CCEE
Incontro sulle “questioni sociali” (Zagabria): il comunicato finale
Realismo e fiducia anche in tempo di crisi. Si sono conclusi con questa indicazione i lavori dell’Incontro europeo dei vescovi delle Conferenze episcopali d’Europa responsabili per le questioni sociali, che ha visto la partecipazione di 37 delegati rappresentanti 22 Conferenze episcopali. L’incontro è stato organizzato in collaborazione con la Conferenza episcopale croata e ospitato dall’arcivescovo di Zagabria e vice presidente del Ccee, il card. Josip Bozanic. Al centro dei dibattiti l’approccio della Chiesa nei confronti della crisi economica e finanziaria che ha fortemente colpito i mercati internazionali. Nella tre-giorni di lavoro, i vescovi hanno tentato – grazie anche all’aiuto di esperti e di mons. Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace -, di dare “il proprio contributo responsabile nell’elaborazione di risposte pertinenti ai problemi sociali, sulla base del proprio patrimonio di fede e della propria esperienza sociale”. Riportiamo stralci del comunicato finale che è stato diffuso dal Ccee al termine dell’incontro. Realismo e fiducia. Sono le due “indicazioni” che i vescovi europei danno al mondo politico e finanziario per affrontare la crisi. “Nessun pessimismo antropologico, quindi anche in questo tempo di crisi – è l’invito dei vescovi europei -, ma un realismo della speranza ci deve guidare. Una speranza che può diventare un’occasione per riappropriarci responsabilmente della crescita. La crisi ci obbliga a pensare e a riprogettare, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi è occasione di discernimento e di nuova progettualità”. Si tratta quindi di mettere in campo un “un realismo che cerca di capire che cosa sia veramente successo” e “che cosa è possibile cambiare”. Un “realismo impegnato” che diventa “anche una forma di solidarietà con chi, in questo momento, sta male a causa di questa crisi”. Tre le piste di impegno individuate: “la necessità di scoprire di nuovo il significato del lavoro; la promozione della funzione sociale dell’impresa e la necessità di riproporre il principio di sussidiarietà”.Impegno a favore dello sviluppo. Nel comunicato, i vescovi chiedono ai governi di mantenere anche in tempo di crisi gli impegni presi a favore dei finanziamenti per lo sviluppo. Così scrivono: “In questo tempo favorevole per ripensare l’economia è necessario che si tenga conto delle esigenze dei poveri. La crisi rende concreto un pericolo: che cessino i finanziamenti allo sviluppo, che già erano precari. Molti Paesi non hanno ottemperato all’obbligo assunto di dedicare lo 0,7 del proprio PIL a questa finalità”. I vescovi europei ritengono che “mantenere gli impegni presi con onestà e intelligenza è iniettare nel motore dello sviluppo quella fiducia di cui i paesi più poveri, in maggioranza africani, hanno assolutamente bisogno”.Disoccupazione. Si è parlato anche della perdita di posti di lavoro all’incontro europeo di Zagabria. L’aumento della disoccupazione – si legge nel comunicato finale – “è una delle conseguenze più visibili e gravi della crisi”. I vescovi hanno infatti preso in esame temi specifici, legati all’attualità, come l’aumento della disoccupazione in Europa, le agitazioni sociali, la “crisi” dei sistemi pensionistici e quello delle migrazioni”. E a proposito della disoccupazione, affermano: “Si tratta di un problema, che in alcuni paesi, acquisisce sempre più toni drammatici, tocca un numero molto elevato di persone e necessita di una attenzione particolare della Chiesa a causa delle gravi conseguenze che ne derivano per gli individui, le famiglie e l’insieme delle società”. Per l’episcopato europeo, “la crisi attuale ha messo in evidenza la manifestazione della frattura antropologica che si produce quando il beneficio economico sposta l’uomo come riferimento fondamentale del lavoro e dell’impresa”. A Zagabria si è parlato anche della presenza nei paesi dell’Est dei bambini “socialmente abbandonati” a seguito dell’importante emigrazione dei genitori in altri paesi europei.Impegno comunitario. Nel comunicato i vescovi incoraggiano un’opera di “approfondimento intellettuale della dottrina sociale della Chiesa” chiamando in causa anche le università cattoliche ed i centri di ricerca perché mettano a disposizione le loro conoscenze e competenze, “con una maggiore disponibilità”. Sottolineano però anche la necessità di far crescere “la consapevolezza dell’impegno comunitario. Si registra infatti – scrivono i vescovi – una certa ignoranza tra gli stessi fedeli della dottrina sociale della Chiesa. Essa viene spessa percepita come qualcosa di separato dall’azione concreta ed immediata del gesto caritativo. L’attività sociale della Chiesa non si limita all’attività caritativa. L’attività sociale è quella di collocare il vangelo nella fisiologia della vita sociale. È necessario pertanto trovare momenti e metodi che permettano ai fedeli cattolici di riappropriarsi del patrimonio della dottrina sociale della Chiesa”.