CCEE

Il diritto di parlare

Incontro vescovi europei “Giustizia e Pace”

Le Chiese europee si sono date appuntamento a Zagabria dall’8 al 10 giugno per parlare del "particolare scenario mondiale, segnato dalla grave crisi socio-economica" e trovare "strategie comuni" a partire da quei "valori non negoziali" che la Chiesa "non si stanca di richiamare alla società". Con queste parole, il card. Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria e vice presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) ha delineato gli obiettivi dell’incontro europeo dei vescovi responsabili per le questioni sociali. 34 i partecipanti, in rappresentanza di 21 conferenze episcopali. Tema dell’incontro di quest’anno – dopo gli appuntamenti di Frascati (1998) e di Varsavia (2000) – è stata la "Crisi economico-finanziaria: di-sperare? Esperienze, iniziative, problemi e risposte della Chiesa in Europa". La Chiesa e la politica. A chiarire i termini della partecipazione delle Chiese nella vita sociale dell’Europa è stato il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. Sono "forme erronee" di pensare la missione della Chiesa nell’ambito della giustizia e della pace – ha detto l’arcivescovo – quelle che si rifanno alla "ideologia separatista estrema" e alla "ideologia identificativa".Per ideologia "separatista estrema" si intende quella corrente di pensiero che vuole separare "la Chiesa e la fede dalle realtà socio-economiche e dalla politica" e "chiudere la convinzione religiosa nell’ambito del privato". "A questa ideologia – ha aggiunto l’arcivescovo – annoveriamo la visione marxista o libertina". Per "ideologia identificativa", invece si intende quell’atteggiamento che fa coincidere "la missione della Chiesa con la costruzione del Regno di Dio sulla terra ispirandosi in alcuni casi anche ai metodi di analisi e d’interventi marxisti o mettendosi a disposizione dei Partiti che vogliono servirsi della Chiesa". La realtà è che l’insegnamento e l’azione sociale della Chiesa non si chiudono "in queste dialettiche". "Mossa dall’amore e guardando il vero bene della persona umana – ha proseguito l’arcivescovo ungherese parlando ai vescovi europei – la Chiesa vede la politica e tutto quello che riguarda la vita sociale come parte integrante del suo servizio a Dio ed in nome di Dio all’uomo. L’uomo, infatti, non può essere diviso: le diverse capacità umane fanno parte dell’unica realtà organica della persona". Ed ha aggiunto: "In questo senso, appare evidente come le questioni che riguardano la Giustizia e la Pace appartengono in modo intrinseco alla missione della Chiesa. Qualunque tentativo di separare la missione pastorale o l’evangelizzazione dalle problematiche sociali rappresenterebbe un grave errore e darebbe l’impressione che la giustizia sociale non abbia nulla a che vedere con la fede o che Dio non sia il Signore della Storia".Una nuova responsabilità. All’incontro di Zagabria era presente anche mons. Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e pace, secondo il quale la crisi finanziaria ed economia "è un’occasione, non per puntare alla decrescita, ma per riappropriarci responsabilmente della crescita", obbligandoci a "pensare e riprogettare, darci nuove regole e trovare nuove forme di impegno". La crisi, ha osservato mons. Crepaldi, "ci interpella in profondità e mentre ci fa sentire più vulnerabili, sollecita anche la nostra responsabilità". Essa dimostra "che l’economia non sa reggersi da sola, senza essere sostenuta da un sistema di valori di riferimento che la trascenda, ossia che non sia a sua volta solo economico. E quando questo viene meno, l’economia non è in grado, da sola, di ricostruirlo". "Non nego che la crisi apra anche interessanti spazi per razionalizzare i nostri comportamenti economici – ha affermato mons. Crepaldi –, ma non mi sento di plaudire ad una crisi che mette in ginocchio lavoratori e famiglie e impedisce dei seri aiuti ai Paesi poveri". Le esigenze dei poveri. Mons. Crepaldi ha poi lanciato una proposta: "la crisi – ha detto – è occasione per ripensare l’economia tenendo conto delle esigenze dei poveri e giungendo finalmente a riconoscerli come una risorsa e non come un fardello". Il pericolo intravisto da mons. Crepaldi è "che cessino i finanziamenti allo sviluppo, che già erano precari" e che "la finanza per lo sviluppo, anche quella innovativa, si inaridisca". "Bisogna pensare di uscire dalla crisi – ha suggerito – non solo riattivando i sistemi finanziari dei Paesi sviluppati ed emergenti, ma anche bloccando la volatilità dei capitali e lo scandalo dei paradisi artificiali e delle banche off shore, che sono tante e diffuse". In questo senso ha criticato "Paesi come l’Italia che tuonano contro i paradisi artificiali" ma che "di fatto li ospitano e li adoperano". "So anche che la loro soppressione dovrebbe essere concomitante – ha precisato – altrimenti della soppressione degli uni beneficerebbero gli altri. Indubbiamente non è cosa facile. Però l’occasione c’è, che non riusciamo a coglierla è possibile, ma è colpa nostra".