistere in un mondo grande e terribile. Più Europa unita farà il grande mondo assai meno terribile”.Africa: la missione dell’Europa. Lo sguardo di Riccardi, si è poi allargato anche al continente africano soffermandosi sulla “storia dolorosa e ricca lega l’Europa e l’Africa”. “Molti Paesi europei si stanno ritirando dall’Africa, che resta solo la terra degli immigrati verso l’Europa”, ha avvertito lo storico per il quale l’Europa “ha una missione: l’Africa. La collaborazione allo sviluppo dell’Africa, la lotta alla malattia (Aids), e alla guerra, sono compiti europei. Sono la vera riposta al flusso inarrestabile dell’emigrazione, che non sarà fermato alle frontiere o dai controlli nel Mediterraneo. È la rinascita economica e di speranza in Africa che lo ferma!”. “Credo molto – ha aggiunto Riccardi – nel sogno del presidente senegalese Senghor, uomo di cultura europea e africana: Eurafrica, due continenti uniti su di un piano di uguaglianza, l’uno che ha bisogno dell’altro. La prima missione dell’Europa si chiama Africa. Lì, trova senso l’essere uniti”. “L’Europa nel mondo è un segno di pace. È la civiltà che manca al mondo di globalizzazione omogeneizzante e appiattente, che reagisce con gli scontri di civiltà e di religione; che manca a un’economia inumana e senza umanesimo. La civiltà del convivere è la nostra risposta al terrorismo e a fondamentalismo”.