Svizzera: “no” alla diagnosi pre-impiantoUn “no” alla diagnostica pre-impianto è stato espresso dalla Commissione per la bioetica della Conferenza episcopale svizzera (Ces). In un comunicato diffuso il 20 maggio, la Commissione ha respinto un disegno di legge del Consiglio federale sulla procedura di diagnostica prenatale, definito “segnale allarmante per l’intera società”. La proposta di legge prevede che la diagnostica pre-impianto sia circoscritta ai casi di “gravi malattie”: “ma proprio con queste indicazioni si verifica una stigmatizzazione delle persone con disabilità, come se la loro vita non fosse degna di essere vissuta”, osservano i vescovi. La commissione definisce la bozza “un tentativo impossibile di quadrare il cerchio”, poiché “da un lato si vuole tutelare la dignità della persona, garantita dalla costituzione federale, dall’altro proprio tale dignità viene violata gravemente dal giudizio di valore, eticamente inammissibile, su embrioni ‘sani’ e malati’, che viene espresso con la diagnostica pre-impianto”. “I vescovi comprendono la sofferenza e il timore delle coppie che sanno di poter trasmettere gravi malattie genetiche. Nei loro confronti la società deve garantire solidarietà e ricerca tecnologica, ma la sofferenza non giustifica qualsiasi procedura tecnica. La diagnostica pre-impianto è una procedura di selezione eugenetica”. Inghilterra: mons. Nichols a WestminsterIl bisogno della fede in Dio per dare significato alla vita e raggiungere la felicità, la dimensione comunitaria della fede e la complementarietà tra fede e ragione. Questi i tre temi della omelia, costruita attorno alla figura di san Paolo, tenuta dal neo arcivescovo di Westminster, mons. Vincent Nichols, il 21 maggio nella cattedrale di Westminster (Londra), durante la messa della sua investitura. Il neo arcivescovo ha parlato della dimensione comunitaria della fede sottolineando il suo “aspetto pubblico e la necessità che la società lo rispetti”. Per mons. Nichols, infatti, “la fede non è mai una attività solitaria né può essere soltanto privata. La fede in Cristo ci conduce a una comunità che oltrepassa differenze etniche, culturali e sociali e ha una dimensione pubblica”. Il neoarcivescovo ha ricordato che “come società, se vogliamo costruire su questo dono della fede, dobbiamo rispettare la sua espressione esteriore, non soltanto onorando la coscienza individuale ma anche rispettando l’integrità istituzionale delle comunità di fede per quello che contribuiscono al servizio pubblico e al bene comune”. Soltanto se i cristiani possono esprimere la propria fede in una dimensione comunitaria e quindi pubblica “individui, famiglie e comunità di fede contribuiranno a costruire la società che desideriamo”. Mons. Nichols ha ricordato che alcuni oggi sostengono che “fede e ragione sono opposte dicendo che una fede fervente sostituisce la ragione, ma questo punto di vista inibisce la ricerca della verità e la possibilità di vero dialogo. Un dialogo rispettoso è cruciale oggi. I media – ha concluso – hanno una parte importante da giocare nel promuovere il dialogo anziché il conflitto ma anche le Chiese, in questo campo, hanno molto da imparare”. L’undicesimo arcivescovo di Westminster e Primate di Inghilterra e Galles si è insediato durante una celebrazione trasmessa in diretta dal secondo canale della Bbc alla quale hanno partecipato rappresentanti del principe Carlo, del primo ministro Gordon Brown, del duca di Norfolk, l’arcivescovo uscente Cormac Murphy-O’Connor, il primate irlandese card. Sean Brady, il card. Keith O’Brien, leader della conferenza episcopale scozzese, il primate anglicano Rowan Williams, 50 vescovi cattolici, oltre 500 sacerdoti della diocesi di Westminster e 2 mila invitati. Durante la messa l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams ha salutato mons. Nichols come nuovo copresidente della organizzazione ecumenica “Churcher together in Britain and Ireland”, ricordando l’importante collaborazione avviata in questi anni tra Chiesa cattolica e Chiesa anglicana.Irlanda: riavvicinare i giovani alla ChiesaL’arcidiocesi di Dublino, la più importante di tutta Irlanda, ha dato vita a un’agenzia che cercherà di riavvicinare giovani cattolici alla Chiesa. “Catholic Youth Care”, (Cyc), questo il nome della nuova iniziativa, ha da poco cominciato a organizzare un piano pastorale per preparare team di giovani che predicheranno il Vangelo ai coetanei maggiorenni, proponendo loro, tra le altre cose, pellegrinaggi e attività di gruppo. Una delle prime iniziative è stata l’organizzazione di un seminario al quale hanno parlato i missionari di “Net Ministries”, una organizzazione che usa lnternet per diffondere il Vangelo. “Una delle opportunità migliori per incontrare giovani cattolici che si sono allontanati dalla Chiesa sono i corsi di preparazione al Battesimo quando giovani genitori ritornano in parrocchia”, ha spiegato al settimanale cattolico irlandese “Irish Catholic” don Jim Caffrey, il direttore di “Catholic Youth Care”. Nelle ultime settimane l’Arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin ha dichiarato che la Chiesa non fa abbastanza per raggiungere i giovani. “I giovani sopra i 14 anni, idealisti e generosi, non trovano spazio nelle nostre parrocchie”, ha affermato l’arcivescovo, spiegando che l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’omosessualità e del suicidio sono due temi che preoccupano i giovani. Nei giorni scorsi in Irlanda è stato diffuso il Rapporto della “Child abuse Commission” che ha scosso il Paese presentando le testimonianze di 2500 vittime di abusi commessi tra gli anni ’40 e ’80 da parte di religiosi e preti cattolici. La Chiesa irlandese ha subito espresso “vergogna” e “dispiacere” (cfr SIR Europa 36/2009).