POLONIA
Al voto seguendo il Papa “architetto” dell’unità spirituale europea
Le elezioni per il Parlamento europeo, che in Polonia si svolgeranno domenica 7 giugno, determineranno i 50 eurodeputati del Paese che siederanno a Strasburgo per i prossimi 5 anni. E sebbene gli scettici prevedano una scarsa affluenza alle urne (dal 20% al 35% degli aventi diritto) non va sottovalutata, anche nella prospettiva dell’esito delle elezioni, l’importanza degli eventi organizzati in concomitanza con il voto. Proprio domenica 7 giugno la Chiesa polacca celebrerà per la seconda volta la Giornata del ringraziamento voluta dall’episcopato come riconoscimento del ruolo fondamentale svolto da Giovanni Paolo II nel processo di democratizzazione dell’Europa centro-orientale. Proprio quest’anno cade, inoltre, il trentennale del primo pellegrinaggio di papa Wojtyla in Polonia ( 2-10 giugno 1979) e il 20° anniversario delle prime elezioni libere in Polonia e in tutta Europa dell’Est (4 giugno 1989).Architetto dell’unificazione spirituale europea. “Giovanni Paolo II è uno dei padri dell’Europa unita” afferma mons. Henryk Muszynski, arcivescovo di Gniezno. Mentre “Schuman e Adenauer vollero dopo la guerra un nuovo inizio dell’Europa fondata sulle idee cristiane, e la loro fu soprattutto un’iniziativa a carattere economico, Giovanni Paolo II può essere definito piuttosto l’architetto dell’unificazione spirituale di un’Europa doppiamente divisa, storicamente tra l’Oriente e l’Occidente, e divisa dalla cortina di ferro in Paesi democratici e quelli sotto il giogo comunista”. Mons. Muszynski ricordando che “chi non vota ha sempre torto” rileva che “i polacchi dovrebbero scegliere dei loro rappresentanti capaci di portare in Europa il meglio della cultura nazionale”. “I polacchi – afferma il presule – sono diversi da molti altri popoli poiché la loro religiosità è tuttora viva, il cristianesimo in Polonia non è un relitto e può ispirare altre nazioni”.Uomini aperti allo Spirito Santo. Dal canto suo, mons. Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, definisce inappropriati “i tentativi di ridurre le trasformazioni in Europa centrale agli eventi del novembre del 1989 come se tutto fosse iniziato solo con la caduta del Muro di Berlino”. “Il primo pellegrinaggio di papa Wojtyla in Polonia si svolse quando ancora nessuno poteva prevedere che nonostante le repressioni, e addirittura una successiva introduzione della legge marziale avremmo alla fine riconquistato la libertà del nostro Paese prima, e poi di tutta Europa”. Parlando del significato della Giornata del ringraziamento di cui è promotore, mons. Nycz spiega: “per tutto questo bisogna ringraziare il Signore e gli uomini, il Papa, gli uomini di Chiesa e i membri di Solidarnosc. Poiché tutti questi cambiamenti non sono venuti dal nulla. Credo fermamente che sia stato lo Spirito Santo a guidare gli uomini, ma ci volevano degli uomini aperti alla sua opera”. Mons. Alojzy Orszulik vescovo emerito di Lowicz, e nella primavera del 1989 uno degli osservatori dell’episcopato durante i colloqui tra Solidarnosc e le autorità comuniste, in una Polonia dove ancora erano di stanza 300 mila soldati dell’Armata Rossa, ricorda che l’esito delle prime elezioni libere in Europa centro orientale, svoltesi proprio il 4 giugno di 20 anni fa causò tanti contrasti interni al partito comunista che addirittura fu impossibile concordare la candidatura del futuro capo del governo. La Chiesa allora, forte di una netta vittoria di Solidarnosc (un movimento di 10 milioni di persone) alle urne, propose come presidente del Consiglio un cattolico e noto oppositore del regime Tadeusz Mazowiecki. Cittadini europei con soddisfazione. Oggi, quasi il 78% dei polacchi è consapevole che il primo viaggio di Papa Wojtyla in Polonia abbia contribuito alla nascita di Solidarnosc, alla successiva sconfitta del comunismo nel 1989, alla riconquista della libertà della Polonia e, successivamente, alla caduta del Muro di Berlino. E mentre i tre quarti della popolazione esprimono soddisfazione di essere cittadini europei, e quasi la metà dei polacchi è favorevole ad una Costituzione europea, il 63% è convinto della necessità di menzionare nel Trattato le radici cristiane del nostro continente. Mons. Wiktor Skworc, vescovo di Tarnow, in una recente lettera ricorda che “la partecipazione alle elezioni e la scelta di persone capaci di condividere il magistero del Vangelo su questioni etiche e sociali come la difesa della vita, del matrimonio e della famiglia dà ai credenti polacchi una reale possibilità di portare i valori del Vangelo tra i popoli europei, e quindi di contribuire a creare un ordine morale”. Della famiglia come valore fondante della civiltà europea ha parlato inoltre mons. Tadeusz Rakoczy, ordinario della diocesi di Bielsko e Zywiec, rivolgendosi agli oltre 100 mila partecipanti all’annuale pellegrinaggio al santuario della Madonna di Piekary Slaskie, e ricordando le parole della Christifideles laici: “la civiltà e la saldezza dei popoli dipendono soprattutto dalla qualità umana delle loro famiglie”.