ITALIA
Assemblea Cei: la questione educativa “L’educazione è opera corale: si educa tutti insieme o non si educa”; per questo occorre richiamare “alla comunità cristiana nel suo insieme il compito e la dignità della missione educativa” per offrire “motivi di speranza e di vita in ogni contesto” e promuovere “la libertà e la dignità piena di ogni persona”. Ad affermarlo mons. Diego Coletti, vescovo di Como e presidente della Commissione della Conferenza episcopale italiana per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, intervenuto alla 59ma Assemblea generale della Cei su “La questione educativa: il compito urgente dell’educazione”, che si chiude oggi a Roma. Presentando il tema che per il prossimo decennio sarà oggetto di riflessione da parte di tutto il mondo ecclesiale italiano, mons. Coletti ha rammentato che “la relazione educativa è sempre vissuta nelle due direzioni: siamo sempre tutti educatori ed educati”; per questo “solo chi sa di essere sempre in cammino nella sua formazione può essere un buon educatore”, e solo chi si rende responsabile “della propria autoeducazione e della attiva stimolazione educativa di tutte le persone che incontra si pone nella giusta condizione di discepolo”. “La descrizione del processo educativo in termini di pura attività da una parte e di pura recezione passiva dall’altra – ha chiarito il vescovo – è falsa e dannosa”. Due, per mons. Coletti, le categorie di ambiti educativi. Anzitutto quella dei “soggetti primari”. In essa rientrano la famiglia “con particolare riguardo alla irrinunciabile responsabilità dei genitori”; la comunità cristiana, “soprattutto nella sua dimensione parrocchiale e poi negli altri ambiti e articolazioni”; la scuola “di ogni ordine e grado, per valorizzarne la funzione educativa attraverso la cura della missione degli insegnanti”. Tra i “soggetti diffusi”, mons. Coletti ravvisa “la compagine sociale e l’ambiente culturale in senso lato” con “i suoi stili, le sue leggi e consuetudini, i condizionamenti delle mode e della opinione pubblica”, ma anche “la comunicazione sociale, sia nelle forme più tradizionali, sia nelle nuove realtà cibernetiche e globali”. E ancora: “il mondo del lavoro, le sue dinamiche e le relazioni che vi si vivono; il tempo libero e il suo utilizzo”, oltre al “mondo della sofferenza e alla sua gestione tra esercizio della prossimità e tentazione dell’esclusione”.L’Agorà dei giovani… pronti a ripartireCon una serie di eventi ed iniziative, diverse da diocesi a diocesi, si chiuderà il 30 e 31 maggio, l’Agorà dei giovani italiani, il programma pastorale triennale voluto dall’episcopato italiano (Cei) come segno di particolare attenzione per il mondo giovanile. La scelta di proporre un percorso nazionale fu operata, nel marzo del 2006, dal Consiglio permanente della Cei con lo scopo di favorire “un nuovo slancio della pastorale giovanile, una sempre maggiore soggettività delle nuove generazioni nella missione della Chiesa ed un crescente coinvolgimento dei giovani nel cammino della Chiesa italiana”. Il primo anno pastorale (2006/2007), dedicato all’ascolto dei giovani, si proponeva come obiettivo di “portare la Chiesa (le comunità, i giovani, i sacerdoti, gli operatori…) fuori dei propri spazi, per instaurare nuove relazioni con i giovani negli ambiti della vita quotidiana”. Momento clou di questo primo anno è stato l’incontro dei giovani con Benedetto XVI a Loreto (settembre 2007). L’anno successivo (2007/2008) ha visto al centro del cammino “l’evangelizzazione, sia a livello di testimonianza e presenza quotidiana negli ambienti di vita, sia come iniziative straordinarie di missione”. La Giornata mondiale della Gioventù di Sydney (luglio 2008) ne è stato il culmine. Il terzo ed ultimo anno (2008/2009) ha curato “la dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione per affrontare la questione di una testimonianza cristiana personale e comunitaria, nelle grandi questioni culturali e sociali”. Ora questo itinerario si concluderà con un evento vissuto simultaneamente in ciascuna delle diocesi italiane, nelle piazze, nei santuari così come nelle piazze, negli stadi e nei luoghi di incontro giovanili. Notevole lo sforzo profuso dalle chiese locali per il prossimo fine settimana che coincide anche con la Domenica di Pentecoste. Da Nord a Sud le diocesi stanno mettendo in campo fantasia, creatività e capacità nell’uso dei linguaggi più vicini al mondo giovanile. Dai concerti in piazza a eventi promossi su Facebook e altri social network, dalla solidarietà per i giovani colpiti dal sisma dell’Abruzzo dello scorso Aprile a pellegrinaggi notturni a piedi in santuari cari alla tradizione diocesana, per passare attraverso cinema, teatro, sport e naturalmente preghiera. Ogni programma, infatti, vede al centro la celebrazione della Pentecoste la notte del 30 maggio. Per il prossimo futuro è stato organizzato dal Servizio per la pastorale giovanile della Cei l’XI convegno nazionale che si terrà a Metaponto (Matera), dal 22 al 25 ottobre 2009, il primo dopo l’Agorà.