Un’idea alta

Elezioni europee

Nell’Ue “il principio di sussidiarietà appare ancora troppo sullo sfondo” e senza il “primato della società civile” vi è il rischio che “i cittadini vedano il Parlamento europeo come una sorta di superparlamento” che si pronuncia “su tutto, spesso nell’intento di forzare le società civili”. A dichiararlo in un’intervista al SIR, a pochi giorni dalle elezioni per l’Assemblea di Strasburgo (4 -7 giugno 2009) per le quali sono chiamati alle urne 375 milioni di europei, è mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e delegato della Conferenza episcopale italiana presso la Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea), commentando i dati resi noti nelle scorse settimane da Eurobarometro. Secondo l’Istituto, rimane basso l’interesse dei cittadini europei per l’appuntamento elettorale: solo il 34% afferma di avere intenzione di recarsi alle urne, mentre si susseguono gli appelli di leader politici, Chiese, organizzazioni cristiane e società civile. Tra questi la dichiarazione dei vescovi della Comece, in cui si afferma: “La partecipazione alle elezioni è un diritto e una responsabilità”. “L’Europa sta perdendo fiducia nel proprio avvenire: come cristiani e come cittadini abbiamo il dovere di reagire”, sostiene mons. Ambrosio.

In che modo?
“Oggi l’entusiasmo per l’Ue è diminuito, ma non deve venir meno la concretezza della ragione e della volontà per ridare slancio al progetto europeo, nato dopo il secondo conflitto mondiale segnato da 60 milioni di vittime e 6 milioni di ebrei sterminati dai nazisti. In questi sessantaquattro anni l’Europa, con l’eccezione dei Balcani, ha vissuto in pace. Oggi a noi la cosa può apparire scontata. Occorre invece riconoscere che si tratta di un grande successo. Vent’anni fa la caduta del muro di Berlino: con il crollo della cortina di ferro, non solo in Europa è stata garantita la pace, ma è terminata anche la divisione del continente. Anche qui senza alcuna guerra. Credo siano sufficienti questi due fatti per prendere coscienza che la fragile creatura sorta dalle macerie della guerra ha fatto molta strada. Tuttavia molta ne rimane ancora da percorrere e la partecipazione al voto è un valido strumento per rafforzare la democrazia e il processo di integrazione”.

Alcuni rimproverano all’Ue troppa fretta nel cammino di unificazione…
“Forse negli ultimi decenni esso è stato troppo veloce, senza il tempo necessario per riflettere ed evitare l’eccesso di burocrazia. Occorre nondimeno riconoscere che il cammino di pacificazione compiuto è stato davvero straordinario. Per me questo aspetto prevale rispetto a ogni interpretazione politica, ed è l’elemento da valorizzare agli occhi dei cittadini”.

Come giudica il rapporto Ue-cittadini?
“Le istituzioni europee, come pure le istituzioni dei vari Paesi membri e i mass media europei, non hanno aiutato l’opinione pubblica a superare diffidenze e paure, ed è impressione diffusa che alcuni ‘capitoli’ del progetto europeo siano stati scritti senza tenere conto delle attese dei cittadini. Tuttavia, nonostante le lacune, il processo di integrazione merita di essere apprezzato come progetto di speranza per i popoli e per i cittadini del continente, ma anche per quelli che attorno all’Europa guardano ad essa con interesse. Devo però dire che in questo tempo di incertezza finanziaria ed economica, l’Ue, che ha indubbiamente favorito la stabilità, avrebbe forse dovuto dare prova di maggiore solidarietà tra i Paesi membri, specialmente verso quelli più in difficoltà”.

Che cosa dovrebbe fare l’Ue per “riconquistare” la fiducia dei cittadini?
Dovrebbe praticare in modo adeguato il principio di sussidiarietà, considerare la peculiarità di ogni tradizione culturale, rispettare la pluralità antropologica e sociale delle società civili che la compongono. Se nei suoi organismi non si afferma e non si fa valere il primato della società civile, difficilmente l’Ue verrà considerata come la ‘casa degli europei’, e vi è il rischio che le popolazioni del continente vedano l’Assemblea di Strasburgo come una sorta di superparlamento che si pronuncia in continuazione su tutto, spesso nell’intento di forzare le società civili per appiattirle ed omologarle”.

Quale dovrebbe essere l’impegno dei cristiani?
“Proprio in vista di una Ue solidale al suo interno e verso le nazioni più povere, occorre che i cristiani europei pongano in campo una strategia comune per far valere senza timori un’idea alta, senza la quale l’Europa tradisce la sua memoria e rende incerto il suo domani. Inoltre, di fronte alla tendenza a confinare la morale nel privato lasciando uno spazio incontrollato alla mentalità tecnica, è forte e urgente l’esigenza di una morale pubblica che sappia affrontare con responsabilità le questioni complesse che stanno davanti a tutti noi e che non possono essere decise solo in base alle possibilità tecniche o in base alle sentenze di corti europee troppo segnate dal positivismo giuridico o da interpretazioni amministrative. La politica si appella a grandi parole d’ordine come giustizia, pace, tutela del creato, spesso, però, senza richiamare il fondamento di questi valori e senza l’impegno a praticarli”.

(27 maggio 2009)