La religione e i mediaLe Commissioni episcopali per le comunicazioni del Portogallo e della Spagna si sono incontrate, nei giorni scorsi, a Braga, per riflettere sul tema “La comunicazione sociale tra la laicità ed il laicismo: possibilità ed ostacoli”. Durante l’incontro è stato analizzato il trattamento della religione cattolica da parte dei mezzi di comunicazione di entrambi i paesi. Al termine della riunione, i vescovi portoghesi e spagnoli hanno reso noto un comunicato nel quale chiedono un maggiore spazio per Dio nei mass media e che siano rispettati i sentimenti dei cattolici nei media stessi. “I media – si legge nel comunicato – sono un dono che Dio concede alla persona umana affinché possa sviluppare le sue capacità di comunicazione e costruire una società libera, pacifica e democratica”. I presuli, “consapevoli del valore che hanno nella società attuale le nuove tecnologie della comunicazione, affermano la necessità di un loro servizio alla missione della Chiesa”. Ovviamente, “è imprescindibile dare priorità all’educazione di un uso critico, maturo e responsabile dei mezzi di comunicazione sociale, specialmente tra i più giovani, poiché contribuiscono in maniera decisiva, insieme alla famiglia e alla scuola, alla formazione della persona umana e della vita sociale e politica”. Di fronte alla secolarizzazione della società e all’intenzione di molti di relegare la dimensione religiosa all’ambito privato, i vescovi “reclamano il diritto dei cattolici a mostrare la loro visione cristiana della vita”. Non solo: “affermano il diritto e il dovere della Chiesa di mostrare, attraverso i mezzi propri o attraverso la presenza di cattolici nei media pubblici e privati, le risposte che il cristianesimo offre agli interrogativi degli uomini e donne di oggi”. Allo stesso tempo, in ossequio al diritto di libertà religiosa e di espressione di una sana laicità, “reclamano il rispetto dei sentimenti dei cattolici nei mezzi di comunicazione sociale ed il dovere di esigerlo legittimamente”.Un consuntivo delle attività della Chiesa nel 2007La Conferenza episcopale spagnola ha presentato, nei giorni scorsi, la “Memoria giustificativa di attività” corrispondente all’esercizio del 2007. La Vicesegreteria per gli affari economici della Conferenza episcopale spagnola ha ordinato uno studio sul lavoro della Chiesa cattolica in Spagna nel quale si riflette l’ingente attività di questa istituzione nel Paese. Tra i dati emersi nello studio, risaltano gli oltre 46 milioni di ore dedicate da sacerdoti e da operatori pastorali nelle parrocchie spagnole all’attività pastorale e liturgica. Un’attività che comporta, ad esempio, la celebrazione di più di 5 milioni di eucaristie all’anno o la formazione di circa un milione di bambini e giovani nelle parrocchie. Notevole l’attività caritatevole e assistenziale. I 4.459 centri assistenziali della Chiesa hanno assistito nel 2007 2.955.132 persone. In campo educativo, 1.277.256 alunni stanno studiando presso centri cattolici. I centri cattolici parificati, oltre a trasmettere ai giovani valori di umanità e convivenza che derivano dal Vangelo, hanno fatto risparmiare – secondo i dati riportati nella Memoria – 3.372 milioni di euro nel 2007 alle amministrazioni pubbliche. Tale risparmio deriva dalla differenza tra il costo di un posto in un centro pubblico e l’importo assegnato per un posto in un centro parificato in base all’accordo tra lo Stato e la Chiesa. In ambito culturale, la Memoria ricorda il grande apporto che la Chiesa realizza nel mantenimento del 30% dei monumenti esistenti nel Paese.A favore della vitaPiù di quaranta enti civili hanno organizzato una grande manifestazione a favore del diritto a vivere, della donna incinta e contro l’iniziativa del Governo di una legge di aborto libero. I manifestanti si riverseranno per le strade di Madrid il prossimo 17 ottobre. Presentando l’evento alla stampa nei giorni scorsi, la portavoce di “Diritto a vivere” (Dav), Gádor Joya, ha annunciato che Dav s’impegnerà affinché “il Governo desista dal progetto abortista più violento e radicale dell’Europa”. “I nostri quasi 100.000 volontari – ha proseguito – faranno di tutto affinché la manifestazione di ottobre sia un altro successo della società indipendente e libera di fronte all’imposizione e l’abuso dei governanti”. Dal canto suo, Ignacio Arsuaga, presidente di HazteOir.org, altra piattaforma impegnata nella difesa della vita, ha assicurato l’apporto della sua organizzazione che consisterà “fondamentalmente nel mobilitare la nostra rete di cittadini attivi, attraverso il web 2.0, per lavorare d’ora in poi fino al prossimo mese di ottobre con l’obiettivo di ottenere la maggiore mobilitazione civica mai vista nel nostro Paese”. Tra gli enti coinvolti, l’Associazione per la difesa dell’obiezione di coscienza (Andoc); la Confederazione spagnola di centri di insegnamento (Cece); Centro di studi giuridici Tommaso Moro; la Confederazione di genitori di alunni (Cofapa); Confederazione cattolica nazionale di genitori di famiglia e genitori di alunni (Concapa); Diritto a vivere (Da); E-Cristians; Federazione spagnola di associazioni pro-vita (Feapv); Federazione spagnola di famiglie numerose (Fefn); Forum spagnolo della famiglia; Fondazione RedMadre; Fondazione Vita; HaztOír.org, Uniti per la vita. Questa sarà la seconda grande mobilitazione contro l’aborto, dopo la Marcia per la vita del 29 marzo scorso.