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Il futuro ci attende

Europa: il contributo di cristiani ed ebrei nelle parole del card. Danneels

Domenica 14 giugno la comunità ebraica di Bruxelles ha reso omaggio al cardinale arcivescovo Godfried Danneels, con una cerimonia nella Grande sinagoga della capitale belga cui hanno preso parte cattolici, protestanti, musulmani, esponenti del pensiero laico e rappresentanti della società civile. Il presidente della comunità israelitica di Bruxelles, Philippe Markiewicz, ha ringraziato l’arcivescovo Danneels per il suo costante contributo alle relazioni tra ebrei e cristiani. Presentiamo un ampio stralcio della riflessione del cardinale, che prendendo lo spunto dall’Olocausto sottolinea il contributo e la missione comuni di ebrei e cristiani in Europa.Se l’uomo ha potuto provare un così grande disprezzo per l’uomo in questo periodo nero della nostra storia europea, non è anche perché egli era arrivato al punto di disprezzare Dio? Solo un’ideologia senza Dio poteva programmare e condurre a termine lo sterminio di un intero popolo. Allora, insieme ebrei e cristiani, salviamo l’immagine del vero Dio in mezzo a tutti gli idoli che spesso occupano la scena della nostra epoca. Manteniamo, ben al di là della mischia, la purezza dell’immagine del vero Dio. Forse il popolo ebraico non ha ricevuto dall’Altissimo la missione e la vocazione di essere questo popolo della memoria? Ecco allora perché ogni forma di negazionismo ferisce doppiamente il popolo ebraico: da un canto perché nega la sofferenza di milioni di vittime innocenti e dall’altro perché nega la memoria. Che cosa diventerebbe il nostro mondo, che va sempre più veloce, se perdesse la memoria? Ringrazio il popolo ebraico, nostri fratelli maggiori e anche nostri padri, per mantenere illuminata di secolo in secolo la lampada della memoria nel cuore di questo mondo.Ma soprattutto oggi mi rallegro perché noi tutti – ebrei e cristiani – possiamo vantare un immenso patrimonio spirituale comune grazie ad una lunga storia di relazione tra Dio e l’uomo che dura ormai da secoli. Il nostro pensare e il nostro agire comune, la nostra dottrina, la nostra esperienza spirituale e la nostra esperienza umana consolidatesi nei secoli ci domandano di combattere il male con il bene. Per citare le parole di Papa Benedetto XVI pronunciate durante la sua ultima visita in Terra Santa: “Ebrei e cristiani sono ugualmente interessati a garantire il rispetto della sacralità di ogni vita umana, la centralità della famiglia, l’educazione delle generazioni più giovani, la libertà di religione e di coscienza all’interno di una società sana” .Ci attende perciò un compito immenso al servizio dei valori e della scala delle norme della società europea. Non solo siamo stati chiamati a salvaguardare e a conservare la purezza del pensiero di Dio ma ci è stato anche domandato di avere cura della vera immagine dell’uomo. È nostro dovere – insieme a tutti gli uomini di buona volontà – essere al servizio dell’uomo e agire per la sua salvezza.L’anima europea – “die europäische Gesinnung” come l’ha giustamente chiamata Romano Guardini – è consapevole del patrimonio di pensiero e di azione, comune ad ebrei e cristiani. Questo è un fatto storico che avrebbe potuto essere menzionato nel preambolo della Costituzione europea.Noi siamo certamente una delle principali radici della civiltà europea e non siamo certo quelle che contano meno ma lungi da noi un qualsiasi intento di rivendicazione per una qualunque forma di supremazia e dominio. Questa eredità ci chiama ad assumerci le nostre responsabilità sul futuro dell’Europa e ad intensificare gli sforzi. Tutti noi ebrei e cristiani abbiamo alle spalle un grande passato di cui essere fieri ma davanti a noi c’è ancora un’infinità di cose da realizzare. Quello che abbiamo costruito fino ad oggi non è poco ma quello che ci spetta di fare in futuro è di portata ancora maggiore.Il nostro passato è importante, ma il futuro che ci attende, in Europa e nel mondo, è ancora più importante e urgente. Occorre comprenderlo e prenderne coscienza.