INGHILTERRA E GALLES

Nel nome di Francesco

Una campagna dei cattolici per l’ambiente e il clima

Un rapporto interdisciplinare curato dallo “University College” di Londra e dalla rivista scientifica “Lancet” ha dimostrato, qualche settimana fa, che il riscaldamento globale è la minaccia più grave alla salute dell’ambiente. Silvia Guzzetti per il SIR Europa ha chiesto a mons. Declan Lang, presidente per il dipartimento degli affari internazionali della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, come la Chiesa si sta muovendo per aiutare una riflessione sulla salvaguardia del creato e per fronteggiare il riscaldamento globale.Si può dire che chi non rispetta l’ambiente, per esempio usando l’auto troppo spesso o sprecando molto, commette un peccato?“È troppo semplicistico porre il problema in questi termini. L’allarme sull’ambiente si inserisce in un problema più grande, quello di che cosa significa essere umani in rapporto ad altri esseri umani e in rapporto all’ambiente. Dobbiamo chiederci come ci impegniamo per il bene comune e come dimostriamo solidarietà per i più poveri che sono i primi a soffrire della crisi ambientale. Se riusciamo a cambiare la nostra visione generale, le azioni saranno la conseguenza di questo e non dipenderanno dalle circostanze o dalle nostre emozioni”.Cosa aggiunge la prospettiva religiosa alla discussione del problema ambientale?“La Chiesa ha sempre detto che è importante inserire il nostro comportamento nel quadro più grande dell’atteggiamento che abbiamo nei confronti degli altri, dell’ambiente e di Dio. E’ importante che non agiamo come conseguenza del senso di colpa o della paura. Se rispettiamo l’ambiente, usando meno l’auto o sprecando di meno perché abbiamo vero amore per il creato e pensiamo che esso è l’opera che Dio ci ha affidato, siamo guidati da un atteggiamento positivo. C’è il rischio, leggendo le statistiche preoccupanti sull’ambiente che ci si angosci, e che ci si senta, nello stesso tempo, impotenti e si finisca, di conseguenza, per non fare nulla. Per questo è importante coltivare una dimensione religiosa che ci faccia amare il creato come dono di Dio e ci porti a chiederci come possiamo preservarlo, in un atteggiamento di pace e armonia. Non dobbiamo abusare dell’uso dell’auto ma bisogna anche tenere conto dello stile di vita nel quale siamo inseriti che rende difficile fare a meno del tutto della macchina. L’allarme sull’ambiente dovrebbe portarci a vivere una vita più serena e più soddisfacente e anche più sana”.Cosa è cambiato nell’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’ambiente rispetto al passato?“Oggi la Chiesa sente con più urgenza il problema della salvaguardia del creato. Nella tradizione cristiana il mondo materiale è importante perché Dio si è incarnato come essere umano e quindi la presenza materiale di Dio nel creato lo rende molto importante. A volte la Chiesa si è fatta influenzare dal dualismo greco che separa spirito e materia, corpo e anima e ha visto in modo negativo la materia, ma è ritornata sempre all’insegnamento della Incarnazione che dice anche che Dio va scoperto nel Creato. Un atteggiamento testimoniato da san Francesco d’Assisi”.A proposito del santo di Assisi, che cos’è la campagna “Catholic climate covenant campaign”?“Si tratta di una iniziativa avviata dai vescovi americani e costruita attorno all’impegno di san Francesco. E’ una promessa composta di parti diverse, la preghiera per l’ambiente, l’atteggiamento nei confronti di Dio, come autore del Creato, la preoccupazione per i più poveri. Esiste anche una parte nella quale si chiede alle famiglie, alle parrocchie e ai gruppi cattolici di domandarsi che cosa possono fare per l’ambiente”.La sua Conferenza episcopale ha fatto proprio questo impegno francescano?“Non ancora. Siamo d’accordo con esso, ma non lo abbiamo ancora sottoscritto”. Come si sta muovendo la Chiesa inglese sul problema dell’ambiente?“Le scuole stanno misurando quanta anidride carbonica consumano per vedere se possono ridurre questi livelli e la Conferenza episcopale ha avviato una iniziativa per coordinare tutte le agenzie coinvolte dal problema, come Cafod e Progressio, che, in questo momento, agiscono separatamente. I vescovi hanno anche in programma un documento sul tema dell’ambiente che si ispirerà a quello pubblicato nel 2002 intitolato «The call of creation: God’s invitation and the human response», che spiegherà come il problema dell’ambiente si inserisce nella teologia cattolica, ma conterrà anche consigli pratici su che cosa si può fare, a livello individuale, per fermare il riscaldamento globale”.Questo mese “Il pappagallino e il prigioniero”, un programma radio in podcast prodotto dalla sua diocesi, Clifton, ha vinto l’oro dei “Sony Radio Awards”, uno dei premi inglesi più prestigiosi della programmazione radio.“Il programma si inserisce nella serie ‘Let us pod’, ovvero ‘Lasciateci podare’ che ha vinto diversi premi nazionali, da quando è stata lanciata, nel 2006. Il successo è dovuto al fatto che comunica un atteggiamento positivo nei confronti della vita e sono storie che trattano temi chiave dell’uomo, come l’ambiente”.