Elezioni europee
L’approssimarsi della data delle elezioni europee è un’occasione per pensare a quello che oggi è l’Europa e a ciò che vogliamo che essa diventi. La crisi che attraversiamo è un momento provvidenziale per riflettere e cercare di prendere sul serio la responsabilità di ognuno per il cammino che l’Europa sta compiendo. Se c’è una cosa che questa crisi ha messo in chiaro, è che non si può sfuggire alla responsabilità per ciò che accade e per quanto stiamo facendo per il futuro.
Dopo la fine delle ideologie forti, nazionaliste o internazionaliste, in un’Europa in pace e in pieno sviluppo economico, è emerso non solo un miglioramento delle condizioni di vita e di benessere, ma, purtroppo, anche l’egoismo, il materialismo più immediato, l’edonismo che non tiene conto delle conseguenze degli atti. E ora ne vediamo il risultato. Come non essere preoccupati per la leggerezza con la quale si parla di aborto o di eutanasia, quasi come se si trattasse di diritti? E per quanto riguarda la destrutturazione della famiglia, anche il risultato di politiche che non la prendono in considerazione come un bene, o che cercano di equiparare altre “unioni” a quella che in tutte le culture e in tutti i tempi si è rivelata come la base della vera cellula della società? L’attuale crisi ha senza dubbio una forte espressione nella vita economica, ma è chiaro che tutto questo ha le sue radici in questioni morali e anche antropologiche più profonde. Quando abbiamo sfiducia nell’attività economica, quando la violenza diventa lo strumento dei giovani attraverso la quale cercano di difendere i loro interessi, quando si pensa a tutto ciò che riguarda la corruzione o l’uso improprio del denaro pubblico, possiamo concludere, senza esagerare, che gli uomini hanno perso i loro riferimenti morali assolutamente necessari per una società in “buona salute”.
Nelle elezioni europee è in gioco la scelta dei deputati che discuteranno argomenti che sono di competenza delle Istituzioni europee. Molti credono che queste questioni non sono direttamente collegate al proprio Paese e per questo motivo queste elezioni non sembrano loro molto importanti. Tuttavia, oltre il 60% delle legislazioni che oggi sono varate in ciascuno dei Paesi dell’Unione europea, hanno la loro origine in seno alle Istituzioni europee. Non si tratta unicamente di mere questioni tecniche della vita sociale. In seno al Parlamento europeo si discutono molte questioni (anche se non tutte dovrebbero essere discusse lì) che influenzano la nostra vita e la cultura europea presente e futura. Si discute di aborto, si parla di matrimonio, anche sapendo che è di pertinenza della politica degli Stati in materia di famiglia. Si parla di istruzione, di sanità, di ricerca scientifica e anche di religione. La nostra responsabilità, quindi, inizia riconoscendo l’importanza di avere persone ben preparate, consapevoli delle conseguenze future dei loro atti e che hanno una visione positiva e cristiana della vita e così da essere in grado di influenzare le decisioni.
Non si tratta solo di allertare per il pericolo di distanza tra noi e le nostre radici cristiane, né di un nostalgico ricordo di un passato cristiano. La Chiesa è attivamente impegnata nella costruzione europea, non per tornare indietro, ma perché sia possibile costruire un ‘Europa delle persone, della dignità umana, della verità sul matrimonio e sulla famiglia, della solidarietà, della responsabilità verso i poveri e per l’ambiente. Un’Europa in cui le persone sono persone libere e responsabili. Un’Europa con Dio, perché sia un’Europa con un’anima i cui cittadini trovino in essa la felicità. Un’Europa che non è solo il “pane”, ma anche lo spirito.
Di fronte a queste sfide, il cristiano non può, tuttavia, non vedere le numerose cose buone fatte finora. Un cristiano deve guardare al futuro con un senso di responsabilità e di speranza, non come una tragedia. La nostra speranza, che proviene dalla certezza che il Signore della storia e del cosmo ci ama e ci accompagna sempre, ci spinge attivamente a costruire un’ “Europa in cui tutti si sentono a casa” (Ecclesia in Europa, 121). Il non sapere come sarà il futuro non è grave quando sappiamo che Dio non ci lascia orfani. Non sentire la responsabilità e non provare a fare quanto è possibile per rendere più cristiana la nostra Europanon appartiene a chi sa che Dio lo chiama ad amare tutti e ad annunciare la verità.
Duarte Nuno Queiroz de Barros da Cunha – segretario generale Ccee
(27 maggio 2009)