Irlanda: “profonda tristezza” per abusi su minori”Abbiamo vergogna, siamo umiliati e chiediamo scusa se il nostro popolo si è allontanato così tanto dagli ideali cristiani”. Sono tornati ad esprimere “profonda tristezza” i vescovi irlandesi in merito agli abusi che migliaia di minori hanno subito negli anni ’40-’80 in istituti religiosi irlandesi. Lo hanno fatto il 10 giugno al termine del Consiglio permanente della Conferenza episcopale irlandese e nel giorno in cui a Dublino migliaia di persone sono scese in strada per manifestare la loro solidarietà alle vittime. Nel comunicato diffuso, i vescovi scrivono: “Il Rapporto Ryan rappresenta la più recente e inquietante incriminazione di una cultura che è stata prevalente nella Chiesa cattolica in Irlanda, per troppo tempo. Crimini odiosi sono stati perpetrati contro i più innocenti e i più vulnerabili, e sono stati commessi atti vili con effetti duraturi nella vita con il pretesto della missione di Gesù Cristo. Questo rappresenta un grave atto di tradimento della fiducia, che il nostro popolo ha riposto da sempre nella Chiesa. Per questo chiediamo perdono”. I vescovi dicono poi di aver dedicato molto tempo del loro incontro a discutere del Rapporto. Ecco le reazioni: “Abbiamo bisogno di tempo per riflettere ulteriormente sui dettagli della relazione. Offriamo però nel frattempo una prima risposta come Conferenza episcopale”. “La nostra prima reazione – scrivono i vescovi nel comunicato – è di una profonda tristezza per le sofferenze di tanti, provate per così lungo tempo. Vogliamo invitare le vittime ad impegnarsi con noi per vedere come possiamo aiutare coloro che sono stati abusati. Vogliamo rispondere come pastori, nonostante le carenze a volte delle nostre precedenti risposte pastorali. Invitiamo tutta la Chiesa ad unirsi con noi in preghiera per il benessere e la pace della mente per tutti coloro che hanno sofferto”.Italia: mons. Crociata (Cei) su crisi economica”Viviamo un tempo complesso”, sintetizzato sotto la cifra della “globalizzazione”, che “fa emergere anche dolorose e dirompenti conseguenze nel tessuto sociale, segnato dal dilagare della disoccupazione, da flussi migratori di massa e dall’emarginazione di coloro che non sono attrezzati, professionalmente o economicamente, ad affrontare un cambiamento così vasto e rapido”; un fenomeno “che mette a dura prova le strutture pubbliche e il sistema del welfare che i nostri ordinamenti hanno faticosamente costruito nel tempo”. Lo ha detto nei giorni scorsi a Siena mons. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ad un convegno delle Fondazioni bancarie. Dopo avere richiamato il fondo di garanzia per le famiglie numerose in difficoltà, che la Chiesa italiana ha deciso di costituire avvalendosi del concorso operativo dell’Associazione bancaria, mons. Crociata ha concluso: “Anche in un momento di forte emergenza, che ci stimola a fronteggiare con creatività e coraggio le necessità del presente, non possiamo dimenticare il nostro compito per il futuro: preservare l’equità nel rapporto tra le generazioni, aiutando le nostre comunità a riscoprire le proprie radici, indispensabile premessa e fondamento di uno sviluppo economico socialmente sostenibile, nel rispetto delle libertà individuali e nella tensione verso il bene comune”.Ungheria: pellegrinaggio di due popoliPer la seconda volta, dopo la Giornata di preghiera slovacco-ungherese del 28 giugno 2008, lo scorso 6 giugno quasi 1500 pellegrini slovacchi e ungheresi hanno pregato per la pace dei due popoli presso il santuario di Mátrverebély-Szentkút. Su invito dei religiosi francescani, mons. Toma Galis, vescovo di Zlina; mons. Varga Lajos, vescovo ausiliario di Vác; l’arcivescovo emerito mons. Seregély István e il nunzio apostolico Juliusz Janusz hanno concelebrato la messa solenne e hanno posto le due nazioni sotto la protezione della Vergine di Szentkút e della patrona della Slovacchia. Mons. Janusz ha affermato: “Non possiamo limitarci ad auspicare che questi due popoli vivano come fratelli. Il nostro dovere è chiedere Dio e alla sua Madre santissima di aiutarci ad accogliere e vivere le radici cristiane dei nostri Paesi, e a promuovere il rispetto della Chiesa nell’Europa intera”. “Su quale base si può costruire la casa in cui le nostre due nazioni possano stare insieme in carità, onore e concordia?” è l’interrogativo posto da mons. Galis che ha quindi sottolineato l’importanza di “conoscere la giustizia di Dio e vivere in comunione con Lui”. “Questi – ha ammonito – sono i beni più importanti per l’uomo”. I francescani hanno organizzato la prima Giornata di preghiera slovacco-ungherese il 28 giugno 2008 con l’obiettivo, si legge in una nota, di fare di Mátrverebély-Szentkút “un luogo di relazione per i due popoli nel quale si costruiscano ponti e non muri, dove slovacchi e magiari facciano esperienza di aiuto reciproco e di preghiera insieme”. “Non vogliamo nascondere i problemi esistenti, ma, nello spirito della dichiarazione comune delle due Conferenze episcopali (in occasione dell’anno nazionale di preghiera per la riconciliazione, indetto dalla Conferenza episcopale ungherese nel 2006, ndr), intendiamo promuovere la formazione di una rete di relazioni di qualità in cui possa trovare guarigione anche chi aveva subito un torto” ha affermato Antal Fejes, direttore del santuario di Mátrverebély-Szentkút.